Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Gesù indurisce il suo volto e si dirige verso Gerusalemme: ha deciso, ha deciso di andare nella tana del lupo, ha deciso di donare la sua vita per i fratelli, ha deciso di essere perfetto nella misericordia come è perfetto il Padre suo e nostro che è nei cieli.
Ha deciso, e nulla potrà distrarlo da questa sua decisione.
Una cosa chiara e ben fatta. Noi che siamo abituati a correre dietro a mille cose senza concluderne nessuna e rimanendo poi con quell’amaro in bocca che dice che abbiamo fatto molto ma girando a vuoto come un macinino senza caffè dentro, Gesù ci richiama ad una cosa sola che dà unità a tutta la nostra vita.
Non ha tempo per stupidaggini varie, non ha tempo di fermarsi a fare una guerra di religione contro i samaritani che lo contrastano e non lo vogliono accogliere: non ha tempo. Non ha tempo perché tutto il suo tempo è ormai orientato ad andare a Gerusalemme per donare la sua vita. Ciò che favorisce questo, riceve attenzione, ciò che distoglie da questo, perde di importanza.
Anche la posizione dei samaritani è chiara e degna di rispetto: vai a Gerusalemme? Non ti vogliamo. È chiara anche se non nasce da una vera comprensione della posizione di Gesù, ma è chiara e degna di rispetto.
Per loro Gesù va a Gerusalemme, città tanto odiata. Gesù va a Gerusalemme per morire per loro, per dare la vita per loro, per questo non può fermarsi a giustificare una guerra di religione che i suoi discepoli vorrebbero fare.
Se facesse questo smentirebbe la sua scelta, quella di dare la vita. Sarebbe una cosa bella ed importante fermarsi per chiarire il fatto che lui non va a Gerusalemme per chissà quale motivo, ma che lui va a Gerusalemme per donare la sua vita per loro.
Ma sarebbero solo chiacchiere, mentre Gesù a questo punto termina il momento dell’annuncio della Parola ed entra nella testimonianza. Va a Gerusalemme dove dirà con la vita l’essenzialità del dono della propria vita per i fratelli. Testimonierà con la sua vita che c’è più gioia nel dare che nel ricevere e che se il chicco di grano caduto in terra muore porta frutto, se non muore rimane da solo.
Le nostre guerre di religione sono tutte finalizzate a dimostrare di chi è il vero Dio e chi ha veramente ragione e in nome di questo si bombardano i civili e si tagliano le teste a gente inerme.
Dio testimonia la sua supremazia con la concretezza dell’amore e del dono: vince perdendo, vive morendo.
Credo che nella vita ci sia bisogno del coraggio, di indurire il proprio volto come quello di Cristo. C’è bisogno di indurirci nella sequela dell’unico amore scegliendo di abbandonare l’indurimento del nostro cuore, un indurimento del cuore che è chiusura e che è guerra dichiarata verso l’altro.
Essere chiari nella scelta di vita e di amore crea chiarezza in noi e nell’altro.
Forse non siamo più abituati a dire chiaramente quello che pensiamo con libertà, consegnandolo poi in mano all’altro perché anche lui possa dare una risposta libera e sincera, una risposta che non necessariamente soddisfa le nostre attese: una risposta chiara come quella dei samaritani.
Domandiamo oggi la grazia di potere essere chiari e decisi nell’orientare la nostra esistenza non perdendoci in mille meandri ma vivendo le mille cose che ogni giorno siamo chiamati a vivere come luogo dove concretizzare la nostra scelta.
È il cammino che compiamo che plasma il nostro volto, che scolpisce la nostra faccia. La decisione di andare fino in fondo al cammino si traduce nei lineamenti del volto, nella contrazione dei muscoli facciali, nel serrarsi della mascella, nel raccogliere le proprie energie e concentrarsi sul fine da perseguire e da cui non lasciarsi distogliere.
Manicardi
Essere chiari nella scelta di vita e di amore crea chiarezza in noi e nell’altro.
PG
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
29 Novembre 2025 Luca 21, 34-36
La veglia che ci propone Gesù è un vivere nella preghiera continua, intesa non come recita ininterrotta di formule, ma come il coltivare un rapporto cuore a cuore col Padre, l’unico che può alleggerire il nostro cuore nonostante tutte le fatiche della vita. Allora, «comparire davanti al Figlio dell’uomo» non sarà presentarsi davanti ad un giudice, ma incontrare finalmente l’amico che ci ha accompagnato e sostenuto in tutti i nostri passi, nonostante tutte le nostre cadute. Se attendiamo questo, la veglia non potrà che essere attesa di gioia.
Dehoniani
28 Novembre 2025 Luca 21, 29-33
Come c’è un compimento in natura c’è anche un compimento dentro di noi.
La stagione di Dio arriva. Siamo nati per questo, per generare frutto, per portare a maturazione
il divino che si cela nella scorza umana. Non ci si può accontentare di restare al di qua del proprio potenziale celeste.
Non si può arrestare questa gravidanza, questa gestazione in cui ci troviamo catapultati con la nascita.
Non nasciamo compiuti, nasciamo divinamente abbozzati: se ci arrestiamoin questo assorbimento di perfezione divina
impediamo a Dio di essere Dio e a noi di essere Figli.
E. Avveduto
27 Novembre 2025 Luca 21, 20-28
La nostra libertà ha bisogno di essere continuamente liberata. Per questo occorre “alzare il capo”: è la prospettiva dell’uomo libero che si identifica nel Figlio dell’Uomo, cioè in Dio stesso il quale, a sua volta, si identifica nell’ultimo, in colui che continua a rappresentare oggi il crocifisso. Se in ogni persona vediamo l’uomo, se nell’emigrato, nel carcerato vediamo l’uomo, se nell’oppresso vediamo l’uomo, se nel malato, nel nudo vediamo l’uomo, vediamo il nostro fratello, perché siamo tutti umani.
L. Locatelli
Giovanni Nicoli | 3 Ottobre 2023