Luca 9, 1-6
Convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demoni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi. Disse loro: “Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro”. Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.
Non siamo più capaci di uscire per strada nudi. Per essere nudi ci ritagliamo al massimo dei momenti in qualche spazio di mare o in qualche momento in casa. Ma nudi non si cammina per strada. Ci siamo talmente complicati la vita, che abbiamo continuamente bisogno di coprirci e di assicurarci. Non è tanto e solo questione di pudore, è anche questione di libertà. Non è la nudità fisica quella di cui parliamo, anche, ma soprattutto la nudità del cuore, la nudità della fede, la nudità povera.
La nostra educazione umana e cristiana, ci ha insegnato a diffidare. Siamo educati a diffidare dell’altro, siamo stati educati a diffidare del corpo, siamo stati educati a diffidare delle reali intenzioni mie e dell’altro. Le difficoltà e i pericoli ci sono, nessuno lo mette in dubbio, ma il problema non sta tanto nel negare o nell’affermare peccati e pericoli, quanto invece educarci a come viverli e affrontarli. Mi pare che l’atteggiamento del difenderci da loro, semplicemente allontanandoci da loro, forse ci aiuta a non cadere in quella data tentazione, ma rischia il più delle volte di farci cadere in un altro pericolo: quello della chiusura, della non maturità, della non vita.
La nudità, il mostrarci a noi stessi, prima ancora che agli altri, per quello che siamo ci permette di vederci in modo reale. Belli non brutti, dentro e fuori, il punto sta nella risposta che io do a questa realtà. La mia risposta è di negazione di quanto c’è? Non mi guardo? Mi nascondo? Mi copro? Non mi faccio vedere? Mi mostro diverso da quello che sono imbellettandomi? Forse faccio bella figura, ma io rimango quello che ero e non maturo di una virgola quanto sono. Rischio l’imbiancatura del sepolcro.
Ne consegue che andrò spasmodicamente sempre più alla ricerca di sicurezze esterne, di sovrastrutture. Avrò sempre più bisogno di una esagerata sicurezza economica; avrò bisogno sempre più di poter spendere; avrò bisogno di appoggi di gente importante, che prima o poi ti presenta sempre il conto, perché i grandi non sono capaci di benevolenza gratuita. Nella mia testimonianza di vita e di vita cristiana, cercherò strutture sempre più importanti dove potermi rinchiudere e dove gli altri debbono venire. Se gli altri non vengono in chiesa, all’oratorio, in canonica, sono lontani e lontani li tengo con una religione più strutturata ma sempre meno umana.
Cosa difficile la nudità, ma è una via di libertà e dunque di scelta di fede. Il Signore manda i suoi discepoli ad annunciare il regno e a guarire i malati. Gli apostoli non costruiscono una sala conferenze, non fanno pubblicità, non costruiscono neppure un ospedale: semplicemente escono e girano di villaggio in villaggio, di via in via. E io sono certo che questo andare sia uno dei segreti della nostra vita cristiana al giorno d’oggi. Non organizzare nulla in un luogo dove la gente deve venire, ma andare laddove la gente c’è. Camminare per strada, andare nelle case, andare negli ospedali, andare nei negozi, andare nei bar. Andare, e andare nudi, non prendendo “nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro”, senza portarci due tuniche. Andare e andare nudi.
Questo significa, innanzitutto, avere il coraggio di incrociare i nostri passi coi passi dei fratelli. Ciò significa incrociare la nostra vita e la nostra sofferenza con la vita e la sofferenza dei fratelli. Ciò significa essere disponibili a lasciarsi toccare, a lasciarci avvicinare. Ciò significa uscire. Nessuna strategia se non quella dell’incontro. Poi vi potrà essere una riflessione strategica, ma solo poi e senza che questa ricerca sia una ricerca per metterci al sicuro e perdere la nudità della nostra vita e del messaggio.
Questo significa, poi, andare nudi, cioè essenziali nei mezzi di sussistenza e nei mezzi per andare. Essenzialità dei mezzi significa non basare la nostra azione sulla potenza dei mezzi, che nel momento in cui sono potenti qualcuno rischia sempre di schiacciare. Significa invece vivere una radicale e nuda fiducia in Colui che ci invia ogni giorno quando ci invita ad uscire da casa e dalle nostre sicurezze.
Usciamo e andiamo: un’azione che forse compiamo ogni giorno. Ma usciamo e andiamo nudi, liberi da ogni costrizione e sicurezza, per, nella nostra nudità, potere incrociare il cammino del prossimo e potere annunciare la vicinanza del regno. E nell’annuncio rimanere in cammino con il prossimo per accogliere la guarigione, la liberazione.
Non rimarremo turbati neppure dal rifiuto, perché liberi nel donare saremo liberi da ogni eventuale risposta positiva o negativa che sia. Tanto sappiamo che il seme gettato prima o poi germoglierà, al di là di ogni apparenza, anzi liberi da ogni sicurezza di risultato.
Fidati della Parola: è quella la tua àncora, la tua stampella, il tuo bastone del comando di te stesso, il tuo vincastro per essere il pastore di te stesso. Basta il nome di Gesù, su di Lui potrai appoggiarti, con Lui potrai avanzare e riposare.
Pablo D’Ors
Annunciare in povertà il Regno significa accontentarsi di gustare quel pane sempre presente, che basta al cammino e alla condivisione di ogni giorno.
Pasolini
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5 Ottobre 2025 Luca 17, 5-10
Proviamo a passare dall’essere utile all’essere e basta.
Non dobbiamo salvare il mondo, è già salvo, noi possiamo amarlo con un granellino di pace in più, se sappiamo stare dentro la vita senza bisogno di ambizione, con la nostra piccola fede storta e zoppicante.
Ermes Ronchi
Se avessimo fede come un grano di senape saremmo in grado di “spostare” le dittature e i sistemi ingiusti (anche quando portano il nome fasullo di “democrazie”), un sistema economico liberista che uccide ed umilia, le istituzioni e le regole che opprimono l’uomo (anche nella nostra Chiesa cattolica!).
Ma di fede, quella vera, non ne abbiamo e quindi non spostiamo nulla!
Quindi la fede che ci manca oggi, e che ci mancava ieri, non è una “fede religiosa” (che spesso si confonde con una prassi religiosa) ma una “fede totale” che coinvolga tutto il nostro essere!
P. Zambaldi
4 Ottobre 2025 Matteo 11, 25-30
Io sono piccolo, fragile, indifeso. Posso sbagliare, commettere errori, anche per ingenuità, leggerezza. Allora, prendo tutto me stesso e mi abbandono all’universale fluire delle cose, perché in fondo sono solo un minuscolo granello dell’universo. Affido a Dio queste mie paure. E se davanti alla sua onnipotenza, riesco a riconoscere la mia infinita piccolezza, cosa mai può essere la mia ansia, o la mia paura del futuro, cosa potrà mai farmi la sofferenza?
Giovanni Allevi
Se la nostra vita spirituale è pesante, forse vuol dire che non la stiamo vivendo nella relazione con Gesù, ma nella ricerca esasperata di una spiegazione. A fare i sapienti ci si stanca! Se siamo umili invece viviamo nella leggerezza di chi si sente affidato a un Altro.
G. Piccolo
3 Ottobre 2025 Luca 10, 13-16
Guai a te se non reimpari ogni giorno ad ascoltare il Signore che parla alle profondità del tuo cuore. Guai a te. La disumanità prende ogni giorno il sopravvento se non ritorni in te con un cuore attento e in ascolto. Guai a te se ogni giorno non ti fai questo favore. È un favore che facciamo a noi stessi, non certo a Dio.
Ascoltare per comprendere, ascoltare per discernere, ascoltare per scegliere, ascoltare per fare spazio, ascoltare per fare pulizia, ascoltare per potere ritrovare il gusto dell’obbedienza al bello che ogni giorno il Signore ci dona e ci propone.
PG
Giovanni Nicoli | 25 Settembre 2024