Matteo 6, 7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.

Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

 

Non cedere alla tentazione della parola vacua, è passaggio essenziale nel vangelo di oggi ed è passaggio importante per la nostra vita personale e sociale ai nostri tempi.

C’è chi pensa che importante è comunicare, non dando alcuna importanza a ciò che si comunica. L’importante è conquistare spazi di comunicazione nei luoghi dove tanta gente ha accesso.

Assistere ad un incontro dove c’è uno che parla e che la tiene lunga il più possibile, mentre tutti gli altri fanno i loro affari, è un dovere mantenere una presenza il più a lungo possibile in diretta TV, al di là di ciò che si dice. Questo è parlare indipendentemente dal fatto che gli altri ti ascoltino o meno.

La chiacchiera più che il contenuto, lo riempimento di spazi, come un qualsiasi talk show, piuttosto che il dibattito per ricercare il bene comune.

Ci imbattiamo in gente che è convinta di essere vera solo perché ti vomita addosso tutto quello che gli passa per la mente. Pensa di essere paladina della giustizia, solo perché lei dice quello che pensa. Quello che pensa! Ma starà poi pensando? O non starà semplicemente dando aria alla bocca?

Lo stesso dicasi di chi pensa che Dio non è Padre e che è un grande da tirare dalla propria parte. Riempire di chiacchiere il nostro incontro con Lui, non significa instaurare un rapporto di figliolanza. Anzi, il più delle volte la chiacchiera serve solo a coprire un proprio disagio e a cercare di creare una barriera fumogena che nasconda quanto c’è in realtà.

Ciò che mi pare chiaro è che la chiacchiera, finalizzata al venire ascoltati, è più cosa da call center che non strumento di relazione vera. La chiacchiera che crede in tal modo di ottenere l’attenzione di Dio, è più roba da venditori ambulanti e telefonici, piuttosto che un aprirsi con fiducia a Colui che è nostro Padre.

La chiacchiera nasconde sfiducia e bisogno di riempire un vuoto che rischierebbe di divenire imbarazzante. La chiacchiera non crede che Dio è Padre che sa quello di cui abbiamo bisogno ancor prima che glielo chiediamo.

Dio è Padre e sa che abbiamo bisogno di Lui, del suo affetto, del suo pane, del suo perdono. Sa che necessitiamo di conoscere la sua volontà per potere re-imparare a vivere. Lui vuole che il suo Regno venga in mezzo a noi, perché senza quello non vi è perdono e non vi è via di scampo.

Il nostro rapportarci con Lui in verità è via privilegiata per immettere nel fiume della nostra esistenza quell’anti veleno che è il perdono, di cui noi e i nostri fratelli abbiamo così tanta necessità e bisogno.

Il perdono fra noi e i fratelli e fra noi e Dio, è un alveo vitale che fa fiorire il deserto arido delle nostre relazioni e della nostra esistenza.

Relazione e vita, dunque, non chiacchiera vuota e vana che alimenta solo la vanità, non la verità dell’essere.

 

Giovane,

non dimenticare

la preghiera.

In essa, se è sincera,

fa capolino ogni volta

un nuovo sentimento,

ed in questo anche

un nuovo pensiero,

che prima non conoscevi

e che ti riconforterà;

e tu comprenderai

che la preghiera

è un’educazione.

Fëdor Dostoevskij

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7 Dicembre 2025 Matteo 3, 1-12

Cambiate modo di pensare perché Dio (il Regno dei cieli) è vicino: finora hai pensato di doverti sforzare, migliorare, fortificare la volontà per raggiungere la perfezione di Dio. Cambia questo modo di pensare perché in verità è Dio che ti viene incontro. Abbi l’umiltà di lasciarti raggiungere, abbi la disponibilità di fargli spazio, abbi l’onestà di riconoscere che è lui che costruisce una casa per te e non tu per lui.

G. Piccolo

Dio viene dentro la passione d’amore, dentro la fedeltà al dovere, dentro il coraggio di sperare, la generosità di rimanere accanto, nella gioia della libertà raggiunta, quando accetto la sproporzione tra ciò che mi è promesso e ciò che stringo fra le mani, e tuttavia faccio avanzare di un passo, di un millimetro, di un niente, la bontà del mondo.

Ermes Ronchi

6 Dicembre 2025 Matteo 9, 35-38.10, 1.6-8

«Ora che la Chiesa desidera vivere un profondo rinnovamento missionario, c’è una forma di predicazione che compete a tutti noi come impegno quotidiano. Si tratta di portare il Vangelo alle persone con cui ciascuno ha a che fare, tanto ai più vicini quanto agli sconosciuti. È la predicazione informale che si può realizzare durante una conversazione ed è anche quella che attua un missionario quando visita una casa. Essere discepolo significa avere la disposizione permanente di portare agli altri l’amore di Gesù e questo avviene spontaneamente in qualsiasi luogo, nella via, nella piazza, al lavoro, in una strada».

Evangelii Gaudium

5 Dicembre 2025 Matteo 9, 27-31

Come un cieco avverte il sole senza vederlo, così l’anima Dio.

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Vedere ed essere visti vanno di pari passo, coincidono. Toccano il livello più profondo della nostra natura umana. La reciprocità tra l’essere visti dagli altri e il vedere gli altri ci permette di riconoscerci umani e nello stesso tempo di custodire la nostra unicità individuale. La relazione può essere considerata come un “vederci” reciprocamente, dove insieme impariamo a essere umani.

E. Bottaro

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