Giovanni 16, 5-11

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

Nel nostro cuore sorge spontaneamente un pensiero e un sentimento: Cristo è stato sconfitto. Il mondo ha giudicato Cristo e l’ha sconfitto rendendo vana la sua incarnazione. E noi siamo degli sconfitti degli sconfitti con Lui. Se vogliamo vivere dobbiamo diventare scaltri, negando anche la nostra fede negando anche il nostro amore.

Mi vengono in mente i tanti scaltri che per risvolti economici hanno deciso di divorziare pur rimanendo insieme. Dicendosi che non è cambiato nulla. Sembrano i tanti che in Germania negavano di essere cattolici per non pagare le tasse e che, per ignoranza, diventavano poi eretici. Sono situazione della vita a cui noi applichiamo il nostro buon senso per uscirne vincitori, per essere dalla parte dei forti, per essere dalla parte dei giudici. Quei giudici che hanno giudicato Gesù e l’hanno condannato pensando di rendere gloria a Dio.

Mi viene da dire: povera gente. Povera gente siamo noi che ci facciamo attanagliare dall’incertezza e dalla paura. Povera gente siamo noi che non riusciamo a comprendere la necessità che il Signore partisse. Povera gente siamo noi che per non essere accusati diveniamo accusatori.

Noi che sembriamo i perdenti, se seguiamo Cristo, siamo messi alla prova di fronte alla logica sociale di ogni giorno. Non si può fare i cristiani in questa società. Infatti: bisogna semplicemente esserlo. Essere gente del dono significa fare la figura dei minchioni ed essere dalla parte dei perdenti. Proprio come Gesù.

Gesù se ne va, come è giusto che sia. Ma ci manda lo Spirito, lo Spirito che unico ci può fare comprendere come stanno veramente le cose secondo Dio. E ci fa comprendere che non credere in Gesù non è secondo la volontà di Dio, ma è la vera espressione di peccato. E ci fa comprendere che la giustizia degli uomini che hanno giudicato Gesù è giudicata dall’accoglienza del Padre del Figlio che ritorna a Lui. E ci fa comprendere che colui che giudica nel mondo, colui che ritiene di essere il principe di questo mondo, il grande tentatore, il satana, ha ricevuto la sua condanna. Gesù condannato e ucciso ha sconfitto la morte perché si è donato Lui alla morte per noi. Ha sconfitto la morte perché, anziché ingaggiare una battaglia secondo le logiche del mondo, ha vissuto la logica di Dio, la logica del mondo. E su questa logica la morte non riesce a mettere le sue sgrinfie, per quanto si dia da fare.

Siamo tristi, o Signore, perché non comprendiamo il senso del tuo andare al Padre. Siamo tristi perché vediamo solo che tu ci abbandoni, il Padre non lo intravvediamo nemmeno. Siamo tristi, o Signore, e la paura pervade il nostro cuore, pieni come siamo di incertezze e di mancanza di fiducia nel Paraclito che tu ci doni ogni giorno. Abbiamo bisogno dello Spirito, perché Lui ci confermi nel nostro cammino. Il processo a Gesù si è concluso come sappiamo: da perdente secondo il mondo. Noi non siamo molto disponibili a passare attraverso questa via: sarà meglio che il tuo Spirito venga in noi e ci convinca riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. E così rinnovati nella nostra convinzione di te, possiamo anche oggi riprendere il cammino dietro a Te, riconosciuto di nuovo come via vera di vita.

Tutti siamo spaventati dal vuoto, e ne siamo così tanto condizionati che molto spesso passiamo la nostra vita tentando di colmarlo con qualunque cosa.

M. Epicoco

Il soffio del Signore che chiede ai nostri cuori di divenire cuori di carne, vuole dilatare la nostra compassione a tutte le creature, anche agli animali, agli alberi, ai fiori e all’erba, alla creazione tutta segnata da caducità e sofferenza. La venuta dello Spirito diviene cammino dell’uomo e tale cammino è segnato da una compassione senza confini.

Manicardi

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23 Dicembre 2025 Luca 1, 57-66

ra Zaccaria e Elisabetta vi è un’intesa da far nascere, da ripartorire.Dio non vuole essere replicato, Dio non è passato da ricordare,Dio è Memoria del Presente. Zaccaria inglobando il volere di Elisabetta, inceppa il correre della religione. Occorre scendere dai binari, uscire dai cammini mentali e ideologici. Occorre sperimentare Grazia. 

E. Avveduto

Ogni volta che si apre uno spiraglio nel muro delle certezze granitiche edificato sulla Legge, lo Spirito ci si infila e crea uomini nuovi. Ogni volta che ci si apre al dono della misericordia siamo resi capaci di parlare in maniera nuova, non più preoccupati di salvaguardare a tutti i costi i modelli di una tradizione ormai incapace di aprirsi alla novità di Colui che viene.
L. Locatelli

22 Dicembre 2025 Luca 1, 46-55

La fede, come risposta alla parola di Dio, richiede l’ascolto, e come risposta allo sguardo di Dio, domanda l’ascesi del vedersi e accogliersi nella propria piccolezza, del sopportare e amare la propria nudità, la propria fragilità.

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Il Magnificat ci domanda se noi sappiamo rileggere la nostra storia così come fa Maria, rendendoci conto che Dio centra sempre anche quando sembra non esserci. Solo questa consapevolezza può fondare una gioia nuova, perché se Lui c’è sempre allora possiamo vivere tutto, anche ciò che è difforme, strano, difficile, oscuro, e provare così una inaspettata gratitudine.

L. M. Epicoco

21 Dicembre 2025 Matteo 1, 18-24

Esiste in ogni cuore umano
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Emily Dickinson

“Giuseppe, uomo della notte, del silenzio e dei sogni, è maestro della vita interiore. Come lui bisogna conquistare spazi di silenzio per conoscere quello che Dio vuole da noi. Ciò che conta è vivere in comunione con il Signore così da offrirgli ogni giorno la propria vita per vedersela ridonata da lui”.

L. Pozzoli

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