Matteo 10, 17-22

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:

«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.

Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.

Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».

Non ricercare la propria difesa né prima, né durante, né poi. Ricercare invece la verità che c’è in noi per poterla testimoniare. Ciò che è importante per ogni uomo, è cercare la verità che c’è nel proprio cuore, non fermandosi ai pregiudizi che spesso albergano nella nostra mente e nel nostro cuore. Abbiamo bisogno di una stella ed è quella stella che il nostro desiderio continuamente ci dice essere mancante. Desiderare significa essere in una situazione in cui ci manca la stella. Questa stella che ci manca è nascosta in noi ed è quella che può illuminare la nostra esistenza.

La stella è la verità dello Spirito che parla in noi. Ritornare ad ascoltare lo Spirito, metterci nella condizione di poterlo sentire non è cosa che si può improvvisare. Ritornare ad ascoltare lo Spirito che parla in noi, che in noi grida “Abbà” Padre, chiede una perseveranza vitale, una perseveranza che dura tutta la vita.

La perseveranza consiste nell’ascoltarlo ascoltandoci e ascoltarci ascoltandolo. Uno degli atteggiamenti che ci aiutano ad imparare a fare questo è quello di smettere di seguire un cammino poco concludente. È il cammino del continuare a pensare che cosa dire. Che cosa dirò se l’altro mi fa quella domanda; che cosa dirò se l’altro mi dice; cosa è più opportuno dire; come mai potrò ribattere.

Il vangelo di oggi, che è concretizzato nella persona di santo Stefano martire, ci indica che la cosa più importante non è focalizzarci sul cosa dire per poterci salvare. Ciò che è più importante è ascoltare lo Spirito che parla in noi per potere testimoniare la verità che grida in noi, che aleggia su di noi, che tanto o poco noi viviamo.

Ascoltare lo Spirito per seguire ciò che è vero, bello, buono e giusto, liberi da ogni necessità difensiva, liberi da ogni paura di non riuscire a difenderci o a difendere Dio e la verità. Dio e la verità non hanno bisogno di difensori. Dio e la verità hanno bisogno di testimoni. Sì, perché l’Amore non può essere difeso, può essere solo testimoniato.

Non importa dove saremo, non importa neppure cosa diremo, non importa se saremo ben preparati teologicamente oppure no, non importa se faremo delle belle lezioni sullo Spirito Santo in preparazione della cresima. Ciò che importa è se siamo testimoni, se lo Spirito Santo trova posto in noi, non come fu per Gesù che nacque dove nacque e venne deposto in una mangiatoia perché non vi era posto per loro alla locanda. Il nostro cuore, la nostra mente, la nostra pancia di cosa sono pieni? C’è posto per lo Spirito oppure c’è una tale folla di cose che lo Spirito viene continuamente zittito e noi ci rendiamo sempre più incapaci di ascoltarlo e di udirlo?

Ascoltare lo Spirito significa divenire capaci di agire secondo Lui e non secondo le nostre paure. Ascoltare lo Spirito che parla in noi significa cogliere la mancanza di stella che c’è in noi, significa cogliere il nostro desiderio. Ascoltare lo Spirito è fare sempre più verità in noi e metterci in rapporto vitale sempre più profondo col Volto di Dio che c’è in noi. Così facendo saremo dello Spirito e figli del Padre. Non avremo bisogno di ricercare dei gesti eclatanti che possano convincere. Così essendo noi saremo testimonianza, un parlare con l’efficacia della Parola, un fare quello che alberga dentro di noi. Ciò di cui preoccuparci non è il fare uscire del vino buono, ma averlo dentro.  Allora, in qualsiasi situazione noi possiamo trovarci sarà lo Spirito che parlerà in noi, non le nostre rabbie, non i nostri pregiudizi, non le nostre piccole verità, non ciò che è utile a difenderci magari svalutando il prossimo. Quando abbiamo bisogno di difenderci significa che la vita in noi scema, significa che siamo meno vivi.

Guardiamo s. Stefano che ha testimoniato la verità gridata in lui dallo Spirito. Noi lo definiremmo un ingenuo e imprudente, e lo è stato. Ma fino alla fine ha testimoniato il Signore, la verità che a lui era stata data dallo Spirito. E lui vide Gesù accanto a Dio. Lui cantò, cantò la vita fino agli ultimi istanti. Lui, lapidato, continuò con perseveranza, fino alla fine a donare la vita che c’era in lui, a donare la sapienza del vangelo in lui ispirata dallo Spirito. Per questo lui fino alla fine gridò il vangelo e gridò a gran voce: “Signore, non imputare loro questo peccato. Detto questo morì” (At 6, 60).

Non importa quello che avverrà e se saremo odiati o amati, ciò che importa è essere veri, nella verità dello Spirito che ci riempie dell’amore del Padre incarnato nel Figlio.

Se superiamo una lettura doloristica del Vangelo ci accorgiamo che riceviamo una costante proposta di libertà: non è la sofferenza a donare grazia, ma è la grazia che permette di non naufragare anche quando arriva la sofferenza.

In questo senso essere testimoni di Gesù non significa fare catechismo alle persone che incontriamo (né stressarle perché facciano quello che a noi sembra opportuno), ma sprigionare la dolcezza del profumo di Vita Buona di cui siamo imbevuti perché chi ci sfiora ne odori la fragranza fino a riempirsi il cuore.

Lanza

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