Luca 17, 20-25

In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete.

Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

 

“Il regno di Dio, che è Gesù, è in mezzo a voi!”. Una grandissima verità, questa, sempre troppo poco creduta. Se credessimo che il regno di Dio è in mezzo a noi il nostro approccio alla vita sarebbe totalmente diverso.

Non avremmo bisogno di ricercare pubblicità e sensazionalismi, se credessimo che il regno di Dio è in mezzo a noi. Magari organizzeremmo le nostre comunità cristiane e le nostre parrocchie nello stesso modo, ma quanto diverso sarebbe lo spirito con cui organizzeremmo il tutto.

Essere coscienti che il regno è in mezzo a noi significa vedere la vita con gli occhi di Dio. I criteri di lettura e di giudizio sarebbero ben altri. La crisi diverrebbe opportunità per convertirsi ad un modo più umano di gestire la vita e il creato, anziché opportunità per sfruttare ancora di più i deboli e i poveri. Il peccato sarebbe luogo di misericordia e non di giudizio. Il povero sarebbe mio fratello senza il quale non posso stare.

Credere che il regno è in mezzo a noi cambierebbe totalmente la nostra dinamica di vita. A ben guardare le regioni di Italia più cattoliche, e più ricche, sono quelle più xenofobe che vi siano. Basti guardare al nostro Veneto e alla nostra Lombardia o al Trentino Alto Adige. L’incoscienza della presenza del regno di Dio ci ha portati al baratro dell’insignificanza della vita e ad un arrivismo dove la vita sociale è divenuta una guerra più che un luogo comune da abitare.

E noi cristiani siamo i primi responsabili di quanto è avvenuto. Ci siamo lasciati abbagliare da quelli che sembravano luci che illuminavano la vita, divenendone schiavi e non riconoscendo più la vita che è in noi e fra di noi.

Riconoscere la presenza del regno di Dio in mezzo a noi significa riconoscere il seme di speranza che Dio anche oggi semina in noi. È un seme silenzioso ma operoso. Un seme che non fa rumore ma muore e germoglia. È un seme non da prime pagine di rotocalchi ma è seme di vita che vive in mezzo a noi.

Un simile seme è seme di fede, quella fede che è fondamentalmente ringraziamento e lode. È fede che sposta il baricentro della vita dall’economia alla contemplazione, che è agire secondo il cuore di Dio.

Non più novità da rincorrere ma vita nuova da vivere.

Attendere un regno che non arriva mai è fondamentalmente un vivere in modo deresponsabilizzante l’attesa di ciò che non c’è, qualcosa che non implica nulla per la mia vita.

Riconoscere che il regno è qui in mezzo a noi, significa sentirsi liberamente responsabili dell’oggi che non è più un semplice giorno che succede ad un altro, ma un oggi che è oggi di Dio, tempo favorevole per una vita nuova.

La libertà di giocarci nella vita oggi, è libertà che ci responsabilizza. La responsabilità dona a noi un frutto che è la speranza.

Non fuggiamo dall’oggi alla ricerca di sensazionalismi disperanti e deludenti. Rimaniamo nell’oggi e rispecchiamo il nostro volto nel volto di Dio e vediamo la vita con gli occhi benevoli di Dio. Riconosceremo i “semina verbi” in ogni luogo e in ogni dove e tutto questo sarà annuncio non parolaio ma attivo. Sarà contempla-azione che nel contemplare e nell’agire contempla non dimentica del centro del proprio esistere.

Avere una vita spirituale significa perdere tempo per sintonizzarci con il regno di Dio che abita già questo presente, e lasciarsi educare dalla Sua presenza. Perché il regno di Dio non è un luogo, ma Qualcuno. È Gesù, è la Sua resurrezione in azione, è la Sua Presenza che salva, è il lievito che fermenta tutta la pasta, il sale che dà il sapore ad ogni cosa. Il regno di Dio è il motivo per cui vale la pena vivere.

L. M. Epicoco

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17 Novembre 2025 Luca 18, 35-43

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16 Novembre 2025 Luca 21, 5-19

Solo quando noi uomini e donne non saremo più in grado di sopportare questa logica del mondo forse cambieremo. Il minimo che possiamo fare è non disperarci,vegliare su ogni germoglio di speranza, esserci quando l’amore e la dignità si risveglieranno.L. Verdi

Guerre, rivolte, pestilenze, carestie sono cose che caratterizzano tutta la storia, eppure ogni volta che accade qualcosa di simile il primo nostro pensiero è quello della fine. Gesù ci insegna che davanti a questi eventi bisogna domandarsi “il fine” non pensare che è la fine. L.M. Epicoco

15 Novembre 2025 Luca 18, 1-8

La preghiera di domanda non intende relegarci nella condizione dello schiavo che deve elemosinare i favori del padrone, secondo un’immagine che ci è tristemente familiare, ma ci pone nella condizione di figli, faccia a faccia con un Padre buono e che vuole il loro bene.

Sabino Chialà

Non si prega

per ottenere delle cose,

ma per ottenere Dio da Dio.

Pregare è abbassare

la bocca alla fontana,

Dio che intreccia

il suo respiro con il mio.

Come, per due che si amano,

il loro bacio. Il bacio di Dio.

Ermes Maria Ronchi

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