15 luglio 2021 Matteo 11, 28-30

Giovanni Nicoli | 15 Luglio 2021

Matteo 11, 28-30

In quel tempo, Gesù disse: 

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

È una questione di vita. Cogliere e accogliere la sapienza del Padre che si incarna in Gesù come strumento per vivere in modo umano, è la scommessa del discepolato.

Prendere il giogo del Signore sopra di noi è non tanto scegliere un peso anziché un altro, quanto invece scegliere una modalità di essere e di vivere che fa la differenza. Noi siamo stanchi e oppressi perché affaticati da una modalità di vita che ci sfianca e non ci dona vita; siamo oppressi da una legge non scritta ma che detta i ritmi della nostra esistenza e le scelte della stessa non lasciandoci più tempo né per respirare né per amare.

Imparare dall’Umile e Mite di cuore significa ritornare ad essere piccoli che accolgono il dono. Noi pensiamo di essere adulti solo perché abbiamo sviluppato una sicumera di cose da pensare e da dire che il più delle volte si manifestano solo come lamentela per qualsiasi cosa si muova sul globo. Una sicumera che fa la fortuna dei politici e dietro la quale si nasconde una democrazia che ha perso di senso perché non è più spinta ad una partecipazione responsabile alla cosa pubblica, ma solo da una modalità di avere più voti per avere maggiori opportunità e potere e in tal modo squalificare l’avversario. È una democrazia malata perché è malata la nostra società non più finalizzata al bene comune ma al mio bene.

Accogliere la sapienza del Padre che si gioca nel Figlio incarnato grazie allo Spirito è l’invito che il Signore quest’oggi ci fa. Accogliere l’invito a prendere il suo giogo che all’apparenza sa tanto di fatica e di impegno, è la scommessa della vita cui siamo chiamati a rispondere.

Entrare nella sapienziale dinamica del dono è la scommessa di umanizzazione che il Signore ci chiama a vivere. La dinamica del dono è prima di tutto capacità di aprirci ad accogliere il dono di vita di Dio: Lui che si è fatto uomo ed è morto ed è risorto per noi. L’accoglienza di questa vita ci invita a diventare come Lui giocando la nostra esistenza nel dono. Cosa non facile né tantomeno magica, ma unica via di umanizzazione di una realtà sempre più disumana e schiavizzante per tutti: dai più grandi ai più piccoli.

Accogliere questo dono è il vero ristoro per una vita disarmonizzata e logorante. Accogliere tutta la dinamica del dono con le sue povertà e i suoi limiti, è il vero modo di muoverci e di viverci.

Osservare la Legge è una grande fatica utile solo ad aumentare il nostro fariseismo. Osservare la Legge è cosa inutile perché tanto non ci riusciamo. Osservare la Legge è cosa che non può donare vita, può solo donare affaticamento e, se appena siamo onesti con noi stessi, creatrice di affaticamento perché non riusciamo ad osservarla.

Uscire dalla dinamica della Legge, da qualsiasi parte essa venga, significa accettare la dinamica dell’essere figli ed accogliere, dunque, il dono del Padre.

Questo è il giogo dolce: l’essere figli. Questo è il peso leggero: quello di riconoscere Dio come Padre. Questa è la leggerezza e la dolcezza di una vita che nasce e che trova le sue radici in una dinamica del dono che non ha nulla a che vedere con la magia –se fai questo vedrai che tutto ti andrà per il meglio- e con l’onnipotenza – se sarai bravo niente ti potrà sconfiggere, non vi saranno limiti per te-.

Questa è la dinamica della vita, è la legge della vita che nel donarsi e morire ridona vita laddove vi era solo morte.

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

[/db_pb_portfolio]

21 Febbraio 2024 Luca 11, 29-32

Chi ha bisogno di segni per credere ha gli occhi chiusi su se stesso e sul mistero contenuto nella propria interiorità.

E. Avveduto

Non occorrono altri segni al di là di quelli che la vita ci mette sul cammino. Occorre piuttosto la capacità di leggere la vita a partire dal segno permanente che per noi resta Gesù Cristo, il suo mistero di morte e di risurrezione.

A. Savone

20 Febbraio 2024 Matteo 6, 7-15

Il cuore della preghiera, di ogni preghiera, di ogni legame d’amore è il perdono, perdono da ricevere da Dio nell’istante preciso in cui anche noi lo offriamo ai nostri fratelli. La vera preghiera d’amore è questa, il resto rischia di essere un’inutile, irrispettosa, melmosa ripetizione di parole che non cambia la vita e non scalda il cuore.P. Spoladore

La preghiera attraversa il corpo. È il respiro, il grido, l’interrogativo, la supplica, il gesto senza parole, il tempo del dilemma, il ritardo, l’imprevisto, le mani piene, le mani vuote.
J. Tolentino Mendonça

19 Febbraio 2024 Matteo 25, 31-46 Copia

Cristo ringrazia coloro che non sapevano chi sfamavano…

espressioni come: amare il prossimo in Dio, per amore di Dio, sono ingannevoli ed equivoche.

All’uomo, tutto il suo potere di attenzione è appena sufficiente per essere capace semplicemente

di guardare quel mucchio di carne inerte e nuda al bordo della strada.

Non è quello il momento di rivolgere il pensiero a Dio.

Ci sono momenti in cui bisogna pensare a Dio dimenticando tutte le creature senza eccezione,

come ce ne sono altri in cui guardando le creature non bisogna pensare esplicitamente al creatore.

Simone Weil

Share This