Matteo 8, 1-4

Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.

Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».

Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guardati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

I capitoli 5, 6 e 7 del vangelo di Matteo riferiscono ciò che la Parola Gesù dice. I capitoli 8 e 9 riferiscono ciò che la Parola dà. Questo è ciò che la parola dà: rifà l’uomo nuovo a immagine del Figlio, vittorioso sul male, sulla malattia e sulla stessa morte.

Gesù fa quello che dice perché dal Verbo scaturisce la creazione e dal Verbo tutto viene ricreato.

Se prima siamo stati esortati a fare la volontà del Padre, ora sappiamo cosa la volontà del Padre sia: dare la vita! La volontà del Padre è potere dare la vita e fare la volontà del Padre, è accogliere questa vita creata e ricreata grazie all’amore del Padre e al suo potere.

Signore, se vuoi purificarmi, purificato dalla lebbra. Brutta cosa la malattia. Non ci rendiamo conto che la malattia coinvolge tutta la persona. Non è solo cosa del corpo, è cosa dello spirito, dell’animo, della mente, dei desideri, del senso della vita stessa. La purificazione è sanazione del corpo dalla malattia perché non vi è purificazione senza guarigione.

Il corpo viene purificato perché toccato dal Verbo che vuole la purificazione del lebbroso. Lebbroso che rientra in società dopo l’ostracismo subito a causa della sua malattia.

Noi uomini tante cose le vogliamo ma non le possiamo. Pensiamo di diventare potenti grazie alle nostre preghiere e di potere piegare la volontà di Dio alle nostre impossibilità perché diventino possibilità a forza di parole.

Solo in Dio volere è potere, non certo nell’uomo. Anche se un vecchio adagio recita diversamente, è appunto una recita non una realtà, un’illusione non una concretezza.

La nostra preghiera delusa e per questo rancorosa, non è preghiera vera molte volte perché è pretesa più che attesa. La vera preghiera è avvento, attesa di Colui che viene, del Verbo che incarnandosi dona vita. La pretesa non può essere preghiera perché la pretesa è la negazione della relazione e della relazione di amore, cosa che invece la preghiera è.

La volontà del Padre è dare la vita e la vita scaturisce sempre dalla libertà di amare, cosa negata dalla pretesa ma avvallata dall’attesa.

Dobbiamo ritornare ad imparare ad attendere anche se tutto ciò che viviamo non ci aiuta certo a questo. Tutto ciò che viviamo è un alzare la voce perché la nostra pretesa venga ascoltata e affermata. Facciamo cortei per essere ascoltati, facciamo processioni per gridare la nostra pretesa, andiamo ai santuari per accedere a Dio attraverso la Madonna. Abbiamo ancora il coraggio di metterci in attesa come si mette in attesa il contadino che semina e poi attende? Sa che il seme morirà e germoglierà dando la vita, come egli stesso non lo sa, ma sa che attendendo questo miracolo avverrà.

Il lebbroso vuole guarire ma è impossibile. Per questo lo chiede al Signore, ma non lo pretende. Lo attende dalla sua libera volontà.

L’attesa del lebbroso è espressa da alcuni gesti e movimenti: si avvicina anche se non gli sarebbe stato permesso; si prostra come solo gli orientali sanno fare; esprime la sua preghiera dicendo se vuoi puoi; viene toccato dall’amore creatore e ricreatore del Verbo che fa quello che ha detto e che dice: lo voglio, sii purificato.

Subito la lebbra, dice il vangelo, fu guarita non purificata. L’attesa non necessariamente è cosa che deve durare molto. Non deve durare né molto né poco, poco importa quanto dura. Ciò che importa è cogliere il fatto che l’attesa è moto del cuore, è atteggiamento dell’anima. È tutta la persona che sta in attesa. L’attesa non può essere un fatto che coinvolge solo la mente della persona che magari rimugina continuamente pensieri ossessivi. L’attesa è mente e cuore, volontà e corpo, animo e movimento, amore e libertà, responsabilità e desiderio, movimento di mani e di stomaco, piedi che camminano e pancia che si muove per accogliere l’amato.

Dio tocca l’intoccabile, quel Dio creatore che col Verbo tutto ha creato; toccando l’intoccabile grazie al dito del Verbo ricrea ciò che sembrava perduto; ricrea l’intoccabile ostracizzato da ogni consesso umano, rende di nuovo umano ciò che l’uomo aveva reso disumano.

E la vita ritorna, e la vita rifiorisce. E la parola che dice crea e ricrea!

 
 

Dalle ferite più belle non sprizza sangue, ma luce a fiotti. E non si ha il diritto di toccarle se non con mani altrettanto ferite e piene di luce.

Fabrizio Caramagna

Dio che vuole toccare, Dio che ci tocca nel nostro limite, Dio che tocchiamo nel nostro limite. La fede è toccare, o meglio, lasciarsi toccare da Dio e il tocco di Dio cambia l’esistenza. Forse non quella soggetta a certe leggi che inchiodano la persona alla sua condanna, ma interiormente eccome se la cambia. E quando uno cambia interiormente tutto l’esterno diventa pulito e netto.

PG

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3 Febbraio 2026 Marco 5, 21-43

Toccare/essere toccati da Gesù
significa riconoscere che non vi sono situazioni della vita in cui egli non
possa entrare, il tocco presuppone una vicinanza e questa implica una presenza,
proprio lì dove ci si trova. Avere fiducia in Gesù significa riconoscere che la
vita è più forte della morte, ha la capacità di farsi strada attraverso le
tante morti che incontra, che queste non possono essere scavalcate, però è
possibile attraversarle.

I.Sandrin

Salvi lo siamo non quando smettiamo di
tremare, ma quando incontriamo qualcuno davanti al quale possiamo essere
finalmente noi stessi, in tutta la nostra
verità, in quello che di noi abbiamo capito e in quello che di noi resta
tenebra in attesa di luce.
R. Pasolini

2 Febbraio 2026 Luca 2, 22-40

Certo le porte al vostro incedere

si sono aperte vibrando da sole

e strana luce si accese sugli archi:

il tempio stesso pareva più grande!

Quando si mise a cantare il vegliardo,

a salutare felice la vita,

la lunga vita che ardeva in attesa;

e anche la donna più annosa cantava!

Erano l’anima stessa di Sion

del giusto Israele mai stanco di attendere.

E lui beato che ha visto la luce

se pure in lotta già contro le tenebre.

Oh, le parole che disse, o Madre,

solo a te il profeta le disse!

Così ti chiese il cielo impaziente

pure la gioia di essergli madre.

Nemmeno tu puoi svelare, Maria,

cosa portavi nel puro tuo grembo:

or la Scrittura comincia a svelarsi

e a prender forma la storia del mondo.

David Maria Turoldo

1 Febbraio 2026 Matteo 5, 1-12a

I miei problemi il Signore non me li risolve, li devo risolvere io; però mi dà il senso, l’orientamento. Dà senso al mio tormento, alle mie lacrime, al mio pianto, ma anche alla mia gioia, al mio andare avanti, al mio dare aiuto. Dà senso.
don Tonino Bello

Le Beatitudini non sono solo un annuncio, ma sono la vita stessa di Gesù: in Lui vediamo compiersi ciò che nelle Beatitudini è proclamato, fino alla croce, dove ogni beatitudine trova la sua perfezione; e fino alla resurrezione, dove abbiamo la conferma che questo modo di vivere è il modo veramente umano di vivere, di cui il Padre si compiace.

Card. Pizzaballa

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