In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?».
Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo».
E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».
Viviamo una situazione che si fa sempre più difficile. Lo scontro tra Gesù e le autorità Giudaiche è sempre più accentuato. Ciò che Gesù compie rischia di sovvertire l’ordine di potere che gira intorno al tempio. L’azione purificatrice di Gesù, compiuta nel tempio, mette in dubbio. L’azione di Gesù è per lo meno un’azione non lecita e non autorizzata. Capi dei sacerdoti, scribi, farisei, si sono alleati per mettere in castagna Gesù e trovare un motivo per poterlo arrestare e screditare.
Gesù non risponde alla loro domanda. Sarebbe servito a qualcosa? Vi sono delle situazioni in cui il cuore delle persone è talmente chiuso e gretto che è inutile ogni spiegazione, anzi ogni cosa che fai e dici viene ritenuta contro di te perché inserita in uno schema di pensiero ben preciso.
Gesù tenta di aprire questa chiusura prendendo il problema alla larga. Parliamo del Battista, il suo precursore, e vediamo se almeno riconoscono l’autorità del suo battesimo. Presi come sono dalle loro trame di potere, non sono liberi di esprimere ciò che veramente pensano. Alcuni pensavano che il Battista fosse profeta venuto da Dio e si sentivano traditori per non avere fatto nulla per salvarlo. Altri pensavano che il Battista fosse un impostore ma politicamente non potevano affermare ciò perché la gente sarebbe insorta contro di loro. Non sono liberi di dire, non sono liberi di capire, non sono liberi di accogliere la verità.
Se rimane chiusa la strada del Precursore, immaginiamoci la strada di Colui che viene dopo e che vorrebbe rinnovare il culto del tempio, riportando la Legge nel suo vero alveo e rilanciando la centralità dell’uomo e del suo rapporto con l’amore di Dio.
La risposta evasiva delle autorità è segno di chiusura, come è segno di chiusura quando noi siamo evasivi. È inutile affermare da dove viene l’autorità di Gesù che era già chiara dalle sue azioni. Meglio tacere e andare oltre, pur sapendo che tutto ciò complicherà ancor più la posizione di Gesù e porterà ad un innalzamento della tensione fra Lui e le autorità preposte.
Ma il Signore non smette di stupirci e ci porta continuamente al cuore della questione. Il cuore della questione è il nostro cuore e il motivo profondo per cui agiamo. Non si ferma alle domande più o meno vere che gli vengono poste ma guarda allo scopo per cui vengono poste.
È chiara l’intenzione dei capi di volerlo fare fuori, ma è soprattutto chiara la loro chiusura nei confronti di Gesù: non vogliono accogliere ciò che lui è venuto a testimoniare come non hanno voluto accogliere la testimonianza di Giovanni Battista. E come hanno lasciato che il Battista venisse eliminato dalla stupidità del potere così si daranno da fare perché anche Gesù possa venire eliminato.
Sono ciechi, ma non riconoscono la loro cecità; Gesù tenta di portarli a comprendere che senza il riconoscimento delle loro chiusure non andranno lontani e non potranno accogliere il dono di Dio.
Ancora una volta i capi si smarcano: non si compromettono, non vogliono ammettere che hanno sbagliato con Giovanni Battista e che stanno compiendo lo stesso errore con Gesù. Vorrebbero negare l’origine divina del Battista ma hanno paura della gente che lo considerava uomo di Dio; vorrebbero dire che veniva da Dio ma si sentirebbero accusati di incredulità.
Il Signore ci invita a ricercare sempre la verità anche se scomoda. Una verità non statica, da iperuranio, ma dinamica, vitale, una verità incarnata. Sì perché dopo l’Incarnazione di Gesù la verità o è incarnata, impastata di terra e umanità, oppure verità non è. Sarebbe una cosa teorica e spirituale che non incontra la vita.
Gesù da ricco che era si è fatto povero. Lui dalla Trinità è uscito per incarnarsi e diventare uno di noi. Lui: il Verbo che si è fatto uomo. Lui che stava di fronte al Padre, eterna verità, ha arricchito questa stessa verità con l’umanità creata e rinnovata.
Lasciamoci provocare alla verità per essere sempre più Lui e con Lui.
Quando ascoltiamo l’altro, se invece di controbattere, rispondiamo alle domande implicite o esplicite dell’altro, cambiamo noi. Nasce il dialogo!
Fausti
La vita spirituale è impraticabile nell’ipocrisia. Bisogna prima deporre le maschere, e poi si possono ricevere davvero le risposte che cerchiamo.
M. Epicoco
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