Matteo 19, 13-15

In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.

Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli».

E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

 

Noi crediamo che la parte più debole della nostra società, e della nostra chiesa, sia la parte che dobbiamo maggiormente proteggere e in parte è vero. Ma noi pensiamo che proteggere questa parte più debole significhi coccolare questa parte e tenerla al caldo e al sicuro. Pensiamo che chi risolve i problemi della nostra società siano gli anziani e coloro che sono attempati. Pensiamo che sia il governo che debba creare posti di lavoro. Crediamo che i giovani possano rilanciare una chiesa stanca, ma vorremmo che questi giovani rilancino la chiesa secondo il modo di pensare vecchio e una fede da vecchi.

È tempo di dare spazio a coloro che possono inventare un modo nuovo di gestire la cosa pubblica e il bene della fede. La paura che abbiamo che i giovani possano sbagliare, è una paura da vecchi. Coloro che sono avanti negli anni possono e debbono evidenziare ciò che non funziona nelle novità della vita. Ma tutto questo non può essere dettato dalla paura di sbagliare e dalla pretesa che non si sbagli. Questo atteggiamento è il vero sbaglio della nostra società e della nostra chiesa. Abbiamo fatto della paura dell’errore e del peccato l’idolo delle nostre scelte e del nostro esistere. I risultati sono sotto gli occhi di noi tutti.

Gesù che benedice i bambini e prega su di loro e per loro, compie un atto di fiducia e di speranza grande. Ieri erano le donne, oggi sono i bimbi, ad essere i privilegiati dal Signore. Non per coccolarseli e per gestirseli meglio con forme paternalistiche di protezione. No! Tale benedizione è perché nelle loro mani è consegnato il futuro. Se noi non comprendiamo che senza generazioni nuove, poche o tante non sta a me dirlo, non vi è futuro, siamo degli illusi. Non è questione neppure di chi comanda e di chi no, anche quello. Ma è questione che le novità non possono venire da una società vecchia preoccupata solo di mantenere la propria salute e i propri privilegi. Si sente a volte che noi dobbiamo pensare al futuro dei nostri figli. Niente di più insano e di più falso. Da che mondo è mondo il futuro è in mano ai giovani di cui i vecchi si lamentano. Chi ha potere, chi ha denaro, chi ha privilegi, chi è al sicuro, non riuscirà mai ad inventare nulla di nuovo. I cervelli giovani che vanno all’estero sono una povertà non perché noi dobbiamo inventare un lavoro per loro qui in Italia, ma perché perdiamo delle risorse che possono inventare cose nuove in Italia. Se fuggono perché non sono valorizzati qui, stanno semplicemente fuggendo cercando ciò che è più retribuito e comodo. O loro ribaltano l’Italia o nessuno al posto loro lo può fare. O i giovani avranno in mano la chiesa, oppure la chiesa continuerà a chiudersi sempre più su se stessa preoccupata solo dei propri privilegi.

Gesù benedice i bambini e prega per loro non per giustificare i loro capricci, ma perché in loro c’è la vita. A volte si usa questo vangelo per giustificare la maleducazione dei bimbi nei luoghi pubblici, chiese comprese. Usiamo male il vangelo per giustificare una nostra incapacità ad educare.

Gesù rivoluziona lo sguardo e il metro di valutazione della realtà e delle persone: “A chi è come loro appartiene infatti il regno dei cieli”. Questo appunto perché i bambini hanno un rapporto con il futuro, con la crescita, con il cambiamento, senza i quali il regno rischia di diventare sterile, senza vita.

Privilegiare la parte più debole del Regno non è un atto di carità, quanto invece un atto di speranza, un credere nel futuro, un comprendere che senza questi deboli non c’è domani e che a loro saranno consegnate le chiavi del regno. Al Signore compete donarci un cuore nuovo che guardi al futuro con speranza e non con piagnistei inconcludenti.

Non siamo chiamati a rimanere bambini e immaturi dal Signore. Siamo chiamati a riscoprire quello stupore che apre la vita e ci apre alla vita, senza il quale non saremmo capaci di accogliere la novità del Regno, figuriamoci se saremmo capaci di cogliere movimenti di vita che sbocciano dalla crisi non tanto economica, quanto invece di testa e di cuore. I bimbi ci possono liberare dalla schiavitù della crisi che ci attanaglia. La vita non sono le agenzie di rating, neppure la finanza, neppure la borsa: queste sono delle borse che uccidono la nostra libertà di pensare e di credere. La vita non è lì: non lasciamoci imporre un atteggiamento negativo che non ha speranza e che pensa ancora che i problemi saranno risolti dal politico di turno. Lui dovrà fare la sua parte ma il senso della vita non ce lo darà senz’altro lui. O ce lo conquistiamo o vi moriamo sotto uccisi dalla delusione e dalla depressione.

Ritorniamo alla vita con speranza e benediciamo i bimbi portatori di vita e con loro e per loro preghiamo.

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