In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».
Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Alzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Alzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.
Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.
Qualcuno porta a Gesù un paralitico disteso su un letto. Gesù vede e si stupisce per la fede loro. La fede di coloro che portano il paralitico disteso su di un letto. L’unica cosa che Gesù vede di queste persone, è questo gesto di servizio che è letto da Gesù come fede.
Sappiamo che la fede è l’altra faccia della medaglia dell’amore e della carità per san Giovanni. Qui ritroviamo la stessa convinzione: un gesto di servizio è letto come gesto di fede. Un servizio che diventa fede proprio nel momento in cui è rivolto a Gesù. Il servizio al paralitico come richiesta di guarigione a Gesù.
Di fronte a tale fede la prima cosa che Gesù dice al paralitico è: grazie alla fede di coloro che fanno un servizio a te, ti sono rimessi i tuoi peccati. Perché l’amore e la carità copre una moltitudine di peccati.
Vale a dire che la carità sana le tante mancanze di carità e di amore; i tanti non riconoscimenti di Gesù e del suo amore. Il servizio dunque è amore che sana e diventa perdono per i molti peccati. In questa dinamica diventa fede che accoglie la misericordia e il perdono di Dio, che altro non può fare di fronte a tali gesti di amore e di carità.
Visitare gli ammalati è un gesto di carità; curare gli infermi è un gesto di carità. Sia il curare come il visitare diventano movimenti di amore che creano uno spazio di perdono indicibile.
Anche di fronte a questo fatto c’è chi si scandalizza. C’è chi si scandalizza per dei gesti di carità e chi si scandalizza per un gesto di amore perdonante.
Gesù non demorde e va oltre inverando il gesto di servizio di questi innominati, gesto di servizio che evidenzia la loro fede, guarendo il corpo del paralitico, aprendo a lui la strada del cammino e della sequela.
La guarigione del corpo invera la guarigione dello spirito. Senza perderci in discussioni inutili sul fatto che prima si guarisce nel corpo e poi nello spirito o viceversa, mi sembra essenziale sottolineare come ciò che interessa a Gesù è la persona, corpo e anima, spirito e ciccia.
La spaccatura della persona per spiritualismi vagheggianti è segno negativo e perverso: la persona o si salva tutta o non si salva per niente. Salvare solo il corpo è un salutismo che priva la persona di significatività e di maturità: inchioda la persona ad una immaturità perché la persona non è solo fisico se non in alcuni passaggi dell’infanzia, ma neppure lì lo è completamente.
Così salvare solo l’anima è una disincarnazione che nega l’incarnazione stessa di Cristo e porta ad essere più degli spiriti che degli uomini: degli spiriti appunto, non persone.
Credo che l’invito di oggi sia chiaro: essere persone a servizio che, con amore e carità, compiono dei gesti di fede. Così facendo diveniamo portatori di pace, di speranza e di perdono; così facendo diveniamo guaritori a servizio di Cristo e della chiesa, guaritori che testimoniano la fede a loro donata nella capacità di servire il fratello per una sua salvezza integra e totale.
La guarigione fisica non è il centro dell’evento, ma solo un segno che ridesta il nostro cuore e il nostro sguardo.
Monti
È l’esperienza del perdono che cambia la vita di una persona, e non la semplice risoluzione di un problema che lo mortifica.
L.M. Epicoco
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
14 Dicembre 2025 Matteo 11, 2-11
Dubitare degli insegnamenti ricevuti, delle regole religiose o di ciò che ci è stato trasmesso non allontana da Dio; al contrario, ci avvicina, perché ci mette in una condizione di ricerca continua. Il vero nemico della fede non è il dubbio, ma la certezza granitica su Dio e l’immobilità del cuore, che rimane ancorato a regole e tradizioni senza mai interrogarsi.
G. Berti
Il più grande sarà colui che saprà accogliere l’offerta del Bene, le risorse della vita in ogni evento e condividere con i fratelli.
Emmanuelle-Marie
13 Dicembre 2025 Matteo 17, 10-13
Tutti siamo sempre in attesa di un segno che ci aiuti a discernere qual è la cosa giusta da fare, ma molto spesso i segni che ci aspettiamo sono segni spettacolari, segni incontrovertibili, ma la verità è che i segni sono solo segni, e molto spesso ci lasciano talmente tanto liberi da poterli persino ignorare o bistrattare. C’è bisogno invece di una grande sensibilità interiore nell’accorgerci di ciò che il Signore ci manda come segno per indicarci la strada senza però mai sostituirsi alla nostra libertà.
L. M. Epicoco
12 Dicembre 2025 Matteo 11, 16-19
Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati: vale a dire vogliamo qualcosa dall’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.
Milan Kundera
Vorremmo essere graditi a Dio ma siamo molto più preoccupati di essere graditi agli uomini. Vorremmo essere santi ma senza convertirci. E avere una vita che fili via liscia senza problemi, facendo di Dio una specie di assicuratore. Smettiamola di fare come i bambini, prendiamo sul serio questo Dio che, solo, ci prende davvero sul serio. Il problema è che non abbiamo davvero il coraggio di convertirci per accogliere l’inaudito di Dio!
P. Curtaz
Giovanni Nicoli | 6 Luglio 2023