Matteo 10, 16-23
 

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: 

«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. 

Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. 

Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.

Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».

Ho ascoltato il vangelo oggi mentre camminavo tra gli alberi in giardino: mi è subito balzato alla mente l’atteggiamento del missionario che cammina.  Mi è risuonato in cuore questo canto intitolato “I santi” di Branduardi che vi propongo come inizio del commento di questo vangelo:

E camminando e camminando
stanno arrivando, stanno arrivando.
E camminando e camminando
stanno cantando, stanno cantando.
E camminando e camminando
stanno gridando, stanno gridando.
Ora le stelle stanno cadendo,
le nostre mura stanno tremando
e camminando e camminando
a piedi nudi ballano i Santi…
Trombe e tamburi ballano i Santi…
A braccia alzate ballano i Santi…
Marciando lenti ballano i Santi…

È il camminare dei santi, è il camminare di ogni cristiano che vive il desiderio della missione, l’essere mandato.

L’annuncio è una gioia prima che un dovere, è condivisione prima che persecuzione. L’annuncio è un camminare danzando, è un incedere avvolto dal canto. È l’annuncio gioioso del cristiano che fa tremare le fondamenta di quelle mura che escludono e che creano barriere con Dio e con il fratello.

La danza, il canto, la gioia, rullo di tamburi e un cammino fatto a piedi nudi, fatto di povertà è l’annuncio della Buona Novella. Buona Novella che rimane tale al di là di ogni difficoltà, al di là di ogni persecuzione. La Buona Novella non dipende dai risultati e dal numero degli adepti, la Buona Novella è Buona Novella perché annuncio della vicinanza del Regno e del fatto che il nostro Dio non è un Dio lontano, ma un Padre che cammina nel giardino della terra con noi.

È nella danza che gli agnelli sanno di andare in mezzo ai lupi. Chi canta prega due volte e chi canta danzando testimonia la gioia dell’essere cristiano che non è una assunzione di doveri ma è vita, è vita nuova. Non più lupi in mezzo ai lupi: è troppo scontato e banale questo modo di vivere; ma agnelli in mezzo ai lupi perché solo così salvaguarderemo l’unica cosa che vale: il rapporto coi fratelli.

Vivere ciò non è segno di stupidità, quanto invece segno di libertà che è dono di semplicità con gli occhi in testa, vedendo con chiarezza la realtà, ma rimanendo fedeli al viverla con la libertà del figlio di Dio.

È grazie a questa libertà che di fronte ai tribunali di ogni tipo che noi uomini siamo così bravi a creare, non importerà la persecuzione, quanto invece la testimonianza che lo Spirito continuerà a sostenere in noi. Perderanno di importanza i tribunali mediatici, i tribunali giornalistici, e quelli giudiziari, e quelli ecclesiastici: tutti luoghi per creare sofferenza e discredito per uccidere una persona dentro. Perderanno di importanza perché rimarrà una cosa sola, quella della danza, cioè del testimoniare la vita nuova, la Buona Novella.

Unica vera richiesta: perseverare in questa danza. Provate a concentrarvi mentre camminate, mentre andate in macchina, mentre scrivete al computer, mentre stendete una relazione o il bucato su una musica e tenete il ritmo in voi, le cose che farete danzeranno e acquisteranno un colore nuovo. Danziamo la danza della vita e tutto acquisterà un colore nuovo, anche i debiti perché la nostra vita non dipende da altro che non sia il canto del Regno.

Buona danza!

L’agnello ha la prudenza di non esporsi al male e la fiducia di vincerlo, quando è esposto. La prima fa evitare il pericolo quando è possibile, la seconda lo fa affrontare quando è inevitabile. 

Silvano Fausti

È nella danza che gli agnelli sanno di andare in mezzo ai lupi. Chi canta prega due volte e chi canta danzando testimonia la gioia dell’essere cristiano che non è una assunzione di doveri ma è vita, è vita nuova. Non più lupi in mezzo ai lupi: è troppo scontato e banale questo modo di vivere; ma agnelli in mezzo ai lupi perché solo così salvaguarderemo l’unica cosa che vale: il rapporto coi fratelli.

 PG

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