Giovanni 6, 35-40
In quel tempo, disse Gesù alla folla:
«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.
Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
Quante volte abbiamo sentito parlare della volontà di Dio. Quante volte abbiamo parlato della volontà di Dio. Quando ho sentito parlare della volontà di Dio, normalmente, ne ho sentito parlare per giustificare un dolore e una malattia, una ingiustizia a cui non si voleva mettere mano.
A noi non interessa nulla la volontà di Dio! E ancor meno interessano coloro che si sentono detentori della volontà di Dio. A noi interessa la volontà del Padre che ci è comunicata da Colui che lo conosce veramente bene, perché è talmente intimo al Padre che quasi si confonde in Lui. A noi interessa la volontà del Padre che si è incarnata nel Figlio suo Gesù Cristo. Interessa quello che il Cristo ci comunica riguardo alla volontà del Padre: “che io non perda nulla di quanto mi hai dato e che io lo risusciti nell’ultimo giorno”. Tutto il resto o viene illuminato dalla luce di questa Parola, oppure è falsità, vale a dire: non è la volontà del Padre, al massimo di qualche Dio che faccio fatica a scrivere maiuscolo, ma che non ha nulla a che vedere col Misericordioso.
Non è volontà del Padre che dei fanatici uccidano i fratelli di fede, perché tali siamo coi mussulmani, per fanatismo. Non è volontà del Padre che noi continuiamo a tollerare che in Nord Africa la gente soffra e sia trattata come schiava, carne da macello da mandare sui barconi. Non è volontà del Padre il male nel mondo est europeo o medio oriente, come non è volontà del Padre che Lui permetta il male.
Il male è cosa naturale che fa parte della dinamica della libertà, dinamica nella quale è volontà del Padre che noi scegliamo il bene e lo facciamo. Volontà del Padre per il Figlio, e dunque per noi, è che nulla, nessuno si perda di quanti il Padre ha dato al Figlio. Questo perché Gesù “lo risusciti nell’ultimo giorno”, cioè oggi!
Volontà del Padre è che il Figlio si prenda cura dell’uomo. Una cura talmente attenta e umana da non volere che nessuno si perda. Nessuno deve essere lasciato al suo destino. Atteggiamento del prendersi cura è uno degli atteggiamenti profondamente umani, e dunque cristiani, cioè del Cristo, che siamo invitati a mettere in campo.
Riscoprire la bellezza del prendersi cura e la bontà del prendersi cura. Cura dell’ambiente disprezzato semplicemente perché non crea reddito. Vedere la bellezza del prendersi cura dell’ambiente non solo perché così il turismo si può sviluppare, ma semplicemente perché è bello potersi svegliare al mattino e godersi la bellezza della natura. Fa bello il cuore, fa bella la mente, fa bello il nostro sentimento.
Così la bellezza del prendersi cura di qualcuno rispettando la sua vita. Prendersi cura significa cogliere ciò che è bene per lui e trovare il passo che lui può fare. Non ha niente a che vedere con sdolcinature e lacrimucce. Ha a che fare con lacrime amare donate per amore, per amore di colui che amiamo e del quale vogliamo prenderci cura. Prenderci cura significa non scandalizzarci ma arrabbiarci forte col male che c’è in noi e che c’è attorno a noi.
Il Padre si prende cura di ogni figlio volendo comunicare loro la sua vita: questa è la sua volontà. Tutto Lui ama, perché quando ha creato tutto, tutto vide che era cosa buona. E di questo tutto nulla vuole che vada perduto. Volontà del Padre, dunque, è amore. Amore non solo come passione, ma anche e soprattutto come capacità di azione: vista, capita, riconosciuta e operata.
La volontà del Padre è che noi vediamo nel Cristo donato per noi, il suo amore per noi. Vederlo in modo chiaro lasciandoci convincere dal dono ad accoglierlo. Non può essere un dovere accogliere l’amore: sarebbe la morte dell’amore stesso.
Accogliere l’amore del Padre è avere già da ora la vita eterna, vale a dire la vita piena, quella di Dio. La vita eterna è essere amati da Dio e amare i fratelli e Dio stesso. E questo non può che essere vero oggi, per essere vero domani. Non è qualcosa che si gioca nei tempi ultimi. Nei temi ultimi si giocherà semplicemente il compimento, non l’inizio. L’inizio di questa risurrezione nella volontà del Padre che vuole che tutti siano salvi, oggi e non domani, è appunto oggi e non domani. E il prendersi cura di questo mondo, del mio vicino, è la rivoluzione della volontà del Padre che il Figlio è venuto a portarci, a vivere, a testimoniare perché oggi possiamo giocarci nella risurrezione.
La vera presenza è il Signore. Se non viviamo la sua Presenza reale siamo come dei morti, degli alienati, al di fuori di noi stessi, e nessuno ci conosce e ci riceve. Non viviamo in nessun luogo, perché l’unico luogo che veramente ci accoglie è il Corpo di Cristo. Questo Corpo è il mondo nuovo che tutti ci accoglie. L’uomo non può essere veramente presente che in Lui.
Divo Barsotti
Il mondo dovrebbe essere così: chi ha bisogno va aiutato.
Gino Strada
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9 Marzo 2026 Luca 4, 24-30
Le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essere i più vicini, cioè quelli che pensano di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. A una persona che è convinta non si riesce nemmeno a parlarle fino in fondo perché il suo ascolto è occluso dalla sua convinzione.
M. Epicoco
Il ritenere tutto come ovvio finisce per non far riconoscere ciò che di diverso pure sta già germogliando, la familiarità finisce per dare tutto per scontato, l’abitudine finisce per leggere ogni cosa solo come stanca ripetizione di un passato senza sbocchi.
A. Savone
8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42
Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto
7 Marzo 2026 Luca 15, 1-3.11-32
L’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo. Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla. Conta sui tempi lunghi.
Dietrich Bonhoeffer
La paura di non essere amati ci spinge a non lasciare al padre il potere di farci sentire così e preferiamo non farci trovare più, lasciare il posto in cui ci si aspetta che restiamo. E, con il gesto più libero che abbia mai fatto, il fratello maggiore, che non ha mai chiesto nulla, confessa il suo bisogno di essere amato allo stesso modo, e si arrende alla ricchezza umana del suo limite, come se stesse dicendo al padre “vienimi a cercare, anch’io voglio essere trovato”. E Lui viene a cercarci e ci chiama figli, ci invita a rallegrarci e a ringraziare con Lui.
C. Bruno
Giovanni Nicoli | 22 Aprile 2026