Luca 5, 33-39

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».

Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

Che bella pazzia quella di volere fare rientrare ogni esperienza di vita in categorie da noi vissute e scelte, facendo diventare assoluto ciò che assoluto non è. Sì, perché Dio solo è assoluto.

“Ascolta Israele, il Signore è il solo Dio, il Signore è uno”: a questo tutto asservirai. Ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze e il prossimo tuo come te stesso.

Non si può mettere il digiuno al primo posto, al di sopra di Dio ascoltato e amato nel fratello. Se noi mettiamo un comando, una usanza, una categoria di giudizio come il digiuno a giudizio del fratello, noi mettiamo il digiuno al posto di Dio, al posto dello sposo. La frittata in tal modo è fatta: diveniamo idolatri. Usiamo Dio per i nostri fini e per giustificare i nostri schemini di vita sempre più lontani dalla realtà e sempre più gretti.

Diventiamo, in fondo, gente che strappa “un pezzo da un vestito nuovo”. Cosa demenziale da subito, al di là dell’uso che poi andremo a fare. Strappare un pezzo da un vestito nuovo, significa rovinare il vestito nuovo. Rovinare un vestito nuovo per andare ad aggiustarne uno vecchio che non può sopportare la forza della tela nuova. Una forza che strappa la tela vecchia e lo strappo diventa peggio dello strappo vecchio.

“Al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo”, ma questo noi continuiamo a non comprenderlo, continuiamo a mettere il nuovo sul vecchio.

Molte delle nostre riforme e controriforme religiose o sociali sanno di strappo. Non ci lasciamo cambiare di dentro e andiamo a mettere qualche rappezzo ad una realtà che non sopporta alcun rappezzo, perché è cambiamento.

Ci intestardiamo a fare delle riforme strutturali statali ed economiche e non ci accorgiamo che la realtà è già lontana mille miglia da noi. Non c’è bisogno di riforma, c’è bisogno di un cambio radicale. Ogni riforma, in fondo, vuole salvare il vecchio facendo dei piccoli o grandi adattamenti. Ogni riforma ha bisogno di vittime che paghino per tutti. Il cambiamento è aria nuova nella stanza, è vita nuova nella nostra esistenza. Ogni volta che vogliamo apportare del nuovo nella nostra vita noi rischiamo di fare un buco, anche economico, più grande del precedente. Naturalmente non nelle casse di chi è ricco, quello si arricchisce ancor più. Facciamo un buco più grande nella vita dei poveri già affaticati dallo strappo vecchio.

Continuiamo a volere bere il vino vecchio che è buono, che è invecchiato, rischiamo di perdere però quello nuovo. Ma, soprattutto, in nome della salvaguardia di ciò che è vecchio, usiamo otri vecchi per il vino nuovo. Così perdiamo sia gli otri vecchi come il vino nuovo.

Anche i valori più belli o rimangono subordinati al nostro rapporto con Dio oppure rischiano di essere messi al posto di Dio. Rincorriamo i nostri peccatucci dimentichi dell’unico vero peccato che è quello di metterci al posto di Dio.

Ricerchiamo Dio e la sua giustizia, tutto il resto ci verrà dato in più.

Tutto deve essere in ordine ad una migliore e maggiore intimità con Dio, nulla può essere fine a se stessa e in ordine alla realizzazione di qualsivoglia cosa o impresa bella.

Stiamo attenti a non strappare vestiti nuovi di pacca per tentare di salvare inutilmente vestiti vecchi, logori e lisi che non hanno più consistenza al giorno d’oggi. E ritorniamo, ritorniamo al centro di ogni cosa buona e nuova: al Dio della misericordia che spalanca ogni giorno le sue braccia illuminando l’interno della nostra casa, della nostra vita.

Nel mangiare, nel bere, nell’amare, nel vestire, in questo vino nuovo, in queste strutture nuove, non abbiate paura della novità, il bello ha sempre da venire. Perché Dio è infinito, è amore infinito e quel che hai è niente rispetto a quel che viene. E non aver paura di questo.

Fausti

 

Se è vero che abbiamo incontrato qualcosa di vero e di nuovo nella nostra vita, allora dobbiamo essere disposti a cambiare mentalità, ad agire diversamente, a vivere in maniera nuova. Senza di questo siamo già certi che quella novità non diventerà gioia ma solo un’ennesima mortificazione della vita.

M. Epicoco

 
 
 

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