Matteo 22, 30-40

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».

Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

La risposta di Gesù sul “più grande comandamento” della Legge e dei Profeti, non lascia spazio a dubbi.

Innanzitutto l’amore per Dio e per il prossimo, non sono due amori in concorrenza. Sono due direttive che si completano a vicenda.

Non vi è spazio per un amore assoluto a Dio e per un amore parziale al prossimo. Se l’amore per Dio fosse assoluto, non vi sarebbe spazio per alcun amore per il prossimo.

Così: se l’amore per il prossimo, chiunque esso sia, fosse assoluto non vi sarebbe spazio per amare Dio.

Ma ciò non basta.

Assoluto è l’amore di Dio per noi, non il nostro o per Lui o per il prossimo o per noi stessi. Solo l’amore assoluto di Dio per l’uomo ci salva da sterili narcisismi di cui la nostra società e le nostre persone sono malate.

L’amore assoluto di Dio ci salva da un amore fantasma dove il prossimo è solo uno strumento per farmi sentire bene, per potere dimostrare di essere bravo. L’amore assoluto di Dio mi salva dalla necessità di grattare la schiena all’altro, come due asini si grattano la schiena reciprocamente, sfregandosi l’uno sull’altro.

L’amore assoluto di Dio è la salvezza da quel sentimento di onnipotenza che ogni tanto pervade i nostri animi, un sentimento che altro non è che la fonte di desideri di conquista di vario genere: conquista religiosa, politica, economica, territoriale o di ragioni di ogni tipo.

A partire dall’amore assoluto di Dio noi possiamo ritrovare il nostro vero posto per Dio, per noi e per il prossimo nella nostra esistenza.

Il primo passo è quanto già abbiamo detto: non vi è amore assoluto possibile da parte mia nei confronti di Dio. Se così fosse non vi sarebbe spazio né per l’essere figli né tantomeno per l’essere fratelli.

Saremmo gente fuori dalla storia e fuori dal quotidiano. Gente che vivrebbe con il naso all’insù, dimentichi della vita che ci circonda e ciechi ad ogni avvenimento. Saremmo tutti dei bravi contemplativi che non diventano mai contempla-attivi. Gente che si illude che amando Dio noi siamo a posto, dimentichi di quanto ci dice s. Giovanni: chi ama Dio che non vede e non ama il fratello che vede è un bugiardo.  Continua s. Giacomo: tu con la tua fede dimostrami il tuo amore che io con le mie opere ti mostrerò la mia fede.

L’assoluto dell’amore di Dio ci permette di abitare e di animare l’amore che dobbiamo a noi stessi e agli altri senza relativizzare, ma vivendo in pienezza ogni relazione.

È l’amore ricevuto e donato, che apre i sepolcri dei nostri egoismi e ci fa risorgere dalle nostre tombe.

Non vi è tempo per sterili discussioni sul fatto del chi prima bisogna amare. Infatti, se l’amore è una questione di quello che sono e non di quello che faccio, allora sarà la vita che mi porterà ad amare Dio nei fratelli e i fratelli in Dio. Non in concorrenza ma in completamento. Infatti non amo il fratello perché c’è Dio e perché amo Dio: così facendo, infatti, il fratello diventerebbe mezzo e non fine.

Io amo e sono chiamato ad essere amore, grazie alla grazia di Dio. Che io ami il fratello o me stesso o Dio, è cosa secondaria. L’uno infatti non esclude l’altro. Se sarò amore mi accorgerò che l’uno completa l’altro. Mi accorgerò che l’amore di me stesso se non si espande verso il fratello sarà amore chiuso. L’amore verso il fratello se non nasce da un amore verso di me, rischia di essere cosa sterile e vuota. L’amore in sé se non attinge alla sorgente di ogni amore che è Dio, rischia di svuotarsi in men che non si dica. Ci ritroveremmo vuoti e stanchi, delusi per la mancanza di corrispondenza.

Concludendo: Dio è fedele verso di noi e questa fedeltà è base di fedeltà per ogni uomo. Lui solo è fedeltà infinita! Questa presenza di fedeltà infinita diventa certezza di speranza per tutti i nostri limiti e le nostre incapacità.

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