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27 novembre 2019 Luca 21, 12-19

Giovanni Nicoli | 27 Novembre 2019

Luca 21, 12-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 

«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. 
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. 
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. 
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Tutto ciò che nasce prima o poi muore, compreso il mondo, compreso l’universo. Che muoia e finisca per la cattiveria umana o perché termina la sua vita, la fine è certa. Ciò che cambia è lo spirito e la carne con cui termina. Se finisce per la cattiveria umana trova la sua fine. Se finisce per amore trova il suo fine! Ciò che fa la differenza è se vive nell’amore, perché così compie la sua vita e non la sua morte.

Non ci può interessare più di tanto lo spavento con cui viviamo, e ci invitano a vivere, le tragedie della vita. La chiamata è chiara ed è chiamata a vivere il male, non a vivere male. L’amore è più forte del male, sia che noi lo vogliamo sia che non lo vogliamo. Il male della Croce di Gesù è la fine del Tempio, è la fine del mondo vecchio, è la fine di Dio. Così nasce il Padre e la Madre, il vero Dio, e nasce l’uomo nuovo, a sua immagine e somiglianza. Il vecchio Dio delle religioni è morto, è il tempo del Padre e della Madre che non sono Dio o idoli, ma sono genitori che amano l’uomo, non giocano con l’uomo. A loro interessa il nostro bene, quello di tutti, non il nostro male, il nostro castigo o il bene di una razza o di una nazione. Quando si cerca il bene di una nazione ogni crimine viene giustificato dalla seconda guerra mondiale scatenata dalla triade alla bomba atomica sganciata sul Giappone. Per i propri interessi da salvare tutto il male diventa bene per me, mentre in realtà il bene mio è il vero male dell’umanità che può sprofondare purché siano salvi i miei interessi … e non rimarrà pietra su pietra!

Queste persecuzioni di cui ci parla Luca, sono quanto è capitato ai discepoli dopo la Pentecoste. Hanno messo le mani su di loro, li hanno consegnati alle sinagoghe e alle prigioni, ricordiamoci quanto ha fatto Saulo, colui che diverrà Paolo; li hanno portati davanti a governatori: questa è la storia di Pietro e degli Apostoli appena si sono liberati dalla smania di potere e si sono lasciati riempire dallo Spirito Santo del Risorto. Questo è il male che ha vissuto Gesù, questo è il male che hanno vissuto i discepoli.

Ciò che importa è diverso da quello che normalmente noi pensiamo. Non pensate a come difendervi! Non cambiate neppure le leggi. Sarà lo Spirito che parlerà in voi e vi condurrà sulla via dell’amore. La sapienza che ci viene dallo Spirito scalza ogni sapienza e potere. È ciò che ha vissuto Stefano: non sapevano più come metterlo in castagna. Non gli è rimasto che martirizzarlo. E Stefano continua a testimoniare senza difendersi ma chiedendo al Padre che fossero perdonati i suoi uccisori: più Cristo di così, si muore!

Non siamo chiamati a difenderci semplicemente perché se abbiamo testimoniato non abbiamo fatto nulla di male. Siamo accusati di avere fatto il bene? Benissimo, fare il bene non accusa nessuno. Siamo semplicemente odiati perché la tenebra odia la luce, la menzogna odia la verità, perché la verità sbugiarda la menzogna. La persecuzione è cosa naturale se viviamo in un altro modo e in un altro mondo. Farà morti la menzogna e il male che oggi è più che altro indifferenza! Sì, ma tranquilli “neppure un capello del vostro capo perirà”. Moriremo, ma moriremo per la vita.

Saremo uccisi ma nulla si perderà di noi. La vita è salva se la doni, non se la salvi. Se muori, scegli tu il modo, per amore, perché hai donato la vita, tu salvi la vita perché la generi come seme che caduto in terra muore e porta frutto.

La vita non è qualcosa da trattenere. La vita è dono, niente più. Se la doni, vale la pena viverla. Se la doni per amore, per fraternità, per giustizia di misericordia, vale la pena viverla e morirla per ritrovarla. Solo così si salva: “chi vorrà salvare la propria vita la perderà”. Vivere l’egoismo dei propri interessi è vivere già la morte eterna. Perdere la propria vita è salvarla, perché perdere significa amare.

Si può fare una vita da figli e da fratelli nell’oggi. Magari ci scocciamo e scocciamo un po’. Mal che vada ci taglieranno la testa, ma non ci torceranno un solo capello, nulla andrà perso di te se vivi nel dono, nell’amore. Tutto questo è cosa semplice e quotidiana, non ha bisogno di gesti eroici, vive della bellezza e della piccolezza del quotidiano.

Per morire si muore. Ciò che fa la differenza è non morire per banalità, per il lardo che ci soffoca e per le nostre ingiustizie, per le nostre paturnie. Morire si muore ma morire come il fine di una vita donata e piena, cambia la vita. Tale vita quando finisce in realtà comincia. Si è nati per nascere non per spegnersi. Quando? Non importa, non è questo l’importante. Ciò che vale è vivere nel dono per vivificarla quello spirito di morte che ci portiamo dentro. Vivere, perché figli, per la fraternità, la giustizia che non sono i miei interessi, l’amore verso tutti: così ci guadagna il mondo, non il mio mondo ma il mondo intero. Anche se io muoio.

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