Luca 17, 7-10
In quel tempo, Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
Specchiamoci in questo vangelo e scorgiamo atteggiamenti quotidiani che ci aiutano a ripensare al nostro modo di essere e di agire.
Quando noi ci troviamo dalla parte del padrone noi tendiamo a trattare il prossimo con supponenza esigendo dall’altro anche quello che non fa parte del lavoro per cui è stato assunto. Pensiamo che l’altro ci debba tutto e che ogni cosa da noi esigita sia cosa giusta. Usiamo l’altro come forza lavoro non preoccupandoci della sua dignità e pensando che tutto a me, che sono il padrone, sia dovuto.
È in fondo il senso della diabolicità del denaro che riesce a farci sentire onnipotenti anche se non lo siamo. È il denaro che non è a servizio della persona ma si serve della persona. E su questa dinamica la diabolicità del sistema capitalistico, che ha dato tanto benessere ma solo a pochi a discapito di molti, che vede tutta la realtà sotto la lente del profitto uccidendo come squalo gigante tutto quello che gli gira intorno, la fa da padrone.
Quando noi ci troviamo dalla parte del servo allora passiamo le nostre giornate a gridare allo scandalo e allo sfruttamento, urliamo contro lo sfruttamento altrui. Il contrasto che entra in gioco nelle nostre relazioni tra chi è il privilegiato e chi no, tra chi è importante e chi no, tra chi è il padrone e chi il servo è contrapposizione sterile. Ciò non significa che non bisogna protestare per le angherie e le ingiustizie. Ciò non significa che bisogna giustificare chi si fa padrone della vita altrui.
No. Ma il Signore ci porta su di un altro livello. Gesù ci porta a tavola, luogo dove continuamente ci riporta perché possiamo comprendere Lui cibo di vita, dove possiamo mangiare Lui.
E la tavola oggi è luogo di conversione. La tavola è dove il maestro si mette a servire. La tavola è luogo di incarnazione e luogo di immolazione. La tavola è il luogo dove, servendo, possiamo donare la nostra vita per i fratelli.
L’invito che il Signore ci fa è un invito ad uscire dalla dinamica perversa del padrone e del servo, di chi ha e di chi non ha.
Il Signore ci invita a tavola, padroni e servi poco importa, e si mette a servire ognuno di noi. Gesù chiede la conversione alla logica del vangelo non tanto a parole ma con la vita. Ogni tanto il Signore Gesù annuncia il vangelo con la parola, ma Lui annuncia il vangelo soprattutto con la vita. E oggi la richiesta di conversione dalla logica del mondo arriva a noi attraverso il suo mettersi a servirci a tavola. Non chiude gli occhi sui problemi e sulle divisioni, semplicemente si pone in una posizione rivoluzionaria rispetto ai nostri sterili contrasti.
Dona dignità ad ogni uomo e a ciò che ogni uomo fa servendo. Ci fa sedere a tavola, ci serve e serve se stesso, ci dona il suo corpo e il suo sangue, la sua vita e la sua forza, perché noi possiamo essere nutriti da Lui.
Essere da Lui nutriti significa ricevere la sua forza, la sua sapienza, la sua filosofia di vita, la buona notizia e la liberazione da Lui portata. Lasciamoci portare da Lui al suo banchetto. Accogliamo il suo invito. Non cerchiamo la nostra degnità, cerchiamo invece Lui cibo di vita e bevanda di salvezza. E, accanto a Lui, riscopriamo la bellezza del servizio, del donare il nostro tempo al prossimo con gratuità e amore.
L’inutilità pesa e fa soffrire. Ma l’inutilità di cui parla il vangelo fa rima con libertà. Siamo liberi di far qualcosa senza per forza voler ottenere un ritorno. E’ la follia della gratuità, il morire illogico del seme, capace però di generare il grande albero. Fa parte della grandezza che ci è stata donata, è in fondo il nostro vanto: siamo liberi di fare qualcosa perché è bello, perché ha senso, semplicemente perché siamo amati.
Dehoniani
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
23 Novembre 2025 Luca 23, 35-43
È re non chi ha autorità sulle persone in virtù del suo potere, bensì colui che con la sua vicinanza è fonte di felicità; egli dispone come fosse naturale di tutto il ‘potere’ che una persona possa mai avere su un’altra, ma possiede tale potere proprio perché non intende rivendicarne per sé alcuno. Ciò che egli vuole, se è veramente re, è soltanto promuovere la vita dell’altro.
E. Drewermann
22 Novembre 2025 Luca 20, 27-40
La vita eterna è molto di più della semplice replica della nostra vita di oggi e non è basata su legami di appartenenza, ma su un’unica fratellanza che ci unisce tutti, perché tutti figli di un Dio che trova la propria massima gioia nel dare vita.
Dehoniani
Allora vivrò con i viventi che nel segno della fede mi hanno preceduto nel giorno chiaro della vita, dove nulla più resta da fare, perché quel giorno sei tu, pienezza di ogni realtà, Dio dei viventi.
Karl Rahner
21 Novembre 2025 Luca 19, 45-48
Nel tempio del Signore, che è il nostro corpo, noi sentiamo il Signore, Parola vivente da noi mangiata in tutta la sua dolcezza, che scaccia tutti i venditori del tempio. Sentiamo Lui che rovescia i tavoli della nostra compiacenza e del nostro commercio, anche quello pio. Sentiamo la sua voce che grida dentro di noi: “della casa del Padre mio avete fatto un covo di ladri”. Ed è amaro sentire tutto questo scombussolamento dentro di noi, è devastante.
PG
