Matteo 18, 12-14
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».
Quando andiamo alla ricerca di qualcuno, non so se vi è mai capitato, cerchiamo le tracce del suo passaggio, seguiamo una pista. Quando questo qualcuno è una persona che si è allontanata dalla retta via, non so se vi è mai capitato di andare a cercare una persona siffatta, noi andiamo come dei segugi a cercare le tracce negative che ha lasciato dietro di sé. Queste tracce ci appassionano talmente tanto, che ci dimentichiamo di essere alla ricerca di una persona che ha lasciato la retta via. E normalmente, quando si sa che una persona ha lasciato la retta via, ogni piccolo particolare assume una coloritura diversa, tutto viene riletto alla luce della retta via smarrita e dentro di noi, si fa strada una convinzione: quella persona non ha fatto nulla di buono e ogni cosa che ha fatto è macchiata dal suo presunto o vero errore.
Alla ricerca delle tracce che quella persona ha lasciato dietro di sé, poco a poco, la convinzione che la persona che stiamo cercando sia un mostro di negatività ci porta a fare di ogni erba un fascio. Tutto ciò che vi può essere di buono scade in secondo piano e ogni piccolo dettaglio di negatività assurge ad unico dato della realtà.
Eravamo alla ricerca di una persona che la retta via ha smarrito e ci siamo ritrovati ad essere cercatori di indizi, giudici e poliziotti di una persona che ha vissuto una vita buona pur avendo commesso un errore. Dico questo perché questo atteggiamento che nasce spontaneo in noi e che è spesso travestito da un atteggiamento di bontà, è in realtà una curiosità morbosa di sapere dell’altro, che poco alla volta si trasforma in necessità di svalutare l’altro. L’uomo che ha cento pecore e ne smarrisce una, una della quale si mette alla ricerca, mette in atto ben altro.
Innanzitutto per lui è essenziale ritrovare quella pecora smarrita. Sa che si è persa. Ma la ricerca di dettagli e di tracce sono finalizzate non al giudizio, ma al ritrovamento. Lui la vuole ritrovare, non per la sua degnità o la sua indegnità, ma perché è pecora amata. Se è pecora amata nulla potrà mai strapparla dal suo cuore e nessun merito o demerito potrà mai cancellarla o innalzarla ai suoi occhi. Lei è perduta e va ritrovata, questo solo conta. Le meritorie 99 che rimangono nel gregge non sono amate dal pastore più di quella perduta e ritrovata.
Ci siamo mai messi alla ricerca di una pecorella smarrita? Normalmente questa realtà provoca in noi lontananza; ci diciamo che uno è libero di scegliere come meglio crede nella sua vita; eventualmente nasce in noi la curiosità di conoscere i dettagli della vicenda per poterci ancora una volta di più scandalizzare e, a partire dalla scandalo, ricevere conferma di essere noi migliori della perduta.
Non ci accorgiamo che ogni giorno noi siamo la perduta e la ritrovata, non ci accorgiamo che ogni giorno noi siamo i ricercati e i ricercatori. Ogni giorno noi siamo gli abbracciati dalla Misericordia che ci cerca e ci carica in spalla tutta felice; non ci accorgiamo che ogni giorno noi siamo i chiamati a ricercare per ritrovare e fare festa, non per giudicare e punire. La nostra vita è segnata dalla continua ricerca del Buon Pastore che, ritrovati, ci carica sulle spalle e fa festa. Ci carica sulle spalle e ci stringe al petto come si stringe al petto un bambino impaurito e smarrito, perché di questo ha bisogno, perché di questo abbiamo bisogno.
Il nostro smarrimento nasce spesso dal perdere di vista i nostri punti di riferimento. Perdiamo il lavoro, perdiamo la fede, perdiamo una persona cara, perdiamo il matrimonio, perdiamo un figlio. Alla perdita ciò che rimane è la Misericordia del Padre, che è il Figlio Incarnato. Questa è storia non è né teologia né filosofia. È la storia del Misericordioso che abbandona la sua casa, che abbandona i cieli, si fa carne per diventare ogni giorno presenza di misericordia. È storia del Misericordioso che lascia la tranquillità dei suoi palazzi, delle 99, e va alla ricerca del perduto, della smarrita. E non si scandalizza delle tracce di negatività lasciate dallo smarrito: semplicemente gioisce quando si può caricare sulle spalle lo smarrito e può stringere al petto colei che si era allontanata.
Sì, perché ogni giorno Lui con noi desidera scrivere una storia di misericordia: Lui per e con noi, Lui con noi per i fratelli.
Agli occhi di Dio siamo tutti questa unica pecorella speciale. Ognuno è guardato con la predilezione con cui il pastore tratta questa pecora. Ognuno deve arrivare fino al punto da sperimentare questa sua unicità. È l’esperienza più vera dell’amore, infatti chi si sente amato sente di essere unico. L’amore non è mai l’esperienza di sentirsi semplicemente trattati come tutti gli altri, ma è l’esperienza di sentire una preferenzialità.
M. Epicoco
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