Scendiamo nel suo silenzio e da lui ci lasciamo istruire, lasciandoci raccontare ancora una volta la parabola del piccolo seme caduto nella terra, che non si chiude in pensieri di morte, ma si lascia abitare da passi di vita. 
 
Angelo Casati

IL SILENZIO DI MARIA IL SABATO SANTO

Quando finiscono le speranze, possiamo piangere amaramente come Pietro, possiamo toglierci di mezzo come Giuda, possiamo disinteressarci come Pilato.

Tutte queste possibilità stanno lì: o scappiamo o ci facciamo coinvolgere, ci bagniamo oppure teniamo gli abiti asciutti. Allo stesso tempo è possibile sperare. Non sappiamo quali forze ci possono aiutare in questa dimensione per avere fiducia nel mezzo della notte.

Questo è quanto celebra il Sabato Santo. Chi è protagonista è una donna. Una donna trafitta dal dolore che rimane, rimane ai piedi della croce, davanti al sepolcro poi.

A Maria di Nazareth non solo avevano tolto un figlio: le avevano strappato anche la fede. Lei credeva che suo figlio fosse divino, come d’altronde le era stato annunciato.

Sapeva che, nonostante tutte le vicende della vita di Gesù, la nascita di Gesù era stata molto singolare.

Ora, con la sua morte, tutto era rimasto in sospeso, sembrava tutta una illusione, il fondamento della sua vita si era sgretolato.

Cosa avrebbe combinato da quel momento in poi? Come avrebbe vissuto? Non è normale che a chi noi generiamo sopravviviamo. Il dolore che si sperimenta è talmente grande che sembra non lasci spazio a nient’altro.

In Maria però si rende possibile qualcosa d’altro: la fede semplicemente perché lei continua a credere. Un credere contro ogni speranza anche di ciò che avviene. Lei crede nelle promesse del Figlio.

Soffrì, sì, ma non cedette nemmeno quando tutte le prove dicevano che avrebbe dovuto desistere. L’Addolorata rappresenta l’umanità intera quando perde Dio.

Poco prima delle sue ultime ore Gesù aveva detto ai suoi discepoli che non li avrebbe lasciati orfani. Ma ormai nessuno di loro si ricorda di queste sue parole: solo Maria è memoria e memoriale di quanto aveva detto suo Figlio. Lei, con Giuseppe nei primi tempi, conservava tutto ciò che diceva Gesù nel suo cuore.

Maria le ha serbate nel suo cuore di Madre e, perciò, in quest’ora amara non dispera! Il dolore non le viene risparmiato, le viene risparmiata la disperazione.

Non si può vivere in stato di grazia e allo stesso tempo essere disperati.

La chiave è: serbare le parole di vita nel cuore. Questo ci fa resistere, con dignità, alla disgrazia.

Scendiamo nel suo silenzio e da lui ci lasciamo istruire, lasciandoci raccontare ancora una volta la parabola del piccolo seme caduto nella terra, che non si chiude in pensieri di morte, ma si lascia abitare da passi di vita. 
 
Angelo Casati

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

2 Novembre 2025 Giovanni 6, 37-40

La nostra vita non finisce con la morte. Entriamo in una nuova esistenza. E quell’esistenza – è la nostra speranza – sarà un’esperienza di Dio più completa rispetto a quanto ci permetta la nostra esistenza attuale. Ed è proprio questo che stiamo celebrando oggi. Nel mistero eucaristico celebriamo la morte e la resurrezione di Gesù e al tempo stesso la nostra stessa morte e la nostra stessa resurrezione. Stiamo celebrando ciò che siamo nel profondo, che siamo già dei risorti, anche se ancora non ci è manifesto.

Willigis Jäger

1 Novembre 2025 Matteo 5, 1-12a

Le beatitudini sono il manifesto della vera rivoluzione, di quella che comincia dal cuore.
Rivoluzione silenziosa che prima di cambiare le strutture cambia i cuori e le menti, cambia la visione delle cose.
Una rivoluzione interiore. Perché solo se cambiamo l’uomo dal di dentro potremo cambiare tutto ciò che è al suo esterno.
Rivoluzione non violenta che disarma ogni forma di sopraffazione, le beatitudini ci rimettono in piedi,
rialzano gli uomini e le donne oltre il loro scoraggiamento.
Ci rimettono in cammino. Sono la rivoluzione della tenerezza contro ogni forma di violenza.
M. Illiceto

Beati quelli che non vedono la vita in funzione del loro io,

ma il loro io in funzione della vita.

Hanno in dono la vita indistruttibile, quella di Dio che vive in loro.

E. Ronchi

31 Ottobre 2025 Luca 14, 1-6

Gli occhi della legge davanti a Gesù rimangono muti, perché la legge è senza la luce e la voce dell’amore e della vita. Gli occhi di Gesù e di coloro che credono alla vita e amano la vita non guardano la realtà e l’umanità alla luce della legge e dei precetti, ma alla luce della comprensione, della misericordia. (…) Chi ama non si alimenta di giudizio, ma di amore, non si alimenta di pregiudizio, ma di gratitudine.

P. Spoladore

Share This