3 Novembre 2025 Luca 14, 12-14

Giovanni Nicoli | 3 Novembre 2025

Luca 14, 12-14

In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato:
«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Dio, senza chiedere nulla in contraccambio e riconoscendo la nostra fame e la nostra povertà, è stato ed è misericordioso verso tutti. Lui non ha invitato al banchetto della misericordia i giusti ma i peccatori, non è venuto a curare i sani ma i malati. Nessuno di noi potrà mai contraccambiare quanto ricevuto da Dio e, soprattutto, non possiamo non riconoscere il fatto che Lui ci ha amati per primi. Ci amati per primi non per merito ma per amore gratuito e misericordioso. Lui non si è dimenticato di noi.

Questo agire di Dio a noi fa andare un po’ giù di testa ma, a ben guardare, non potrebbe essere differente. Noi che siamo abituati a compiere ogni passo per tornaconto, ci troviamo a mal partito di fronte ad un modo di agire come quello di Dio.

Eppure… eppure forse questo è l’unico modo di agire veramente umano che possiamo accogliere e che possiamo fare nostro. È agire di Dio, ma è agire di Dio profondamente umano, secondo la sua sapienza.

E la sapienza è questa: che senso ha invitare uno a tavola se non ha fame? Che senso ha cucinare se siamo tutti inappetenti o pieni come un uovo? Che senso ha imbandire un banchetto se non vi sono gli invitati?

E cosa c’è di più bello di potere invitare qualcuno che fa onore al banchetto. E chi potrebbe fare più onore al banchetto se non chi ha fame?

Agire di Dio profondamente umano. Un agire di Dio profondamente umano che cambia il mondo. Rispondere alla distruzione dando del pane è cosa rivoluzionaria e liberatrice alla radice.

E fare tutto questo senza attendere nulla in contraccambio è un modo di agire dirompente. È vero che la sapienza di Dio supera ogni nostra aspettativa e ogni nostro pensiero, ma è altrettanto vero che tale sapienza è profondamente umana e liberante.

Agire secondo la sapienza di Dio non è rinunciare a noi stessi e al nostro umano. Agire secondo la sapienza di Dio significa cogliere il mondo da un punto di vista profondamente umano. Ed è interessante e rivoluzionario constatare che solo guardando con gli occhi di Dio noi diventiamo liberi e liberanti, noi diveniamo profondamente uomini e donne.

Lo sguardo di Dio è lo sguardo di Colui dal quale tutte le cose sono state fatte. E noi sappiamo che non c’è nessuno così appassionato come colui che costruisce qualcosa o come colui o colei che mette al mondo un figlio. Tutto si dà per questo e il proprio cuore trova incarnazione proprio in questo. Lo si dà prima ancora di ricevere. E più lo si dà senza aspettarsi indietro nulla e più la faccenda diventa bella, seria ed intrigante.

Senza aspettarsi nulla in contraccambio, significa andare verso chi non può contraccambiare. Fare questo passo significa smetterla di attendere riconoscenza da parte di chi non è in grado di dare riconoscenza. Ti dò questi soldi se li usi bene. Ma probabilmente non ne ha proprio perché incapace di usarli bene secondo la nostra economia. Non aspettarsi nulla in contraccambio è un gesto che chiede una libertà del cuore incredibile e mai raggiunta, ma continuamente cercata e perseguita. Diversamente siamo condannati a dare a chi non ha bisogno perché sicuri che bene userà quanto gli diamo, proprio perché, appunto non ne ha bisogno.

Libertà del cuore che può diventare liberante per i nostri fratelli e sorelle.

Anche oggi riceviamo senza dare nulla in contraccambio, la Parola del vangelo che ci invita ad agire al contrario, senza contraccambio e invitando chi ha veramente fame. Mentre mangiamo questa Parola lasciamoci trasportare in un modo profondamente umano visto con gli occhi di Dio e amato con il suo cuore, con misericordia e libertà.

Donare è spontaneità e gratuità. La danza del dono non prevede contraccambio. «Io do perché tu dia agli altri».

Enzo Bianchi

 

Le persone veramente libere sono quelle che fanno delle scelte a fondo perduto, senza attendere per forza un contraccambio. Esse sono libere perché sono tremendamente gratuite nel loro modo di vivere. 

M. Epicoco

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

[/db_pb_portfolio]

21 Ottobre 2025 Luca 12, 35-38

Sono da secoli o da un momento fermo in un vuoto in cui tutto tace,
non so più dire da quanto sento angoscia o pace,
coi sensi tesi fuori dal tempo, fuori dal mondo sto ad aspettare
che in un sussurro di voci o vento qualcuno venga per domandare…

Francesco Guccini

Essere pronti significa vivere senza sprecare nulla di tutto ciò che la vita ci dona.

L.M. Epicoco

20 Ottobre 2025 Luca 12, 13-21

Recuperare il cuore e riscoprire la bellezza di condividere quello che siamo, prima ancora che quello che abbiamo, è un atto di umanità altamente cristiano che ci riconcilia con la vita e ci riporta ad amarla come dono più che come conquista.

PG

Passiamo la vita illudendoci di essere proprietari, attaccandoci alle cose come se fossero un nostro possesso, senza renderci conto che in realtà siamo dentro una corrente d’amore, in cui continuiamo a ricevere, attimo dopo attimo, senza diventare mai proprietari di nulla. Tutto ci è dato perché continui a fluire e a trasformarsi in amore.

G. Piccolo

19 Ottobre 2025 Luca 18, 1-8

“Io prego perché vivo e vivo perché prego”.

Romano Guardini

Pregare non è dire ma ascoltare parole, e fare posto alla Parola silenziosa che Dio pronuncia, nel centro profondo di se stesso. Ma l’accoglienza di Dio non si può improvvisare se non c’è un atteggiamento abituale di recettività. E’ per questo che la preghiera è così difficilmente proponibile alla nostra civiltà del risultato, dell’efficienza, del fare, alla nostra cultura attivista e virilista che emargina i soggetti più accoglienti e gratuiti, più inclini alla contemplazione: le donne, gli artisti, gli utopisti, gli innamorati, le persone più ricche di gratuità e di stupore. Quest’emarginazione è un’ulteriore conferma di come la nostra non sia una cultura portante, nei confronti della preghiera, ma una cultura di rigetto.

Adriana Zarri

Share This