fbpx

13 ottobre 2019 Luca 17, 11-19

Giovanni Nicoli | 13 Ottobre 2019

Luca 17, 11-19

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.

Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.

Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

I lebbrosi dei nostri giorni si fermano a distanza, non osano avvicinarsi a noi, sentono nell’aria l’usta del giudizio e della condanna della loro situazione. Stanno alla nostra porta, poveri Lazzaro avvolti dall’indifferenza di una società ricca ed epulona che non ha più cuore per l’umano. Noi lebbrosi dei nostri giorni che vaghiamo da un posto all’altro di questo mondo sempre più frettoloso e sempre meno attento. Noi, dal cuore lebbroso incapace id umanità, di attenzione e di tenerezza, siamo sempre alla ricerca della lebbra dell’altro per potere prendercela con lui, per poterlo condannare. Noi povera gente sempre più povera dentro e sempre più incapace di amore. Ci riempiamo di tecniche di vita di ogni genere, ma sono tecniche senza cuore che non danno vita. Noi, lebbrosi cristiani che cerchiamo la soluzione dei nostri problemi di numeri in nuove organizzazioni, ma non abbiamo cuore e la fonte si esaurisce e il greto del torrente mostra solo sassi, non più bagnati dall’acqua viva che sgorga dal cuore di Colui che ha dato la vita per noi. Noi e il nostro sguardo lebbroso incapace di guardare con tenerezza la vulnerabilità del cuore del prossimo, noi dallo sguardo lebbroso abbiamo bisogno della vulnerabilità del prossimo per poterlo condannare, per poterci convincere che il problema è lui, il nemico da puntare a dito è lui: lui è il problema della nostra vita.

Siamo proprio lebbrosi e come tali non troviamo niente di meglio da fare che massacrarci il cuore a vicenda preoccupati solo di dimostrare la nostra ragione e il torto altrui. A salvarci? Uno straniero, un samaritano, uno fuori dalla chiesa, uno che non è italiano, uno che ha uno sguardo nuovo e libero. Non interessa di quale nazionalità sia. Non interessa se cristiano o mussulmano o ebreo o non so che altro, interessa il suo sguardo nuovo, capace di guardare in modo pulito e capace di ringraziare per il dono di questo sguardo nuovo. È lo sguardo nuovo a cui siamo chiamati che è specchio del Suo sguardo, di questo Dio straniero che noi ci rifiutiamo di riconoscere come Padre e Madre, che noi vorremmo dentro gli schemi delle nostre liturgie e delle nostre razionalizzazioni, che è più forte di ogni paura e può guarire il nostro sguardo.

Guarigione che non è “finalmente non sono più lebbroso, posso tornare alla mia normalità, posso essere di nuovo accolto da coloro che mi hanno escluso fino ad oggi”. No, guarigione dalla mia lebbra è ritornare a vedere in modo nuovo, ritornare a sentire, ritornare indietro perché non mi basta avere perso la mia lebbra, voglio ritrovare uno sguardo nuovo, pieno di gioia e di ringraziamento. Ci diranno che le regole sono queste: devi andare dai sacerdoti che diranno che sei guarito e ti daranno il via libera per ritornare in società. Lui, il samaritano, lo straniero, torna indietro per ringraziare. Non si accontenta di vedere l’uomo mezzo morto sul ciglio della strada vedendo e passando oltre, lui si lascia toccare il cuore dalla compassione, vede con uno sguardo nuovo, si ferma e si prende cura dell’uomo mezzo morto: questa è la vera guarigione dalle nostre lebbre, non il ritornare a vecchi riti che hanno un loro senso ma che suonano vuoti se sono solo un salvare le apparenze. Lui lo straniero, il samaritano, il Buon Samaritano, il Padre sconosciuto e misconosciuto da noi lebbrosi dei nostri giorni, si ferma grazie a noi con uno sguardo nuovo, si lascia toccare dalla lebbra dei fratelli, si china su di loro e scoppia in un grido di ringraziamento non perché è tutto risolto ma perché è ritornato capace di vedere e di prendersi cura di cuore.

I lebbrosi della nostra società, italiano o stranieri, religiosi o non fedeli, noi li vomitiamo lontano dalla società. Li giudichiamo lazzaroni, li chiamiamo giovani di cui non ci si può fidare, li coccoliamo fino a renderli incapaci di vivere per poi vomitarli dalla nostra bocca, dal nostro stomaco. Questi lebbrosi vengono a noi, stando lontani e provocano la nostra capacità di vedere, la nostra cecità. Non sopportiamo i nostri scarti e i nostri rifiuti, ci lamentiamo che i camion della spazzatura non passano e lasciano sul ciglio della strada questi rifiuti da noi fatti, ma non abbiamo cuore per vedere la loro chiamata alla guarigione. Non abbiamo cuore perché il nostro cuore è lebbroso quanto il loro e ci rende incapaci di avere uno sguardo bello e pulito, uno sguardo compassionevole. Loro, i diversi, siamo noi diversi. Noi che diciamo di non essere come loro, siamo lebbrosi quanto loro: incapaci di vita! Noi preoccupati solo di estromettere questi tali che, lebbrosi come noi, non hanno né potere né capacità di acquisto, noi li espelliamo dalla nostra esistenza. Vogliamo estromettere da noi quello che di noi non vogliamo vedere. L’invito che questo straniero fa a noi oggi è quello di ritornare a ringraziare, è accogliere il dono di un cuore nuovo non solo la guarigione della pelle dalla lebbra, ma anche e soprattutto la guarigione dello sguardo e del cuore. Non più siamo lebbrosi perché bisognosi di rifiuti umani per giustificare le nostre chiusure e le nostre lebbre e aggiudicarci il sostegno lebbroso della gente. Siamo lebbrosi guariti che non si dimenticano della loro storia ma cercano di vivere con cuore nuovo le lebbre dell’oggi, non più per avere un nemico da condannare e da espellere, quanto invece per avere un fratello da amare così che lui e noi con lui possiamo avere in dono un cuore nuovo, uno sguardo bello, liberi dalla lebbra che serpeggia nelle strade della nostra società.

Ritorniamo a sentire il profumo di casa, a gustare la bellezza di relazioni umane, sentiamo il bello dell’abbraccio dei nostri figli, gustiamo il bacio di donna o uomo che sia, il gusto del pane spezzato e condiviso che diventa via per asciugare le lacrime di chi pane non ha.

È la Buona Notizia di un mondo che non ha bisogno di generare scarti e di avere effetti collaterali per la propria azione assassina, che non permette al potere di produrre rifiuti che poi intasano le nostre strade. Tutto questo grazie alla nostra lebbra consegnata al Salvatore e da Lui guarita.

Non accontentiamoci della nostra lebbra guarita, viviamo il ringraziamento che è eucaristia che è bellezza di Salvezza accolta. I nove lebbrosi sono guariti, lo straniero è nato grazie ad un semplice grazie. Basta coi ritorni alla normalità, non ci possono più bastare. Riconosciamo lo sguardo diverso, nuovo, facciamo esperienza della Grazia lasciandoci guardare con il Suo sguardo di amore.

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

29 maggio 2022 Luca 24, 46-53

da Giovanni Nicoli


Quel Dio che senti tremendamente lontano si è fatto inquilino di quell'appartamento privatissimo che si chiama "persona umana". Sicchè il suo indirizzo provvisorio porta i...

28 maggio 2022 Giovanni 16, 23b-28

da Giovanni Nicoli


Pregare per chiedere la gioia in nome della gioia, per non perdere la forza e l’energia della gioia in qualsiasi frangente e occasione della...

27 maggio 2022 Giovanni 16, 20-23a

da Giovanni Nicoli


Tesserò per te una coperta di coraggio, inonderò di sole questo lenzuolo di speranza fino a sciogliere il ghiaccio della paura fino a ridarti la certezza che il mondo attende il...
Share This