fbpx

29 luglio 2020 Luca 10, 38-42

Giovanni Nicoli | 29 Luglio 2020

Luca 10, 38-42

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma il Signore le rispose: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”.

Non mi convince leggere questo brano del vangelo evidenziando il contrasto tra Marta e Maria. Soprattutto non mi convince leggerlo come qualcosa di esterno a noi, come se in noi non vi fosse lo spirito di Marta e di Maria che non si integrano, che vanno in contrasto.

Forse questo brano ci parla innanzitutto dell’invidia e della gelosia, più che della capacità di lavoro e di ascolto. Quante situazioni nelle nostre parrocchie ci parlano di questo? Se due signore si dicono disponibili per gestire i fiori della chiesa, presto o tardi entreranno in conflitto pensando che una sia più brava dell’altra e che il parroco preferisca l’una all’altra. Oppure un organista o un direttore di coro: di fronte alla prima richiesta del parroco o chi per lui, manifesta tutta la sua possessività nei confronti del coro che a quel punto non è più un servizio alla comunità che canta durante le assemblee, ma è un semplice talismano, magari bello ed erudito, magari che disprezza chi canta con la chitarra o canti troppo moderni o troppo antichi, per farsi bello di fronte agli ignoranti e per fare esibizione di sé di fronte al popolo bue.

Forse il problema non è il lavoro o l’ascolto ma la coscienza di un servizio a cui tutti siamo chiamati. A volte ascoltiamo di più e a volte ci diamo da fare di più. A volte io lavoro di più e tu ascolti di più e viceversa. Ciò che importa è che riusciamo a vivere quanto ha vissuto Gesù che da ricco che era si è fatto povero, si è fatto servo. Parole brutte per l’uomo moderno, ma parole vere.

Gesù sta camminando dalla Samaria a Gerusalemme dove va a portare a compimento il suo servizio morendo in croce. Va a Gerusalemme e, come Buon Samaritano, incontra l’uomo lasciato mezzo morto sul ciglio della strada dai briganti. Impolverato e stanco per il cammino incontra Marta, Buona Samaritana, che si accorge del suo stato di cose e lo ospita in casa. Incontra anche Maria, la Buona Samaritana, che lo vede affaticato e con volto triste: intuisce, con intuito tutto femminile, che qualcosa lo fa soffrire e si mette ad ascoltarlo. Mi piace vedere Gesù che si confida con Maria e cogliere in questo confidarsi tutta una forza di Parola di Dio, anche se non sarà mai scritta né letta in alcuna liturgia domenicale.

Ma facciamo un passo indietro: più che dell’aiuto di Maria, Marta è invidiosa dell’approvazione che il Signore dà alla sorella e del fatto che ha visto l’esteriorità di Gesù e non la sua interiorità. Per questo desidera che Gesù rimproveri la sorella approvando lei che sa cosa fare e fa ciò che sa. Il riconoscimento della sua bravura sarebbe sufficiente per lei per continuare a servire.  È il rimprovero dei legisti che si lamentano di coloro che gioiscono sotto il gioco leggero dell’amore del Signore Gesù. È il rimprovero del figlio maggiore al figlio minore e al Padre stesso.

Cogliamo la tensione che ci può essere in comunità tra chi fa e chi prega, dimentichi che nell’una troviamo il principio e il fine dell’altra. Diversamente ci sentiremo sempre beffati, come Marta, perché oltre che affaticati ci sentiremo disapprovati. Non giova fare tanti servizi per Lui, magari con l’intento nascosto di ottenere gratifica. Giova molto di più farsi lavare i piedi che sforzarsi di essere lindi.

In fondo siamo chiamati ad ascoltare sia i bisogni del cuore come quelli del fisico, ma soprattutto siamo chiamati a vivere sia l’ascolto che la carità nella libertà e nella gratuità, cosa questa che nessuno ci può dare ma che possiamo solo ricevere e far crescere in noi. Diversamente l’approvazione o la sua mancanza la faranno da padrona sulla nostra esistenza.

Siamo in fondo chiamati a riconoscere nel Samaritano Buono il compimento di ciò che è scritto nella Legge. Il Samaritano vede, ascolta, agisce senza che alcuno lo veda, per questo si prende cura e si prende a cuore con libertà e gratuità.

Forse Gesù non rimprovera Marta, ma la esorta a diventare anche come Maria. In Lei chiama l’uomo di Legge ad ascoltare la voce dello Sposo. Nel suo cammino si è fatto vicino e fratello per potere essere baciato e accolto in casa. Lì insegna ciò che nessuno ha mai udito: l’arte dell’amore che solo Dio, in Gesù Buon Samaritano, conosce.

Ascoltando questo cuore che vibra di amore in una voce che è voce di vita, puoi cogliere un amore che supera ogni barriera di riconoscimento, perché l’amore vive di per sé, non di riconoscenza.

Marta, Marta! È la sua chiamata, chiamata nella quale possiamo sentire la nostra.

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

1 ottobre 2020 Luca 10, 1-12

da Giovanni Nicoli


Fu un unico Dio a creare il lupo e l'agnello e poi a sorridere "vedendo che ciò era buono". André Gide

30 settembre 2020 Luca 9, 57-62

da Giovanni Nicoli


Quando bisogna fare una scelta, rimandarla anche con valide scuse è solo un modo per rimandare la vita stessa. Luigi Maria Epicoco

29 settembre 2020 Giovanni 1, 47-51

da Giovanni Nicoli


C'è un sole che non vedi, lui ti parla e tu gli credi. È questa la fede. Darsi completamente ti avvicinerà alla gente, è questo il...
Share This