Matteo 7, 15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.
Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».
Molti quando vogliono venderti qualcosa, vengono a te con una bella faccia e con un bel sorriso per carpire la tua benevolenza: ma non tutti sono così.
Molti politici, soprattutto quelli che proclamano di fare tutto per il bene del Paese, vogliono solo sfruttare la situazione a loro favorevole alle spalle della gente: ma non tutti sono così.
Molti ecclesiastici, quelli che ti danno la mano come se fosse un pane di burro, cercano solo il proprio tornaconto: ma non tutti sono così.
Molti volontari, cercano di bene apparire perché loro sì che fanno il bene, non l’altro: ma non tutti sono così.
L’ultimo artigiano che ti arriva in casa vuole convincerti che lui è il migliore sul campo e che quello che ha fatto colui che era prima di lui era un incapace che non ha fatto bene il suo lavoro: ma non tutti sono così!
Molti sono scesi in politica solo per salvarsi dalle grinfie della giustizia umana, sono sempre innocenti perché hanno un potere economico e politico dietro le spalle: ma non tutti sono così.
Molti esperti di economia giocano in economia, cercano non di vivere, ma di aumentare il loro peso economico; vogliono gonfiarsi sempre più, come la rana che voleva diventare come il bue gonfiandosi fino a scoppiare, per apparire sempre più grandi in una sorta di cosa ossessiva a dovere sempre crescere: ma non tutti sono così.
Non tutti e non sempre ci troviamo di fronte a lupi rapaci. Capita spesso ma questo non può essere motivo per rendere il nostro cuore acido e avvelenato.
I falsi profeti non sono coloro che dicono cose sbagliate, ma coloro che non fanno ciò che dicono. I falsi profeti non sono neppure gli incoerenti, coloro che non fanno quello che dicono perché incapaci. I falsi profeti sono coloro che non fanno quello che dicono per ipocrisia. Volutamente alzano attorno a sé una cortina fumogena di chiacchiere e di movimento di opinione pubblica, per nascondere il loro vero volto. Sono coloro cui l’esterno non è come l’interno. Hanno la bocca ma non il cuore del Figlio. Sono molto vicini al Signore ma solo perché sono rovi pieni di spini, tagliati e posti, ben conficcati, nella testa del Cristo coronato di spine. Sono pronti ad accettare il suo messaggio ma non amano e non seguono Lui: sono falsi profeti, lupi rapaci che uccidono l’Agnello.
Gli unici frutti che possiamo cogliere dalla nostra vita, sono i frutti dell’essere figli e fratelli: tutti gli altri sono chiacchiere. Quello che faccio o mi rende più fratello dell’altro o non serve alla vita. Se un muro costruito mi serve per essere fratello dell’altro ben venga, diversamente è frutto cattivo. Se costruisco una scuola in una zona povera non per servire la gente ma per avere i favori dei potenti locali di turno, io compio una azione malvagia perché questo non è gesto buono che nasce da un cuore buono perché l’altro è mio fratello; io uso quello che ho per pagare una tangente al potente di turno e avere i suoi favori e, in questo modo, uso il povero e i suoi bisogni per un mio tornaconto. Io non amo il fratello in questo modo, uso lui e la sua povertà per salvare il mio bel culetto.
La bontà o meno del frutto non dipende dalla buona volontà o dal mio darmi da fare. La bontà del frutto dipende dalla qualità dell’albero, vale a dire dal cuore che ogni giorno io sono chiamato ad educare al bene, quello vero, non quello che meglio appare. Sappiamo che il fare la Parola può rivelare il cuore, se non la uso per un mio tornaconto.
Dio mi liberi dall’avere sempre in bocca la Parola ma nel cuore astio desiderio di vendetta.
Un albero senza linfa vitale amorevole, senza un cuore amante, non può fare frutti buoni: presto o tardi manifesterà tutto il putridume di cui è portatore. Ciò che è vero oggi, infatti, rimane vero anche domani e ciò che è ipocrisia oggi manifesterà il suo vero volto domani.
L’uva, frutto amorevole alla Parola, e il fico, dolce amore per il fratello, sono gli unici veri frutti per la nostra vita: frutti che germogliano da un cuore nuovo, in qualunque stagione: propizia o avversa che essa sia.
Il falso profeta è colui che manca di VERITA’, colui che altera la Parola di Dio con le proprie parole e con le azioni dei propri inganni. Non ci è dunque difficile giungere al cuore della verità su noi stessi e su ciascuno: dai loro frutti li riconoscerete.
Ermes Ronchi
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
29 Novembre 2025 Luca 21, 34-36
La veglia che ci propone Gesù è un vivere nella preghiera continua, intesa non come recita ininterrotta di formule, ma come il coltivare un rapporto cuore a cuore col Padre, l’unico che può alleggerire il nostro cuore nonostante tutte le fatiche della vita. Allora, «comparire davanti al Figlio dell’uomo» non sarà presentarsi davanti ad un giudice, ma incontrare finalmente l’amico che ci ha accompagnato e sostenuto in tutti i nostri passi, nonostante tutte le nostre cadute. Se attendiamo questo, la veglia non potrà che essere attesa di gioia.
Dehoniani
28 Novembre 2025 Luca 21, 29-33
Come c’è un compimento in natura c’è anche un compimento dentro di noi.
La stagione di Dio arriva. Siamo nati per questo, per generare frutto, per portare a maturazione
il divino che si cela nella scorza umana. Non ci si può accontentare di restare al di qua del proprio potenziale celeste.
Non si può arrestare questa gravidanza, questa gestazione in cui ci troviamo catapultati con la nascita.
Non nasciamo compiuti, nasciamo divinamente abbozzati: se ci arrestiamoin questo assorbimento di perfezione divina
impediamo a Dio di essere Dio e a noi di essere Figli.
E. Avveduto
27 Novembre 2025 Luca 21, 20-28
La nostra libertà ha bisogno di essere continuamente liberata. Per questo occorre “alzare il capo”: è la prospettiva dell’uomo libero che si identifica nel Figlio dell’Uomo, cioè in Dio stesso il quale, a sua volta, si identifica nell’ultimo, in colui che continua a rappresentare oggi il crocifisso. Se in ogni persona vediamo l’uomo, se nell’emigrato, nel carcerato vediamo l’uomo, se nell’oppresso vediamo l’uomo, se nel malato, nel nudo vediamo l’uomo, vediamo il nostro fratello, perché siamo tutti umani.
L. Locatelli
Giovanni Nicoli | 26 Giugno 2024