Luca 10, 21-24

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Cosa è più importante, nella nostra vita moderna: fare un’ora in più di lavoro, perché dobbiamo o vogliamo finire un impegno avviato, o andare a casa mezz’ora prima per stare con i propri figli? È più importante correre a messa o passare una volta di più dalla madre o dal padre anziani per salutarli? Mi ha stupito, in un paese dove sono stato per ministero, notare come tante persone, per lo più donne, rinunciassero al lavoro per potere accudire i propri anziani. Mi ha stupito e stupito positivamente. Che cosa è più importante: intavolare una bella discussione sui massimi sistemi oppure passare del tempo a bersi un the con una persona sola?

Non si può arrivare dappertutto, ma si può scegliere dove vogliamo arrivare. La nostra sapienza stolta ci porta ad occupare, fino a scoppiare, il nostro tempo. Non abbiamo tempo per nulla di umano ma solo tempo per correre in ogni dove. La paura di stare con noi stessi e col prossimo, l’insicurezza di incontrare l’altro, la chiusura nei confronti della vita, ci porta a compiere delle pazzie che facciamo passare come cose importanti.

Il nostro modo di impostare la vita, che ha le sue necessità, non sempre si manifesti come modalità saggia. Pensiamo che evidenziare le criticità del nostro vivere sia cosa saggia, mentre invece, il più delle volte, diventa solo un modo per creare divisioni e per non affrontare e risolvere i problemi.

Ai piccoli il Padre ha manifestato la sua sapienza. La sapienza di Dio che diventa fonte di pace. Noi riusciamo molto bene, con le nostre sapienze e le nostre conoscenze più o meno scientifiche, anche in fatto di religione, a creare distinzioni che diventano fonti di divisioni.

I piccoli, no! I piccoli si mettono in ascolto del dono di Dio e della sua sapienza e scorgono la bellezza del dono della pace.

La pace è frutto del dono di Dio, la pace è frutto dell’accoglienza del dono di Dio. Se noi non diciamo, magari travolgendo il prossimo, quello che ci sta sullo stomaco non siamo contenti. Naturalmente questo dato per noi è comunicazione. Se abbiamo il coraggio di ben guardare questo modo di agire più che comunicazione è un vomitare sul prossimo il proprio malessere e la propria rabbia. Chiamiamo ricerca di verità quella che, in realtà, è solo un modo per sfogare le nostre frustrazioni e i nostri disagi.

Sono sempre più convinto che la pace è un dono di Dio fatto ai piccoli che accolgono e vivono la sapienza di Dio che è invito a vivere come agnelli e non come lupi.

La sapienza di Dio che si manifesta a noi in situazioni anche drammatiche, come quelle descritte dal profeta Isaia. Eppure in quelle situazioni drammatiche un virgulto germoglierà, un virgulto che sarà sapienza di Dio, intelligenza di comprensione, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Quella sapienza che non si accontenta delle apparenze e del sentito dire, delle chiacchiere e delle maldicenze. Quella sapienza che è giustizia che sempre difende i miseri e i poveri.

Quella giustizia che è dono della sapienza di Dio che porta con sé il dono della pace del cuore. È in questo dono che ci incontriamo con il fatto che “il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso” (Is 11, 6-8).

Liberi dalle nostre ipocrite capacità di risolvere i problemi, complicandoli sempre più, accoglieremo il dono della sapienza divina e, di conseguenza, “non agiremo più iniquamente né saccheggeremo in tutto il mio santo monte – dice il Signore -, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare”.

Così, semplicemente riceventi il dono di Dio, con Gesù esulteremo di gioia nello Spirito Santo rendendo lode al Padre perché ha nascosto queste grandi e umane cose ai sapienti e ai dotti e le ha rivelate ai piccoli. Così, semplicemente, non faremo altro che essere partecipi della vita Trinitaria che è gioia umile e vita semplice, vita semplicemente umana.

“Gli adulti non capiscono mai niente da soli ed è una noia che i bambini siano sempre eternamente costretti a spiegar loro le cose”.

Antoine De Saint Exupery

 

Il tempo di Avvento sia occasione per ricordare le “mirabilia Dei” che i nostri occhi hanno visto e le nostre orecchie hanno udito, ma che, forse, non sorprendono più neanche noi.

Dehoniani

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

17 Aprile 2026 Giovanni 6, 1-15

Il pane non è solo pane.

Esso è anche il testimone visibile dell’arte della fraternità.

J. Tolentino Mendonça

L’uomo può solo ricevere, la vita, il creato, le persone che sono il suo pane.

Può solo ringraziare, benedire, donare. E basteranno le briciole a riempire

dodici ceste. Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato alla fame d’altri.

Ermes Ronchi

16 Aprile 2026 Giovanni 3, 31-36

L’amore del Padre scorre come un fiume verso di noi.

Basta solo trovare il coraggio di immergervisi e rinascere come persone nuove.

Nuove perché continuamente rinnovate dal suo amore

e dal suo perdono capace di renderci portatori della quotidiana novità del Regno.

Luciano Locatelli

15 Aprile 2026 Giovanni 3, 16-21

Come facciamo a restare in piedi mentre tutto crolla? Mediante la misericordia, l’esperienza di essere amati e custoditi anche nella distruzione, anche mentre tutto crolla: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in Lui non vada perduto”. Ecco: può crollare tutto, ma noi non andremo perduti, noi “resteremo in piedi e staremo saldi”.

Luca Vitali

Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio.

Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama.

Antonio Savone

Share This