Matteo 13, 18-23
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Da una convinzione può nascere il nostro rinnovamento del quale abbiamo bisogno ogni giorno. La convinzione può essere data dal fatto che la Parola è Parola di vita. Se dentro di noi ci accorgiamo di essere convinti di questo fatto, allora qualcosa si può mettere in moto, un moto di rinnovamento non facile ma bello e entusiasmante.
Se la Parola è Parola di vita eterna, allora non la posso più prendere sottogamba. Vale a dire che non è possibile che io la senta e non la capisca e che la dimentichi subito dopo: questo non è serio per la mia esistenza.
Se non capisco la Parola ascoltata, e non intendo se non la sviscero totalmente esegeticamente, significa che ancora non la sento vicina a me, non la sento essenziale, non la amo. Per questo preferisco non comprenderla e non impegnarmi a cercare di capirla.
Cercare di capire la Parola significa cogliere innanzitutto il fatto che lei capisce me, che lei parla a me e alla mia vita non sostituendosi mai a me, ma provocandomi continuamente ad un approccio diverso alla vita. Se non la comprendo, diversamente, me la dimentico subito dopo. Se non la comprendo me ne sto in chiesa come sto a teatro ma non emozionandomi per nulla e non portandomi fuori dalla porta della chiesa nulla. Se non la comprendo non la leggo e non la ascolto. Se non la leggo e non la ascolto non la comprendo. Ascolto la Parola perché parla a me e perché vedo che è vitale pe rimpostare la mia giornata in modo più vero.
Quando al mattino ascolto la Parola, il buio della notte viene illuminato; i miei sogni e i miei incubi ricevono pace; i miei pensieri e le mie preoccupazioni vengono messe in riga in modo diverso: non più qualcosa di cui preoccuparmi ma qualcosa di cui occuparmi. Sì perché la comprensione della Parola è soprattutto un fatto di cuore e non di testa. Un fatto dove qualcosa di me si mette cuore a cuore con qualcosa di Lui. Ciò che è confusione e incapacità di comprensione di me, diventa humus dove il seme della Parola germoglia e porta frutto. La confusione mia non è più qualcosa da evitare o da gettare, ma luogo di germogliazione.
Quasi mi dimentico di quello che ho letto e meditato e accolto, ciò non toglie che lo senta continuamente sottopelle. Ciò significa che appena questa sottopelle tocca una realtà emerge con tutta la sua luce.
Non è questione di ricordarsi quanto ho letto per potere poi fare lo screening delle varie situazioni e giudicare come agire e come comportarsi. No! Significa invece mantenere sottopelle la Parola, l’affetto che ha generato in me, per potere incontrare i vari fatti della vita con un sottopelle, vale a dire con un cuore, amante e libero.
La Parola non deve essere inscatolata nelle mie convinzioni e nei miei modi di pensare la vita, la Parola può essere solo amata e da amata riversata sui fatti della nostra esistenza.
Così, libera dai nostri incubi sanati dal suo amore, farà rinascere germogli di verità anche nel nostro quotidiano. Germogli non più soffocati dalle pietre e dai rovi della nostra esperienza passata e odierna, ma germogli di vita che con noi diventano motivo e bellezza per rendere il terreno del nostro cuore sempre più sgombro e libero da sassi, da durezze, da rovi, da incomprensioni, da paure
E dunque comprendere la Parola altro non significa che essere disponibili a lasciarsi amare da essa, lasciando che parli al nostro cuore, e amarla perché conficcata al centro del nostro stomaco, di Lei, in senso bello e amante: non possiamo più farne a meno.
La Parola non deve essere inscatolata nelle mie convinzioni e nei miei modi di pensare la vita, la Parola può essere solo amata e da amata riversata sui fatti della nostra esistenza.
Così, libera dai nostri incubi sanati dal suo amore, farà rinascere germogli di verità anche nel nostro quotidiano.
PG
Giuro che io salverò la delicatezza mia
la delicatezza del poco e del niente
del poco poco, salverò il poco e il niente
il colore sfumato, l’ombra piccola
l’impercettibile che viene alla luce
il seme dentro il seme, il niente dentro
quel seme. Perché da quel niente
nasce ogni frutto. Da quel niente
tutto viene.
Mariangela Gualtieri
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