Luca 8, 1-3

In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.

C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

Accogliamo l’invito di questo brano evangelico che ci parla dell’attività missionaria di Gesù, un’attività che diventa specchio della stessa attività dei discepoli ad essere anche noi missionari come è stato missionario Gesù stesso.

Questo brano introduce il capitolo ottavo che è un capitolo incentrato sull’ascolto ed è un brano che ci presenta Gesù, i discepoli e le donne.

Sono tre modi di essere missionari che erano ben distinti per categoria e sesso. Sono tre modi che allo stesso modo, nei giorni moderni, ci invitano ad essere il più possibile missionari con tutte le nostre forze.

Innanzitutto il brano ci presenta la persona di Gesù che andava per città e villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio.

È un Gesù itinerante quello che ci viene presentato. Questa itineranza di Gesù dovrebbe essere il modello anche per la chiesa che continua a portare avanti questo annuncio. Il non legarci ad un posto, il non legarci a delle persone, il non crearci un nido nel mondo occidentale perché si hanno più mezzi economici, ma l’andare.

Nel momento in cui si è stabilita una comunità cristiana è necessario andare ad annunciare ad altri la buona novella e lo stesso deve fare la comunità nuova che è nata. Infatti se una comunità non diventa missionaria muore per asfissia, si soffoca da sé. Guardiamo le nostre comunità parrocchiali: sopravvivono aspettando la loro morte perché nessuno ne può più di continuare un tran tran che non dà vita e che diventa sempre meno significativo per la vita.

Dunque itineranza esterna, itineranza del cuore.

Il brano poi ci presenta i discepoli che stanno con Gesù, stanno in compagnia di Gesù, facevano la sua stessa vita e attività. Questa loro familiarità con Gesù è la sorgente del loro apostolato e del loro annuncio inteso ad aggregare molti altri alla famiglia del Salvatore, alla famiglia degli ascoltatori della Parola.

Attraverso la loro testimonianza Gesù giunge fino a noi e noi possiamo stare con lui. Lo stare con Gesù non è una perdita di tempo, come troppi pensano e come troppi praticano. Lo stare con Gesù è abitare nella casa della Sapienza, è attingere alla fonte dell’acqua viva, è mangiare lui che è Pane, tutte azioni queste che ci rendono come lui: itineranti e sapienti nell’annuncio sulle strade della vita, non nelle sacrestie.

Da ultimo ritroviamo le donne che sono abilitate a seguirlo insieme ai dodici: cosa non proprio accettata ai tempi di Gesù. donne guarite da spiriti e infermità che a quei tempi escludevano chiunque dalla realtà sociale.

Con la loro presenza e il loro servizio donano a questa piccola comunità pellegrinante la possibilità di vivere. Svolgono una funzione materna di attenzione essenziale. Quando penso a me e alla mia comunità: se ogni anno non ci fossero tantissimi benefattori che ci sostengono, dovremmo chiudere baracca e burattini. Non dureremmo un anno in più. Non saremmo servitori di coloro a cui siamo mandati. Non avrei possibilità di muovermi, non avrei possibilità di annunciare, non avrei possibilità di accogliere. Nella comunità cristiana questa è e rimane una funzione essenziale per molti annunciatori del vangelo: uomini o donne che siano. Se non vi fossero queste persone dovremmo chiudere le missioni e ogni opera sociale da noi sostenuta. Ciò che fa la differenza non sono le cose più o meno date ma il cuore che riempie ogni vicinanza.

Queste tre funzioni, o presenze, non sono proprie di una categoria, ma sono proprie di ognuno di noi. Non è che gli uomini annunciano e le donne sostengono economicamente. Anche se il più delle volte avviene così perché le donne sono più materne e più attente a certi bisogni e più generose, non sono destinate solo loro a questa funzione come non sono destinati solo gli uomini a questa funzione.

Questa dunque è la vera famiglia di Gesù: coloro che ascoltano e mettono in pratica. In questo brano viene mostrato come l’ascolto che la Parola richiede consista nello stare con Gesù, nel camminare con lui e per lui, nel servire lui e i fratelli.

“Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva.”

Michela Murgia

 

La comunità terrena di Gesù è una comunità di uomini e di donne. Uomini e donne che in Gesù hanno scoperto e conosciuto colui che sana e salva. Uomini e donne che hanno sperimentato sulla loro pelle, nella loro psiche, nel loro spirito, nel loro cuore che Gesù è colui che libera da ogni schiavitù e catena, malattia, paura, inganno.

Spoladore

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21 Febbraio 2026 Luca 5, 27-32

Il tuo amore è sceso su di me come un dono divino, inatteso, improvviso, dopo tanta stanchezza e disperazione.

Fëdor Dostoevskij

Gesù cerca il peccatore che è in me.

Non per assolvere un lungo elenco di peccati,

ma per impadronirsi della mia debolezza profonda.

E lì incarnarsi.

Ermes Ronchi

20 Febbraio 2026 Matteo 9, 14-15

“Tornare all’ essenziale significa domandarci che cosa davvero ci fa vivere.

Significa avere il coraggio di lasciare andare ciò che ci distrae dall’ amore.

Significa riconoscere che non tutto ciò che brilla è luce e che non tutto ciò che riempie sazia il cuore.

Credo che a questo serva il digiuno, che questo tempo ci propone: a ricordarci cosa ci fa vivere davvero

e a verificare quante cose accumuliamo pur di stordirci, di anestetizzarci, di non sentire il vuoto che ci abita.

Digiunare non è mortificarsi, ma liberarsi. E per vivere tutto questo occorre intensificare la preghiera”.

Mimmo Battaglia

19 Febbraio 2026 Luca 9, 22-25

Scegliere è il più grande onore che abbiamo e il fatto di non tirarci indietro nella capacità di decidere e nella volontà di essere fedeli sarà il segno che non siamo dei servi, ma siamo dei figli capaci di essere sempre più fratelli. Se matureremo interiormente in questa attitudine, allora la «croce» non solo non ci spaventerà più, ma sarà il segno inequivocabile della nostra libertà.

M. D. Semeraro

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