In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».
Gesù ha colto il desiderio profondo dell’uomo di essere amato, e ha dato la sua vita per potere veramente amarlo!
È difficile riuscire a fare agli altri quello che noi vorremmo gli altri facessero a noi.
La prima difficoltà è dovuta al fatto che noi facciamo fatica a cogliere quello che veramente desideriamo. Alle volte lo cogliamo in negativo: rimaniamo male per un fatto accaduto dove l’altro non ha avuto una attenzione per noi: ci risentiamo per questo atteggiamento. Ma questo non significa ancora cogliere quello che desideriamo, anzi alle volte diventa un motivo per negarlo perché non possiamo dire quanto nel nostro cuore realmente desideriamo.
Altra difficoltà! Non siamo allenati a leggere il cuore e il sentimento dell’altro. Al massimo noi ci fermiamo al detto e al non detto e alle sue azioni tante volte riportate anziché vissute in prima persona. Ascoltare il sentimento, le emozioni, il cuore dell’altro è la strada maestra per poterlo comprendere, per potere cogliere i suoi desideri più o meno nascosti, per potere capire ciò che realmente desidera che noi facciamo per lui. Fra due persone che si vogliono bene questo atteggiamento è essenziale, ma purtroppo è un atteggiamento obsoleto e poco frequentato.
Al di là delle diverse concretizzazioni è chiaro che quello che in profondità ogni persona desidera è l’essere voluto bene. Gesù che ci conosce bene, ha colto questa dimensione profonda della persona e l’ha concretizzata morendo in croce per noi. Sì perché nessuno è più grande di colui che dà la vita per i propri amici.
In questo modo noi diventiamo figli, per questo perfetti come il Padre che è amore per tutti. L’amore si esprime nel fare.
Quando siamo egoisti noi facciamo per noi e pretendiamo che gli altri facciamo per noi. Il nostro io è al centro di tutto, come un buco nero che tutto fagocita.
Chi ama fa per l’altro, è essere come il sole che diffonde luce e vita.
Noi che siamo bravi a conoscere le nostre attese e i nostri diritti sugli altri, siamo chiamati a capovolgere il nostro sentire.
Amare è capovolgere le proprie attese in attenzioni verso l’altro, così i nostri diritti diventano doveri verso il prossimo. I nostri impegni veri sono amare i bisogni dell’amato, del fratello, del prossimo, dell’altro!
Abbiano in noi sempre una tendenza egoistica di porci al centro di tutto. Noi siamo già al centro di Dio. noi diventiamo come il Padre se, come Lui, poniamo al proprio centro gli altri.
Questo è il compimento della Legge e dei Profeti da parte di Gesù. Lui porta i nostri pesi sulla croce. Così adempie tutta la Legge divenendo la regola d’oro.
Per questo suo essere il testamento è chiaro: amarci come Lui ci ha amati. Chi fa come Lui, diventa figlio: viviamo l’amore, legge di libertà!
Così entriamo dalla porta stretta, non larga e spaziosa come spesso passiamo le nostre giornate a cercare: è la porta d’ingresso al Regno, è la via che conduce alla vita, è il frutto bello dell’albero buono. Gesù è l’albero che porta il dolce frutto, maturo e pieno, dell’amore.
Noi, figli e fratelli, ascoltiamo Lui Parola vivente che per primo ha fatto e detto.
Buttare addosso la verità e le perle all’altro, senza fare nulla per creare condizioni di accoglienza, è una vera bestemmia verso le perle sacre e verso il fratello.
Lo mettiamo nella condizione di rifiutare, non perché cattivo, ma perché non è pronto dentro.
PG
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
26 Dicembre 2025 Matteo 10, 17-22
Fare il bene può generare odio, accuse, dolore… persino morte ed è per questo che spesso è più comodo restare nelle “pantofole dell’indifferenza”, dove tutto appare tranquillo e nessuno ti disturba.
L. Vitali
Se superiamo una lettura doloristica del Vangelo ci accorgiamo che riceviamo una costante proposta di libertà: non è la sofferenza a donare grazia, ma è la grazia che permette di non naufragare anche quando arriva la sofferenza.
In questo senso essere testimoni di Gesù non significa fare catechismo alle persone che incontriamo (né stressarle perché facciano quello che a noi sembra opportuno), ma sprigionare la dolcezza del profumo di Vita Buona di cui siamo imbevuti perché chi ci sfiora ne odori la fragranza fino a riempirsi il cuore.
P. Lanza
25 Dicembre 2025 Luca 2, 15-20
Dobbiamo molto ai pastori nel Natale perché sono curiosi, attivi, spinti a fare un passo in là, loro che sono esperti delle notti fredde, del lasciare il gregge per cercare la pecora perduta che non stanno fermi né con i piedi né con il cuore. Essi trovano Colui che è trovato solo se perso, conosciuto solo se cercato, scoperto solo se atteso ed invece di trovarsi di fronte ad un evento di eccezionale portata si trovano di fronte Maria, Giuseppe e il Bambino che giace «nella mangiatoia» che sappiamo essere un ricovero per gli animali durante la notte. Il primo miracolo del Natale lo vediamo realizzato in loro che non rimangono delusi dalle aspettative.
Andrea Marchini
24 Dicembre 2025 Luca 1, 69-79
La misericordia non è un semplice sentimento di compassione verso chi è misero, bisognoso, o peccatore, ma il più vitale e rigenerante gesto di amore di Dio verso il suo popolo. La misericordia non si limita a toccare le corde della sensibilità del nostro cuore, ma esige un impegno globale verso i poveri, gli emarginati dalla vita, i lontani e i peccatori, affinché tutti possano rientrare in quel grembo di vita che è Dio.
Rosanna Virgili
Giovanni Nicoli | 27 Giugno 2023