Giovanni 17, 20-26
In quel tempo, [Gesù, alzati gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».
Il vangelo di Giovanni, e i capitoli centrali in particolare, sono un bolero musicale. Il bolero è una musica che su un tema ripetitivo cresce nel coinvolgimento di strumenti sempre nuovi e nelle tonalità e volumi che si accrescono. Il bolero è una musica di per sé fastidiosa, per chi non la comprende e non la ama e non la ascolta col cuore, una musica che diventa coinvolgente e travolgente se ascoltata con tutto noi stessi.
Il vangelo di Giovanni si presenta a noi con temi ricorrenti che crescono e che si fanno sempre più insistenti. Noiosi se non si colgono le sfumature nuove che subentrano continuamente in questa sinfonia di intenti.
Uno dei temi, delle sfumature, che arricchiscono la nostra vita nel vangelo di Giovanni è oggi il tema della preghiera: la preghiera di Gesù. Centrale in questa preghiera di Gesù, è il fatto che noi siamo nella sua preghiera. Non noi preghiamo Lui, ma Lui prega il Padre per noi. Questo diventa un invito a stare nella sua preghiera. A smettere di agitarci per dire tante preghiere, per aggiungere chiacchiere a chiacchiere, ma cominciare a sperimentare il fatto che nella preghiera antica di Gesù, dato che risale a 2000 anni fa, ci siamo già noi tutti. È preghiera antica, più antica di qualsiasi preghiera liturgica, di qualsiasi preghiera del messale, di qualsiasi preghiera popolare e non, rosariante o da crocifissi che sia. È preghiera antica ed è preghiera preziosa perché è preghiera di Gesù nella quale ci siamo tutti noi, noi che crediamo: “Non prego solo per questi – Padre -, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me”, cioè per noi.
Ed è in questa preghiera che noi possiamo essere uno. È per dono e per preghiera di Dio stesso che noi possiamo essere uno e, di conseguenza, il mondo possa credere perché in tal modo e solo in tal modo può conoscere l’amore.
Gesù prega per noi, per questo e solo per questo noi siamo dentro il rapporto stretto che Gesù ha con il Padre. Noi siamo nella preghiera di Gesù, siamo nella preghiera del Figlio, che non può escludere nessuno. Se escludesse qualcuno non sarebbe più preghiera e non sarebbe più la preghiera del Figlio. Perché la preghiera del Figlio è nel cuore del Padre che considera tutti figli. L’esclusione di uno dei suoi figli diventa esclusione dal nostro abitare nel cuore del Padre grazie alla preghiera di Gesù.
Dunque più che essere noi a pregare, siamo noi nella preghiera di Gesù. La preghiera non è atto religioso da compiersi dietro comandamento. La preghiera è atto di fede e di amore, che Dio in Gesù compie per noi. Infatti, Lui ci ha amati per primo, Lui ha pregato per noi per primo, Lui ci porta nel cuore amorevole del Padre. Gesù in noi prega perché possiamo credere in Lui grazie alla Parola, alla parola dei discepoli che ci sono fin d’allora.
Noi non abbiamo visto Gesù, l’abbiamo conosciuto attraverso la parola dei discepoli di tutti i tempi. Abbiamo visto e creduto che questa parola dà anche a noi il potere di diventare figli di Dio. Questa parola ci racconta la verità, la nostra verità, ci mette in comunione con noi stessi e con gli altri. Lei nella preghiera di Gesù ci rende uno nella nostra unicità e comunione.
Consacrati nella verità significa essere condotti a vivere la vita di figli nel Figlio, adottare il suo stile di vita, essere innestati in quella vigna che offre il frutto della vita a chiunque. Non è una verità statica, ma dinamica, una verità che ci spedisce nelle periferie del mondo che incontriamo ogni giorno, fatto di persone concrete, che sono quello che sono e non quello che noi vorremmo che fossero.
Locatelli
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
28 Dicembre 2025 Matteo 2, 13-15.19-23
Può sembrare uno scandalo, può sembrare il rovesciamento delle nostre logiche di forza, di potere, di successo, ma forse è questo il vero volto di Dio: un Dio che non sta fermo nei templi che gli abbiamo costruito, ma cammina con chi fugge, con chi dorme nelle tende o piange accanto alle macerie di una casa, o di una vita. E’ un Dio che non siede sui troni, ma è sulla strada e si nasconde tra le valigie, nei corridoi delle stazioni, tra le assi di un barcone, nei visi stanchi di chi non ha più casa. Un Dio insomma che è in tutti quei luoghi dove la vita si rifugia per non spegnersi.
L. Verdi
27 Dicembre 2025 Giovanni 20, 2-8
Arriva prima l’Amore, ma aspetta la Verità per entrare davvero nelle cose.
M. Epicoco
Nel Verbo fatto carne, Dio parla e ascolta, e la parola è il modo per rendere accessibile l’intimità. Possiamo e, per molti aspetti, dobbiamo accogliere ogni giorno il realismo dell’incarnazione, che si concretizza attraverso una cascata di verbi da cui la Liturgia della Parola di oggi sembra inondarci: udire, vedere, contemplare, toccare, testimoniare, annunciare, essere in comunione, correre, uscire insieme, credere: «perché la nostra gioia sia piena».
M. D. Semeraro
26 Dicembre 2025 Matteo 10, 17-22
Fare il bene può generare odio, accuse, dolore… persino morte ed è per questo che spesso è più comodo restare nelle “pantofole dell’indifferenza”, dove tutto appare tranquillo e nessuno ti disturba.
L. Vitali
Se superiamo una lettura doloristica del Vangelo ci accorgiamo che riceviamo una costante proposta di libertà: non è la sofferenza a donare grazia, ma è la grazia che permette di non naufragare anche quando arriva la sofferenza.
In questo senso essere testimoni di Gesù non significa fare catechismo alle persone che incontriamo (né stressarle perché facciano quello che a noi sembra opportuno), ma sprigionare la dolcezza del profumo di Vita Buona di cui siamo imbevuti perché chi ci sfiora ne odori la fragranza fino a riempirsi il cuore.
P. Lanza
Giovanni Nicoli | 5 Giugno 2025