Marco 8, 11-13

In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.

Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».

Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

 

Un segno! Cosa è un segno? Un segno indica una certa realtà e una certa presenza. A volte questo segno è chiaro e immediato, alle volte invece è velato. A volte un segno è chiarissimo per una persona, nel suo significato, mentre è oscuro per un’altra.

Un profumo può essere segno di una presenza per l’uno mentre è indifferente per l’altro.

Il problema non è tanto avere o non avere, vedere o non vedere dei segni, il problema è riuscire a cogliere questi segni ed essere capaci di cogliere quanto ci sta dietro.

Ancora: è necessario capire quale significato non solo il segno ha, ma quali sono i significati che noi diamo a quel segno.

Un bosco può essere un segno di natura. Ma io posso vedere il bosco come una bellezza in cui passeggiare oppure come uno strumento per fare soldi attraverso il taglio degli alberi.

La stessa realtà acquista significati diversi.

Il mondo è pieno di segni, ed in particolare è pieno di segni di Dio. In queste realtà noi nuotiamo e viviamo. Molti di noi queste realtà manco le vedono. Molti altri non le sanno capire ed interpretare. Altri ancora le vedono solo come qualcosa che possono sfruttare oppure no!

Alla generazione dei tempi di Gesù non viene dato alcun segno non perché non vi sia, ma perché sono innanzitutto incapaci di coglierli e di vederli. Sono talmente ottusi, come d’altronde siamo noi, che non riescono a vedere che il loro vivere avviene perché è pieno di segni di presenza di Dio.

Dovremmo diventare dei detective che sanno scoprire in ogni momento della propria esistenza questi segni di presenza e li sanno poi condurre al Creatore che ci riempie del suo amore perché noi possiamo vivere la nostra esistenza.

Molte volte, anche all’interno delle nostre comunità cristiane, si va alla ricerca dei segni. Una ricerca morbosa finalizzata solo per poi potere rimanere come prima, per poi non cambiare nulla della nostra esistenza, per illuderci che, visti certi segni, noi siamo a posto, siamo salvi.

Sembriamo come quella vecchia zittella in perenne attesa di qualcuno che gli chieda la mano. Ma lei non lo aspetta per dire di sì e potersi sposare, ma per poterlo rifiutare, per sentirsi potente e forte, una vera gran dama.

I segni perché li cerchiamo? Per potere rifiutare il Signore dei segni oppure per accettare la sua richiesta di matrimonio?

L’invito che possiamo accogliere dal vangelo di oggi potrebbe essere dunque questo: quello di non andare alla ricerca morbosa di segni, di miracoli, ma di saperli vedere presenti nella nostra esistenza, nel nostro quotidiano. Siamo invitati a coglierli e a sapere vedere oltre, Colui che attraverso questi segni manifesta il suo amore per noi. Un amore che chiede di sposarci con lui, di essere totalmente per lui e con lui.

Chiedere un segno è infedeltà a Dio e primo passo verso l’allontanamento da Lui. Credere a questa tentazione maligna ci riporta ad una paralisi di vita dove i segni di credibilità non sono mai sufficienti, non ci bastano mai, dove siamo costretti a correre da una parte all’altra per ricercare una conferma alla nostra credibilità.

PG

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