11 dicembre 2021 Matteo 17, 10-13

Giovanni Nicoli | 11 Dicembre 2021

Matteo 17, 10-13

Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?».

Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».

Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Secondo il profeta Malachia Elia sarebbe stato il precursore del Messia. Elia che ritorna, dopo essere stato portato via su di un carro di fuoco, è il Battista che è precursore di Gesù, l’Emanuele, il Dio con noi.

Elia è tornato, ha indicato Gesù come l’Agnello di Dio, ma coloro che lo attendevano non l’hanno riconosciuto e hanno compiuto la tradizione dei loro padri: uccidere i profeti. Così fu ucciso il Battista, così verrà ucciso il Messia, Gesù.

È proprio dell’uomo attendere qualcuno che risollevi la propria vita e le proprie sorti. Noi attendiamo il nostro Elia a livello politico. Nell’attesa speriamo che quello che prende il potere possa essere il nuovo messia, colui che metterà a posto le cose. L’ultimo messia che abbiamo avuto politicamente, ci ha portato sull’orlo del baratro. Altri sono venuti dopo di lui a rinfocolare le nostre speranze, ma sembra che le nostre speranze, al riguardo, possano solo essere deluse. Non ci resta che gridare “tutti a casa”, confermando in questo modo la mancanza di alternative e confermando, in questo modo, la nostra ricerca di un messia. Uno che risolva i nostri problemi, uno a cui consegnare in mano la nostra economia e la nostra politica, la nostra nazione.

È proprio dell’uomo attendere il grande guru della finanza che risolva i problemi dell’economia. L’uomo, si dimentica che tutti i guru della finanza, compresi quelli delle imprese di rating, sono pagati da qualcuno. Vediamo come, questi guru, non sono riusciti a prevedere nulla, tutti immersi come erano, e come sono, in una religione di mercato e di finanza che ha un unico fine: essere celebrata da tutti gli uomini, finalmente schiavizzati alla sua consacrazione. Sì perché il mercato va male, ma guai a mettere in dubbio le sue leggi: ti ritroveresti più povero e peggio di prima. Mai l’uomo ti dirà che ti ritroveresti più libero e più uomo.

È proprio dell’uomo attendere il suo messia a livello di religione. O è già venuto o verrà. Ma abbiamo bisogno di uno così, che ci riporti alla vera fede, che ci scaldi i cuori, che riporti il tutto ad una realtà di fede più vera. Ed è arrivato Papa Francesco, ma stiamo attenti a non ucciderlo in fretta. Non seguo le barzellette sulle uccisioni in Vaticano. No, se lo uccidiamo lo uccidiamo noi squalificandolo dopo averlo esaltato. Quanti profeti nei giorni d’oggi sono passati e noi non li abbiamo neppure ascoltati, anzi li abbiamo squalificati con epiteti di vario tipo. Li abbiamo definiti comunisti se ci parlavano di giustizia sociale e di pace. Li abbiamo definiti rivoluzionari se cercavano attenzione per i poveri. Li abbiamo definiti populisti e non so che altro, se cercavano di risollevare i tanti che non riescono più a tirare la carretta. Quanti di questi sono stati e sono nostri contemporanei. Quanti di questi siamo riusciti ad ascoltare e a seguire facendo nostra la loro fede e la strada che loro hanno percorso prima di noi.

Attendiamo ma non sappiamo riconoscere. Incontriamo ma non incontriamo bene, e, per questo, poco dopo avere incontrato abbiamo bisogno di uccidere e di squalificare.

L’attesa e la ricerca di colui che ci porta una parola buona, può essere cosa buona, ma non può mai sostituirsi alla nostra coscienza e alla nostra capacità di amare.

Noi lo sappiamo che i profeti hanno poco ascolto e, quando ne hanno, vengono poi esiliati, emarginati, eliminati. Ma ciò che a me sembra importante, per noi oggi, è riconoscere il bisogno di rinnovare e purificare la nostra capacità di amare.

Coscienti che “se ami sarai messo a morte, se non ami sei già morto”. Questa frase di McCabe, ci invita a sciogliere le vele dell’amore non temendo la fatica, il dolore e la morte che porta con sé. Sappiamo che ogni giorno che passa è un po’ di morte che entra in noi. Ma allo stesso tempo sappiamo che ogni giorno che passa, ogni passo di morte, diventa vita donata se vissuto con amore. Sappiamo che ogni giorno ci attende una fatica, ma una fatica sensata, giocata nell’amore, accresce la vita pur consumando la stessa e questo è fonte di senso e di gioia. Una vita spesa è vita, una vita risparmiata no. Ma entrambe le vite passano e si consumano, non è questo in questione. In questione è se noi abbiamo il coraggio di sciogliere le vele perché la nostra vita non sia spesa nell’attesa vana di un messia di ogni genere che non verrà e che, se verrà, non lo sapremo riconoscere.

Ciò che importa è attendere da vivi e non da morti. Attendere per metterci in relazione, non per consegnare la vita in mano a chi non la può vivere al tuo posto. Chiamati ad ascoltare i profeti senza innalzarli e senza ucciderli, sapendo che tutto ciò che ti viene donato non appartiene più al profeta ma a te che sei chiamato a vivere. E se vivi amando la morte sarà tua compagna di viaggio come via di saggezza in nome della quale bene spenderai la tua esistenza. Se vivi non amando, la morte sarai tu, morto vivente che cammina come uno zombie sulle strade delle nostre città.

Aggiungiamo vita ai nostri giorni, senso al nostro camminare, piuttosto che giorni ad una vita sempre più vuota di speranza.

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

2 Marzo 2024 Luca 15, 1-3.11-32

«Accettare il perdono di Dio è una delle più grandi sfide della vita spirituale. C’è qualcosa in noi che si ag­grappa ai nostri peccati e non lascia che Dio cancelli il nostro passato e ci offra un inizio completamente nuovo».

H. Nouwen

“Dio non guarda a cio’ che siamo stati, guarda a cio’ che siamo”.

Jean-Joseph Lataste

1 Marzo 2024 Matteo 21, 33-46

Siate custodi dei doni di Dio. Quando non ci prendiamo cura del creato e dei nostri fratelli, allora, trova spazio la distruzione, e il cuore inaridisce.

Papa Francesco

Il vero potere è quello del Dio crocifisso:

un potere che vuole l’alterità dell’altro fino a lasciarsi uccidere per offrirgli la risurrezione.

Perciò il potere assoluto s’identifica con l’assoluto del dono di sé, con il sacrificio che comunica la vita agli uomini e fonda la loro libertà.

Olivier Clément

29 Febbraio 2024 Luca 16, 19-31

Finché una civiltà è costruita in modo tale che ogni cinque secondi un essere umano muore di fame, quella civiltà ha un cuore sbagliato, ha politiche sbagliate, scuole sbagliate, religioni sbagliate, culture sbagliate perché sono in modo evidente e indiscutibile contro l’uomo stesso. La nostra non è una civiltà ma un inferno, un massacro alla luce del sole e tutti, tutti noi, dovremo renderne conto amaramente.
P. Spoladore

Share This