In quel tempo, Gesù scese a Cafarnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.
Perché mai, o Signore, siamo così duri a comprendere chi ci vuole fare del male e chi invece vuole farci del bene? Come mai, Signore?
Ancor più: come mai, Signore, facciamo così fatica a comprendere che tu sei venuto per salvarci e non per dannarci? Come mai Signore?
Noi ti ammiriamo. Noi ti lodiamo. Noi ti riteniamo un grande, ma come mai non ci lasciamo convincere che quanto tu ci dici e ci chiedi sia la nostra vera vita?
Il male che c’è in noi, e che noi troppo raramente riconosciamo, ci confonde e ci fa dire che tu non sei venuto per liberarci, ma sei venuto a rovinarci.
Tu entri di sabato, nella sinagoga della nostra esistenza. E quando entri ci accorgiamo subito di essere persone possedute da un demonio immondo.
Ci sembrava che tutto in noi fosse perfetto. È vero tante cose vanno storte, ma è a causa del mondo, della cattiveria della gente, non è certo colpa nostra se le cose non viaggiano bene. Noi vorremmo che andassero in una direzione diversa, in una direzione più vera. Ma chi siamo noi di fronte ai tanti che remano dalla parte opposta?
Se tu entri nella sinagoga della nostra esistenza subito ci accorgiamo che tutto questo non è vero, o non è totalmente vero. Tu metti in evidenza il male che c’è in noi.
A questo punto noi ci ribelliamo. Messi di fronte alla verità delle cose ci ribelliamo e ce la prendiamo non più con gli altri ma con te.
Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Stavamo così bene. È vero tante cose non andavano ma ci sapevamo difendere, e poi eravamo di casa. Era chiarissimo che il male non eravamo noi, che noi facevamo le cose bene e perfettamente. La tua venuta di sabato nella sinagoga della nostra esistenza, stravolge tutti i nostri schemi e le nostre aspettative. Sei venuto a rovinarci perché non è più così evidente che noi siamo i buoni e gli altri i cattivi, gli stati canaglie. Non è più così chiaro che noi facciamo le guerre giuste mentre gli altri, che si difendono con le unghie dalle nostre aggressioni armate e supertecnologiche, sono solo dei terroristi. Non è più così chiaro e allora ci arrabbiamo e ti puntiamo a dito come colui che è venuto a rovinarci. Mentre, lo sanno tutti anche se non si può dire, tu sei venuto solo per donarci la salvezza.
Lo sanno tutti, e lo diciamo: sei venuto a rovinarci? So bene chi sei: il Santo di Dio. Lo sappiamo, ma crediamo allo stesso tempo che sei venuto a rovinarci perché tu stravolgi le nostre solide e solite categorie. Tu non ci stai a dire che noi siamo i buoni e gli altri i cattivi. Tu non ci stai a dire che la colpa è tutta degli altri mentre noi siamo perfetti e facciamo tutto bene.
Ma la tua risposta di fronte a questo ennesimo attacco ci stupisce ancora una volta. Tu non ti lasci intimidire dal male; tu non ti lasci travolgere dalla spirale di violenza che è generata dal ricercare a tutti i costi di chi sia la colpa pur di non prenderci le nostre responsabilità.
Tu non ci stai e ci stupisci parlando ancora una volta con autorità, insegnando con la tua vita. E dici: Taci! Esci da costui.
Tu sei venuto per darci la salvezza, e non perdi occasione per dimostracelo. Tu sei venuto per liberarci dagli ostacoli che ci impediscono di venire a te, e fai risuonare dentro di noi la tua parola di grazia, parola che ci libera dal dominio del maligno.
Sappiamo e conosciamo sempre più la nostra incredulità, o Signore.
Ma quest’oggi vogliamo dirti che crediamo in te, che desideriamo te. Vogliamo gridare con la nostra esistenza che tu sei il Santo. Ti chiediamo di venire in noi e in mezzo a noi, di stravolgere le nostre abitudini così negative per la nostra esistenza e così appariscentemente belle.
Donaci la grazia di sapere comprendere quello che è oro e quello che è solo latta che brilla. Donaci la grazia di saperlo riconoscere e di riuscire a scegliere te che sei la via, la verità e la vita.
Grazie, Signore!
Non sempre è il demonio che soffoca la nostra umanità.
Spesso sono cose più vicine: la sete di potere, di denaro, di successo.
A volte è il nodo delle nostre depressioni, delle nostre paure.
A volte è il tumulto delle parole di coloro che hanno un intento preciso, quello di portarti nel gregge.
E gridano e gridano e gesticolano, come il demonio del vangelo.
“Taci”! Gesù zittisce quelli che ti gridano intorno.
E nel silenzio, nel silenzio del tuo cuore, ti restituisce nella tua dignità, ti ridona un cuore di uomo e donna liberi.
Casati
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
29 Novembre 2025 Luca 21, 34-36
La veglia che ci propone Gesù è un vivere nella preghiera continua, intesa non come recita ininterrotta di formule, ma come il coltivare un rapporto cuore a cuore col Padre, l’unico che può alleggerire il nostro cuore nonostante tutte le fatiche della vita. Allora, «comparire davanti al Figlio dell’uomo» non sarà presentarsi davanti ad un giudice, ma incontrare finalmente l’amico che ci ha accompagnato e sostenuto in tutti i nostri passi, nonostante tutte le nostre cadute. Se attendiamo questo, la veglia non potrà che essere attesa di gioia.
Dehoniani
28 Novembre 2025 Luca 21, 29-33
Come c’è un compimento in natura c’è anche un compimento dentro di noi.
La stagione di Dio arriva. Siamo nati per questo, per generare frutto, per portare a maturazione
il divino che si cela nella scorza umana. Non ci si può accontentare di restare al di qua del proprio potenziale celeste.
Non si può arrestare questa gravidanza, questa gestazione in cui ci troviamo catapultati con la nascita.
Non nasciamo compiuti, nasciamo divinamente abbozzati: se ci arrestiamoin questo assorbimento di perfezione divina
impediamo a Dio di essere Dio e a noi di essere Figli.
E. Avveduto
27 Novembre 2025 Luca 21, 20-28
La nostra libertà ha bisogno di essere continuamente liberata. Per questo occorre “alzare il capo”: è la prospettiva dell’uomo libero che si identifica nel Figlio dell’Uomo, cioè in Dio stesso il quale, a sua volta, si identifica nell’ultimo, in colui che continua a rappresentare oggi il crocifisso. Se in ogni persona vediamo l’uomo, se nell’emigrato, nel carcerato vediamo l’uomo, se nell’oppresso vediamo l’uomo, se nel malato, nel nudo vediamo l’uomo, vediamo il nostro fratello, perché siamo tutti umani.
L. Locatelli
Giovanni Nicoli | 5 Settembre 2023