In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».
Nel vangelo di Giovanni risulta centrale il rapporto fra Padre e Figlio e Spirito Santo.
La centralità del rapporto per il Figlio con il Padre traspare in ogni momento. Gesù è colui che non viene da sé, non rende testimonianza a se stesso, dice quello che ha sentito dal Padre, testimonia quanto il Padre gli ha comunicato, compie la volontà del Padre, riceve testimonianza dal Padre, non dice nulla da se stesso, ha il Padre.
Questa relazione privilegiata con il Padre dà la misura del senso delle cose e delle relazioni di Gesù con la vita e con i discepoli. Al di là di tutto quello che succede e che può succedere la sua relazione con il Padre rimane un punto fermo che le grandi acque non possono travolgere. L’amore fra lui e il Padre è il centro della sua vita.
Nel brano di oggi i discepoli affermano che ora hanno capito, per questo credono. A loro, come a Pietro, Gesù invia un messaggio di sfiducia e di fiducia allo stesso tempo. Un messaggio di fiducia e di sfiducia che scaturisce proprio dalla sua relazione incrollabile col Padre: mi lascerete solo, ma io non sono solo perché il Padre è in me.
È un messaggio di sfiducia che richiama ai discepoli il fatto che loro fuggiranno, che lo lasceranno solo, che avranno paura, che lo abbandoneranno. È messaggio di fiducia, parla loro con verità, li spinge a non spaventarsi di questo loro fuggire: mi lascerete solo, ma abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia, io ho vinto il mondo!
Gesù sa che sarà tradito, sa che rimarrà solo e che i suoi discepoli lo abbandoneranno, ma la sua relazione intima e profonda con il Padre lo rende incrollabile anche in una situazione come questa. L’oggetto di questo suo dire è proprio lui e la relazione di fuga dei suoi discepoli nei suoi confronti. Gesù in questo frangente richiama alla memoria dei suoi discepoli in modo consolatorio, di avere comunque pace in lui, di avere fiducia in lui perché lui ha vinto il mondo. I discepoli, come Gesù, riceveranno tribolazione nell’essere nel mondo e fuggiranno. Gesù li invita a tornare e a rimanere nella pace; quella pace che lui, da risorto, ritornerà a donare ai suoi discepoli.
La testimonianza del Signore diventa grazie allo Spirito memoria per ognuno di noi. Una memoria che porta in sé la capacità del dono e del perdersi per la causa del regno. Se noi siamo smemorati nei confronti della relazione Trinitaria nella quale siamo chiamati ad entrare, noi diverremo sempre più deboli e fuggiremo. Se noi abbiamo memoria di questa relazione Trinitaria, noi diventeremo capaci di perdere la nostra vita per i fratelli. La perderemo nella pace, non sentendoci soli anche se abbandonati e traditi da quelli che pensavamo essere i più vicini: gli amici, i coniugi, i figli, i parenti.
Quante volte una donna si sente tradita dal suo uomo nelle sue aspirazioni più profonde che spesso sono quelle di avere un rapporto privilegiato e profondo con lui che invece vede perdersi dietro a tante cose non mettendo lei al primo posto? Quante volte un uomo si sente tradito dalla sua donna perché vede che non riesce ad apprezzare tutto quello che lui fa per lei e la famiglia e che lei invece vorrebbe altro che lui o non riesce o non vuole donarle? Quante volte i genitori si sentono traditi dai figli che desidererebbero un amore privilegiato, del tempo per loro anziché cose.
Ognuno di noi si può sentire tradito in alcuni ambiti della vita: tradito perché vorrebbe comprensione dall’amico e invece non ne riceve. Diventiamo pretenziosi, cattivi, arrabbiati con la vita, scontrosi, musoni e continuiamo a ripetere dentro e fuori di noi che noi abbiamo ragione e che gli altri hanno torto!
Gesù ci invita ad instaurare un rapporto di vera amicizia con lui e col Padre grazie allo Spirito, perché questo rapporto privilegiato è l’unico che ci può aiutare a continuare a combattere, a mantenere fede ai nostri impegni, a non mollare nel mezzo della battaglia, a non farci travolgere dalle delusioni e dai tradimenti: a continuare ad avere pace in Lui, non mancando mai di fiducia e di speranza. Allora diventeremo gente del conforto e della consolazione, gente che fa memoria continuamente dell’amore di Dio per noi e facendo memoria di questo non si spaventerà dei tradimenti e degli allontanamenti, non si sentirà mai sola ed abbandonata, ma la pace del risorto in lei campeggerà dall’alto e la renderà persona di pace che ha fiducia nel Cristo. Questa memoria renderà capaci di donare la vita per il bene in sé anziché aggrapparsi a quelle false sicurezze, che sono le nostre convinzioni e i nostri pregiudizi, a cui noi spesso immoliamo tutto quello che ci viene sotto mano: amore, valori, Cristo, rapporti, relazioni, impegni, realizzazioni, comunità e famiglia. Tutto immolato al dio della nostra rabbia e della nostra ragione.
Con il suo sacrificio per amore, Gesù vince il mondo e Satana. I suoi discepoli sono chiamati a partecipare alla lotta e alla vittoria.
Sentire il coraggio che infonde, è già vincere una battaglia.
L.A.Schokel
Bisogna sempre preoccuparsi quando si ha la sensazione di aver capito tutto.
Solitamente è quello il momento in cui siamo nella più grande confusione ma ancora non ce ne siamo accorti.
L.M. Epicoco
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