Luca 14, 1.7-14

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.

Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». 

La volontà di crescere, di aumentare, di avere più identità, di potere sopravvivere a se stessi attraverso i figli, è cosa umana e naturale.

Questa volontà noi la trasferiamo in economia dove se il PIL non cresce sempre all’infinito, la nostra economia va in crisi. La trasferiamo in politica dove i numeri democratici sono quelli che danno ragione di una scelta oppure no e pur di avere più numeri più noi ci adeguiamo ad abbassare il livello della politica stessa degradandola da attenzione al bene comune e alla cosa pubblica, al chi grida di più ha ragione.

Lo stesso atteggiamento lo ritroviamo nella religione dove la nostra smania dei numeri è come il peccato delle origini dove vogliamo carpire, attraverso i numeri, ciò che ci viene donato dal Padre. Ma il nostro carpire è per potere accrescere la nostra volontà di potenza e il nostro apparire, mentre il dono del Padre è per potere accrescere la nostra umanità e quindi la nostra fede.

L’ipocrisia del nostro essere farisei è la mano di Satana che si infila nel guanto della creazione e della storia schiavizzando i cuori degli uomini ad una servitù bestiale, non certo umana, dove il di più è la nostra vera schiavitù. Quando noi diciamo ad una persona che si gonfia che fa il di più, sottolineiamo un aspetto negativo di quella stessa personalità. Quando noi vogliamo che l’economia faccia la di più, noi altro non facciamo, anche se non ci accorgiamo, che evidenziare un gonfiarsi innaturale che porterà prima o poi a scoppiare, prima la persona e poi l’economia stessa.

La storia della rana che vuole diventare come il bue e per questo comincia a gonfiarsi fino a scoppiare, è sempre maestra in questo campo.

Cosa ci chiede di fare Gesù con l’invito all’umiltà e alla povertà se non ad avere, a potere e ad apparire sempre meno?

Sappiamo che l’uomo è fatto per la gloria, per questo vive dello sguardo e della stima dell’altro. Fino a che noi non impariamo a gustare il gloriarci dello sguardo di Dio su di noi, noi continueremo a ricercare lo sguardo glorioso degli applausi compiacenti di cui ha bisogno la nostra democrazia per stare in piedi.

Il lievito dei farisei è il protagonismo che ci fa amare il primo posto non nel servire ma nell’apparire.  È il peccato di Adamo che vuole occupare il posto di Dio, per questo si crede Dio, per questo dice: “io se fossi Dio, se no non vedo chi”! E non ci accorgiamo che Dio è diverso da tutto ciò.

L’istinto dell’autoaffermazione fa litigare anche i discepoli mentre sono a messa, di fronte alla mensa eucaristica. Il nostro male sta proprio in questo: nel volerci impossessare di ogni dono ricevuto, e tutto è dono, tutto è ricevuto, gonfiandoci di morte.

L’invito a diventare piccoli è invito ad entrare nel Regno tramite l’abbraccio misericordioso del Padre. Misericordia che può ricevere solo l’umile, non il fariseo, che ne ha bisogno: più uno è umile, più riconosce il suo bisogno, più ne riceve. Ma ancora una volta la riceve, non la sente sua e non si inorgoglisce di questo fatto.

Il protagonismo che si incarna nel nostro volere avere di più, potere di più e apparire di più è quel lievito dei farisei che porta alla morte. È la dinamica della vanagloria, della ricchezza e della superbia: sono i tre gradini che fanno precipitare verso la perdizione, verso il perdere il proprio volto di figli, verso il perdere la propria identità e umanità. Diventiamo e-gregi per la nostra vana gloria, fuori dal gregge che è l’essere figli del Padre nostro celeste.

Lo svuotamento, il calo della nostra immagine è direttamente proporzionale con la crescita del nostro spirito, vale a dire con la nostra capacità di vivere nel mondo senza essere del mondo. Liberi dalla schiavitù della corsa folle nella quale siamo tutti lanciati, per ritrovare ritmi più umani, vale a dire un passo più vero e dunque più cristiano, da discepolo del Signore Gesù.

Nella vita siamo sedotti da tre verbi malefici, che fanno il male dell’uomo e della donna, e per questo li possiamo definire “maledetti”, e sono: prendere, salire, dominare. Ad essi Gesù oppone tre verbi “benedetti”, che contengono e generano il bene della persona, e sono: dare, scendere, servire.

Ermes Ronchi

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

23 Dicembre 2025 Luca 1, 57-66

ra Zaccaria e Elisabetta vi è un’intesa da far nascere, da ripartorire.Dio non vuole essere replicato, Dio non è passato da ricordare,Dio è Memoria del Presente. Zaccaria inglobando il volere di Elisabetta, inceppa il correre della religione. Occorre scendere dai binari, uscire dai cammini mentali e ideologici. Occorre sperimentare Grazia. 

E. Avveduto

Ogni volta che si apre uno spiraglio nel muro delle certezze granitiche edificato sulla Legge, lo Spirito ci si infila e crea uomini nuovi. Ogni volta che ci si apre al dono della misericordia siamo resi capaci di parlare in maniera nuova, non più preoccupati di salvaguardare a tutti i costi i modelli di una tradizione ormai incapace di aprirsi alla novità di Colui che viene.
L. Locatelli

22 Dicembre 2025 Luca 1, 46-55

La fede, come risposta alla parola di Dio, richiede l’ascolto, e come risposta allo sguardo di Dio, domanda l’ascesi del vedersi e accogliersi nella propria piccolezza, del sopportare e amare la propria nudità, la propria fragilità.

L. Manicardi

Il Magnificat ci domanda se noi sappiamo rileggere la nostra storia così come fa Maria, rendendoci conto che Dio centra sempre anche quando sembra non esserci. Solo questa consapevolezza può fondare una gioia nuova, perché se Lui c’è sempre allora possiamo vivere tutto, anche ciò che è difforme, strano, difficile, oscuro, e provare così una inaspettata gratitudine.

L. M. Epicoco

21 Dicembre 2025 Matteo 1, 18-24

Esiste in ogni cuore umano
una meta
ch’esso forse osa appena riconoscere
troppo bella
per rischiare l’audacia
di credervi.
Emily Dickinson

“Giuseppe, uomo della notte, del silenzio e dei sogni, è maestro della vita interiore. Come lui bisogna conquistare spazi di silenzio per conoscere quello che Dio vuole da noi. Ciò che conta è vivere in comunione con il Signore così da offrirgli ogni giorno la propria vita per vedersela ridonata da lui”.

L. Pozzoli

Share This