In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».
Uno degli atteggiamenti che maggiormente ci caratterizza, come persone, è l’atteggiamento della ricerca. Questo atteggiamento del ricercare qualcosa di sempre più grande, di sempre più vero, di sempre più bello, ci affascina e ci spaventa allo stesso tempo. Infatti cosa c’è di più avvolgente di un desiderio di ricercare qualcosa che possa rendere la nostra vita più vera?
Allo stesso tempo, questo atteggiamento di ricerca provoca in noi un’“ansia” del cercare e del non trovare che non sempre siamo disposti a tollerare. Un’“ansia” che spesso rifiutiamo e che provoca un abbandono sconsolante della ricerca stessa.
Se un cuoco non accetta l’“ansia” del responso del cliente ma non si interessa della stessa risposta, io faccio così se gli va bene, diversamente è così ancora! Difficilmente questo cuoco diventerà inventore di qualcosa di nuovo, affinerà la sua arte, diventerà un buon cuoco. Così è per qualsiasi professione: se non accettiamo l’ansia della ricerca e del nuovo e del bello e dell’inventiva, noi ci sediamo e non progrediamo più.
Questa “ansia” ha delle soglie minime oltre le quali noi non cerchiamo più perché non più stimolati dal desiderio, e ha delle soglie massime oltre le quali noi abbandoniamo la battaglia perché non riusciamo più a sostenere un’“ansia” che diventa pervasiva, non ci lascia più vivere, non ci lascia più dormire, ci toglie ogni serenità e ogni gusto della vita.
È l’ansia del desiderare per noi e per i nostri qualcosa di più, un qualcosa che non è tanto qualcosa di materiale quanto invece qualcosa di spirituale. È in fondo la ricerca di significato e di felicità, spesso da noi confusa con la volontà di possesso e di potere.
Il vangelo di quest’oggi ci presenta quest’ansia a servizio del desiderio del regno.
Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo, un uomo lo trova, lo nasconde, compra il campo.
In questo primo caso il desiderio è un desiderio quasi inconscio. L’uomo ricerca questo tesoro, ma non sa quale sia questo tesoro e tanto meno dove sia.
È il caso del tale ricco che cerca, incontra Gesù tesoro del regno, lo interroga quasi in modo automatico come avrebbe fatto con qualsiasi maestro della legge, ottiene la risposta dopo aver detto quanto la sua vita fosse improntata a vivere della legge: Se vuoi essere perfetto, dice Gesù, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi.
Ha incontrato una risposta inattesa e non accettata.
Colui che trova questo tesoro, che ci casca dentro, che vi si imbatte, lo nasconde non perché non lo desideri più, ma per potere vendere tutto quello che ha e comprare il campo dove questo tesoro è nascosto. Lascia tutto pur di potere avere questo campo dove il tesoro è nascosto.
Il secondo caso ci presenta invece un mercante, uno che sa il suo mestiere, sa come funziona il suo lavoro, conosce le leggi del mercato, sa cosa cercare: perle preziose.
Nel suo vagare per mercanteggiare si imbatte in una perla ineguagliabile. È preso da lei, non la può dimenticare, si è innamorato, il suo cuore lo obbliga continuamente a pensare a quella realtà, non se la può togliere dalla testa. Impazzisce di bene: vende tutto quello che ha per potersi comprare quella perla di grande valore.
L’“ansia” continua della ricerca è la disponibilità a lasciare tutto per potere acquisire quanto scoperto come più prezioso e come tesoro della propria esistenza: questi due atteggiamenti sono essenziali per potere capire il regno dei cieli, per poterlo scorgere, per potersi innamorare di lui.
Sì, perché il regno dei cieli, il tesoro nel campo, la perla preziosa è Lui, Gesù Cristo. È Lui la perla preziosa nascosta nel sepolcro della terra che brilla come non mai nella risurrezione.
Una ricerca questa piena d’“ansia”, sì; ma soprattutto piena di un desiderio e di una disponibilità a lasciarsi innamorare di questo tesoro nel campo ricercato e trovato; di questa perla preziosa cercata e incontrata. Quando uno è disponibile ad innamorarsi, quando si innamora fa pazzie.
La nostra prima preoccupazione, dunque, non può essere quella di lasciare e di comprare ma quella di cercare, di desiderare, di lasciarsi innamorare, di crescere nel desiderio di abbandono, di ricerca di bene, di potere incontrare il regno dei cieli presente e vivente qui in mezzo a noi!
Il regno dei cieli, il tesoro nel campo, la perla preziosa è Lui, Gesù Cristo. È Lui la perla preziosa nascosta nel sepolcro della terra che brilla come non mai nella risurrezione.
PG
ll contadino va e vende tutto quello che ha per comprare il campo. Si tratta di una rinuncia? No, di una moltiplicazione!
Il mercante investe tutto quello che ha, perché quella perla gli ha rubato il cuore.
Lasciano tutto, ma per avere tutto. Vendono tutto, ma per guadagnare tutto. È l’affare della vita.
Ermes Ronchi
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
21 Ottobre 2025 Luca 12, 35-38
Sono da secoli o da un momento fermo in un vuoto in cui tutto tace,
non so più dire da quanto sento angoscia o pace,
coi sensi tesi fuori dal tempo, fuori dal mondo sto ad aspettare
che in un sussurro di voci o vento qualcuno venga per domandare…
Francesco Guccini
Essere pronti significa vivere senza sprecare nulla di tutto ciò che la vita ci dona.
L.M. Epicoco
20 Ottobre 2025 Luca 12, 13-21
Recuperare il cuore e riscoprire la bellezza di condividere quello che siamo, prima ancora che quello che abbiamo, è un atto di umanità altamente cristiano che ci riconcilia con la vita e ci riporta ad amarla come dono più che come conquista.
PG
Passiamo la vita illudendoci di essere proprietari, attaccandoci alle cose come se fossero un nostro possesso, senza renderci conto che in realtà siamo dentro una corrente d’amore, in cui continuiamo a ricevere, attimo dopo attimo, senza diventare mai proprietari di nulla. Tutto ci è dato perché continui a fluire e a trasformarsi in amore.
G. Piccolo
19 Ottobre 2025 Luca 18, 1-8
“Io prego perché vivo e vivo perché prego”.
Romano Guardini
Pregare non è dire ma ascoltare parole, e fare posto alla Parola silenziosa che Dio pronuncia, nel centro profondo di se stesso. Ma l’accoglienza di Dio non si può improvvisare se non c’è un atteggiamento abituale di recettività. E’ per questo che la preghiera è così difficilmente proponibile alla nostra civiltà del risultato, dell’efficienza, del fare, alla nostra cultura attivista e virilista che emargina i soggetti più accoglienti e gratuiti, più inclini alla contemplazione: le donne, gli artisti, gli utopisti, gli innamorati, le persone più ricche di gratuità e di stupore. Quest’emarginazione è un’ulteriore conferma di come la nostra non sia una cultura portante, nei confronti della preghiera, ma una cultura di rigetto.
Adriana Zarri
Giovanni Nicoli | 2 Agosto 2023