In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».
E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Il regno di Dio è già in mezzo a noi, non siamo noi che dobbiamo fondarlo, non siamo noi che dobbiamo portarlo.
Il regno di Dio è un granellino di senape, Gesù Cristo, che è stato gettato, rifiutato, nell’orto, nel giardino degli ulivi; e che poi è cresciuto ed è diventato un arbusto, il regno, e gli uccelli del cielo, cioè gli uomini di buona volontà, si sono posati tra i suoi rami.
Il regno di Dio è simile al lievito, Gesù Cristo, che una donna ha preso e nascosto, rifiutato, in tre staia, giorni, di farina, sepolcro, finché sia tutta fermentata, risurrezione. Il regno non è qualcosa che facciamo noi, ma è ricordo, contemplazione, riconoscimento dell’opera che il Padre ha fatto nel Figlio e continua a fare tramite lo Spirito Santo.
Il regno è innanzitutto un dono. Ed è il dono nell’anno di grazia, nell’anno della pazienza. In questo anno di grazia Dio non sta a guardare come va a finire, ma agisce con la sua bontà. Zappa attorno alla pianta del mondo e vi getta concime. Il primo dono di questo anno di grazia è Gesù morto e risorto per noi, rifiutato dagli uomini, che ha fatto del rifiuto, gettato via nell’orto, lo strumento per crescere e diventare un arbusto. Il primo dono è Cristo che viene nascosto e sepolto in tre staia, per tre giorni, di farina nel sepolcro: questo diventa lo strumento per fare fermentare quella farina che diversamente mai sarebbe fermentata.
L’azione del Signore non si ferma in questo anno di grazia ma si rende presente attraverso un altro primo dono: quello della donna curva che non poteva drizzarsi. Questa donna ha il privilegio di inaugurare il nuovo regno prendendo Gesù e nascondendolo nella sua gobba fino a che nella risurrezione lui la raddrizzi e glorifichi Dio.
Il regno è già in azione. Ma c’è bisogno di discernimento per poterlo vedere. Se noi lo cerchiamo con gli occhi e il lievito dei farisei, perdiamo il nostro tempo: non lo vedremo mai. Perché il regno ha un’apparenza trascurabile ed insignificante, quasi invisibile: ci vuole discernimento per riconoscerlo. Chi saprebbe vedere in una donna curva la presenza del regno? Chi non guarda con un po’ di compassione, quando il mondo non mi vuol più mi rivolgo al buon Gesù, la vecchietta che si reca ogni giorno in chiesa a dire il rosario? Sorridiamo o ci scandalizziamo come il capo della sinagoga: la fede è roba da bambini e da vecchiette, o da donnicciole: e questi ci salvano!
Il regno, Gesù Cristo, si manifesta sotto il segno della povertà, nell’irrilevanza religiosa e politica: questo è il tipo di messianismo del Cristo.
Agli occhi nostri il regno del Padre è una realtà piccola e fallimentare: un seme che marcisce! Così rivela la sua forza vitale, spontanea e specifica, di diventare pianta. Il regno del Padre è donato ai peccatori (Zaccheo – lebbrosi – ladrone…). Per noi perfetti farisei è una realtà immonda e disprezzabile: un po’ di farina andata a male. Ma così rivela la sua forza il lievito, capace di trasformare in pane di vita tutta la pasta del mondo. Gesù fu gettato via: e divenne albero. Gesù fu preso e nascosto in fretta come immondo: divenne fermento di novità.
Se non sappiamo riconoscere il lievito del Regno non sapremo neppure vedere la vitalità vera della presenza del Regno che ha caratteristiche opposte a quello dei farisei: invece della paura della morte, l’amore del Padre; invece dell’accumulo, il dono; invece del ladro che ruba la vita, lo sposo che bussa.
Il tempo presente è il momento di grazia in cui siamo chiamati a convertirci. Con Gesù è giunto il sabato e siamo liberati dal male. Chi si volge a lui, e accetta la sua parola di salvezza, da curvo che era può finalmente alzarsi. L’annuncio ci fa riconoscere Gesù, e quindi il Regno, nel suo mistero di piccolezza-grandezza, umiltà-esaltazione, morte-risurrezione.
Queste parabole sono criteri di discernimento per vedere il disegno dall’alto, come lo vede Dio: ciò che capitò a Gesù nella sua storia, capita al suo regno nella nostra storia. Sono parabole che tracciano la storia di Gesù: seme che produce vita attraverso la morte, lievito che agisce solo nel nascondimento!
Scusate, ma per saper vedere questo e accettare questo nella nostra vita: ci vuole coraggio, tenacia e perseveranza. Altro che storie. Non ci vuole coraggio a fare la guerra, ci viene spontanea, ci vuole coraggio a fare la pace. La guerra è solo frutto di paura, la pace è scelta.
Benedetti siano gli istanti, i millimetri, e le ombre delle piccole cose, ancora più umili delle cose stesse! Gli istanti, i millimetri: quale impressione di meraviglia e di coraggio mi provoca la loro esistenza, gli uni accanto agli altri così ravvicinati in un metro. A volte soffro e godo per queste cose. E ne sono goffamente orgoglioso.
Pessoa
L’efficacia, l’influenza, vengono garantiti dalla piccolezza, non dalla potenza dei mezzi dispiegati, o dalla quantità, dal numero. Lo stesso granello di senape che diventa albero è importante non perché si imponga all’attenzione per la sua grandezza ma perché fa vivere gli uccelli del cielo: è certamente visibile, ma non si tratta di una visibilità destinata all’ammirazione quanto all’utilità altrui.
Savone
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
10 Dicembre 2024 Matteo 18, 12-14
Agli occhi di Dio siamo tutti questa unica pecorella speciale.
Ognuno è guardato con la predilezione con cui il pastore tratta questa pecora.
Ognuno deve arrivare fino al punto da sperimentare questa sua unicità.
È l’esperienza più vera dell’amore, infatti chi si sente amato sente di essere unico.
L’amore non è mai l’esperienza di sentirsi semplicemente trattati come tutti gli altri,
ma è l’esperienza di sentire una preferenzialità.
L. M. Epicoco
9 Dicembre 2024 Luca 5, 17-26
Voglio essere il paralizzato che accoglie felice il perdono, non pensando più alla sua paralisi esteriore, perché ciò che mi importa ora è la mia paralisi interiore. Voglio essere uno di quegli uomini che portano i fratelli paralizzati alla fonte del perdono. Voglio essere perdono per loro, perché a mia volta qualcuno è stato perdono per me. Voglio discendere dall’alto del tetto come segno di incarnazione. (…) Voglio essere liberato dalla mia durezza di cuore, voglio essere perdonato ed essere perdono, voglio ritornare ad essere uomo di fede.
PG
8 Dicembre 2024 Luca 1, 26-38
Maria era solita ascoltare Dio e intrattenersi con Lui. La Parola di Dio era il suo segreto: vicina al suo cuore, prese poi carne nel suo grembo. Rimanendo con Dio, dialogando con Lui in ogni circostanza, Maria ha reso bella la sua vita. Non l’apparenza, non ciò che passa, ma il cuore puntato verso Dio fa bella la vita.
Papa Francesco
La Forza di questo giorno dell’Annunciazione smobilita ogni schema precostituito, è la porta che rende gloriosa ogni storia se l’orecchio si allena all’ascolto profondo di sé. L’Universo interiore si svela, porta in luce la tua storia che è benedetta dal Dio dell’impossibile!
C. Cioli
Giovanni Nicoli | 31 Ottobre 2023