Matteo 17, 10-13

Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?».

Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».

Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

“Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto”.

Elia che in nome di Dio ha chiuso il cielo e non piovve sulla terra provocando la carestia. Elia che in nome di Dio uccise i 400 profeti di Baal e dovette poi fuggire nel deserto per sfuggire alla regina Gezabele. Elia, con le mani macchiate di sangue, viene raggiunto da Dio al torrente Cedron dove può bere e i corvi gli portano da mangiare per ordine di Dio. Elia che cerca Dio sul monte Oreb nelle manifestazioni più teofaniche che vi siano e lo incontra, invece, in una silenziosa brezza di vento. Elia che viene salvato da Dio e portato in cielo su di un carro di fuoco. Elia macchiato di sangue e salvato da Dio siamo noi.

Siamo noi con i nostri omicidi in nome del bene e con le nostre fughe in nome di Dio. Elia siamo noi quando ci affidiamo alla luce del volto di Dio. Elia siamo noi quando riconosciamo il nostro essere omicidi e lasciamo finalmente che Dio ci salvi.

Elia che è male e bene insieme, anche se sempre in nome di Dio, viene da Dio salvato e diventa il più grande dei profeti.

E noi? noi che siamo utilizzatori della Parola che ne facciamo dell’Elia che c’è in noi? Ci mettiamo nelle mani di Dio con le nostre mani sporche di sangue nel suo nome? Quanto male abbiamo fatto e facciamo nel suo nome? Riusciamo a riconoscere in noi questo spirito di Elia e riusciamo ad accoglierlo? In noi e negli altri, che ne facciamo dell’Elia che vive in noi?

Ci scandalizziamo perché ci ritroviamo con le mani sporche di sangue? Riusciamo a cogliere il mandato di vita che ogni giorno la Parola semina in noi? Riusciamo a scorgere il nostro desiderio di essere portati in alto mentre invece siamo portati a scendere dal monte?

Elia era il precursore del precursore. Da Elia al Battista a Gesù vediamo dei passaggi fondamentali di una vita più vera e più umana. Elia mani di assassino che incontra Dio sul monte è precursore del Battista, l’uomo dalle parole di fuoco che non ha fatto male ad una mosca e che muore per testimoniare la verità. Gesù il precorso per eccellenza che è Agnello mite e umile di cuore, Colui che annuncia la Buona Notizia della salvezza, Buona Notizia che sconvolge il Battista fino a fargli chiedere se è veramente Lui colui che doveva venire.

Gesù, il Bambino che discende dal cielo e si incarna. Si sporca le mani ma non di sangue, di terra. Colui che lascia il cielo per venire in mezzo a noi e in mezzo a noi rifiuta la logica del lupo e testimonia la logica dell’agnello.

E se del Battista, successore del suo precursore, Elia, che è venuto per aprire le strade al Veniente, ne hanno fatto ciò che hanno voluto non ascoltandolo e facendolo perire per mano di un re pedofilo che sbavava per la figlia di Erodìade, che ne faranno del legno verde?

Colui che tutti i profeti avevano annunciato dovrà molto soffrire per mano loro. Noi non vogliamo un Dio che viene, vogliamo un Dio che sta nei cieli. Noi non vogliamo un Dio che discende dal monte e dal cielo, noi vogliamo un Dio che se ne sta sulla cima del monte. Noi non vogliamo un Dio incarnato, disceso dal cielo, per questo lo rimandiamo su, al mittente, innalzandolo sulla croce.

È un Dio che noi dobbiamo fare soffrire perché viene a stravolgere le nostre categorie e il nostro buon senso. È un Dio che viene a dirsi fratello e dono di pace, che disturba il nostro ménage quotidiano con strane teorie ma, soprattutto, con la pratica di quello che dice. E questo ci disturba ancora più perché annulla l’ultima barriera che ancora abbiamo per salvarci: quello che dice fa. E se continua ad agire così come la mettiamo col nostro affermare che fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare?

Noi del Battista, Elia che ritorna, ne facciamo quello che vogliamo. Come ne facciamo quello che vogliamo del Signore Gesù che cammina in mezzo a noi e che si incarna in noi.

È tempo di salvezza, è tempo di rinsavire e riconoscere la bontà di Dio in mezzo a noi che è per noi. Vivere secondo la sua volontà abbandonando la vecchia strada della fuga da Dio e del fare di ciò che Dio ci dice e ci suggerisce ogni giorno, quello che vogliamo.

Tutti siamo sempre in attesa di un segno che ci aiuti a discernere qual è la cosa giusta da fare, ma molto spesso i segni che ci aspettiamo sono segni spettacolari, segni incontrovertibili, ma la verità è che i segni sono solo segni, e molto spesso ci lasciano talmente tanto liberi da poterli persino ignorare o bistrattare. C’è bisogno invece di una grande sensibilità interiore nell’accorgerci di ciò che il Signore ci manda come segno per indicarci la strada senza però mai sostituirsi alla nostra libertà.

M. Epicoco

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L.M. Epicoco

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