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In viaggio: da La Verna ad Assisi … con Riccardo

da | 21 Novembre 2019 | Testimonianze

L’esperienza del partire per un cammino a piedi è sempre bella ed emozionante. Bella perché arriva dopo una lunga preparazione, dopo un tempo fatto di progetti, pensieri, prove, ripensamenti, perfezionamenti; emozionante perché è gravida di sentimenti, desideri, attese, incertezze, domande.
Essere pellegrini fa crescere la nostra umanità con l’esperienza concreta della strada e delle persone
C’è sempre quella domanda che ci si pone alla fine di un viaggio “pellegrino”. È successo per il viaggio a Santiago, succede anche per questo viaggio… come si fa a raccontarlo a parole? Come si fa a esprimere le emozioni belle che hai vissuto?
Camminare a piedi ti fa sperimentare che quanto si vede e si incontra sulla strada rimane scritto nella memoria come ricordo duraturo, perché si è presenti con tutto se stessi a ciò che si vive.
Cercherò di dire qualcosa sapendo che il molto rimane dentro ed è difficile esprimerlo.
Ho davanti a me il mio diario di viaggio, da La Verna ad Assisi, fine settembre inizio ottobre 2019, e cerco di trascrivere i sentimenti e le emozioni che ho cercare di catturare nel cammino.

REGONESI RICCARDO sci

Come premessa dico: il viaggio si prepara innanzitutto nel cuore; ciò che ti porti nel cuore è l’unico bagaglio a restare sempre con te. E io veramente ho cominciato con il cuore. Un grande amico spirituale mi ha dato lo spunto per il viaggio: ”Metti a fuoco”. Dallo “sfuocato” al “vedere bene”.

  • Mettere a fuoco il cuore.
  • Mettere a fuoco la mente.
  • Mettere a fuoco la bellezza delle cose, della vita e delle persone.
  • Mettere a fuoco la bellezza della fatica del camminare ogni giorno perché anche nella fatica c’è la sua bellezza.

Allora s. Francesco mi aiuti all’inizio di questo cammino a “rimettere a fuoco”.
Dedico questo cammino a me stesso, ai miei più cari amici, ai miei confratelli e alla parrocchia che mi ha accompagnato con la preghiera. Ringrazio il Signore di avermi dato ancora questa possibilità. Lo prego assieme a Maria e a s. Francesco di assistermi durante questo viaggio e, soprattutto, di aiutarmi a diventare migliore.

Io e l’amico Sabino, con cui abbiamo fatto il viaggio a Santiago de Compostela, siamo arrivati a destinazione domenica 29 a La Verna, luogo che incanta solo a vederlo… posto sulla cima di una montagna e luogo dove Francesco riceve le stigmate. Il nostro viaggio comincia con un viaggio nella vita di Francesco, attraverso questo luogo che ne ripropone il fascino. Ho provato forte emozione al vedere il suo giaciglio sulla nuda terra in una caverna . Abbiamo celebrato nel luogo dove Francesco ha ricevuto le stigmate. A cena dai frati cominciamo a conoscere e a farci conoscere dai pellegrini.
Dopo una buona cena, subito a nanna perché domani comincia il cammino. Dopo le lodi e la benedizione dei frati, siamo partiti con la nebbia e il freddo. Vedere La Verna avvolta dalla nebbia crea ancor di più atmosfera.

  • La prima tappa è La Verna – Valico di Viamaggio

Da Pieve di S. Stefano all’Eremo di Cerbaiolo; invece del sentiero in quota indicato, abbiamo percorso un tratto di asfalto e poi continuato per strada sterrata. L’Eremo è arroccato su pendici rocciose a 800 metri di altitudine; una costruzione articolata e piacevole da vedersi. Siamo arrivati all’ostello al Valico di Viamaggio senza soste intermedie. Anche oggi 26 km: come primo giorno non è male… Arrivati in questo ostello, una bella doccia e poi si prepara la cena aspettando il pellegrino Miguel, incontrato alla Pieve di S. Stefano e poi perso… Arriva per la cena… quattro chiacchiere e poi, stanchi, si va a dormire dopo aver riordinato la cucina.

  • 2a tappa: Valico di Viamaggio – Sansepolcro.

Partiamo carichi al mattino e imbocchiamo il segnale subito fuori casa… Da Viamaggio (9,8 km) inizia un tratto molto ripido e faticoso nel bosco. Un tempo, lungo questo tratto correva la “Linea Gotica”. Ci siamo ritrovati in mezzo ai boschi… senza più nessun segnale a indicare il cammino. Abbiamo camminato per circa 1 ora e 1/2 e poi, persi in mezzo ai boschi cercando dei segni, abbiamo sentito il rumore delle macchine presso il cammino. Siamo arrivati sull’asfalto, ma, ahimè, ci siamo ritrovati al punto di partenza… Qui comincia il difficile: tirare su il morale e ricominciare a camminare, non più lungo il sentiero ma sull’asfalto; 26 km, ciascuno con i suoi pensieri e pregando ogni tanto insieme. Arrivati a Sansepolcro non siamo riusciti a visitare la città come avremmo voluto. Abbiamo avvisato il Centro informazioni dei problemi di scarsa segnalazione. Spontaneo il confronto, in questi casi, con il Cammino di Santiago dove è impossibile perdersi.
Abbiamo celebrato la messa in una chiesa vicina. Cena e a letto con poche parole da dirsi; e ringraziando il Signore, perché “mettere a fuoco la bellezza anche nella fatica” ci fa sentire più vicini a s. Francesco: “quivi è perfetta letizia”.

  • 3a tappa Sansepolcro – Città di Castello (27 Km);

Dopo aver ben dormito riprendiamo il cammino dimenticando le fatiche e la frustrazione di ieri. Comincia un po’ di pioggia; ci copriamo e riprendiamo il cammino. Dopo una decina di km su strada asfaltata, attraverso le colture in pianura, abbiamo raggiunto Citerna, antico borgo medioevale (mt. 500) per ridiscendere poi a Monterchi (mt. 300),risalire a Burgne (mt. 500) e, dopo continui saliscendi, arrivare alla bellissima Città di Castello. Arriviamo appena in tempo, prima che si scateni l’universo.
Come sempre, alla fine della giornata un grazie perché tutto è andato bene. Non son mai mancati nel cammino la preghiera personale, il rosario quando la strada era pianeggiante e la messa alla fine di ogni giornata.
Devo dire, dopo la terza tappa, che questo cammino è faticoso, veramente un cammino francescano. Quante volte, camminando, pensavo a frate Francesco … come avrà fatto quel “benedetto uomo di Dio”! Poche distrazioni, pochi pellegrini con cui condividere il viaggio, pochi posti di ristoro, poche fonti di acqua. Un cammino di solitudine, io davanti in discesa e ultimo in salita. Con il mio compagno di viaggio ci guardavamo a distanza. Cominciano per il mio compagno i problemi ai piedi; piedi massacrati dalle vesciche, che rendono ancor più lento il cammino.
Pensavo che, dopo aver fatto Santiago, tutto sarebbe stato più facile; invece devi sempre ricominciare perché ogni cammino porta con se le sue difficoltà concrete, ma anche umane e spirituali.

  • 4a tappa: Città di Castello – Pietralunga

Ristorati bene, si parte pronti per la tappa più lunga: 30km. Dalla finestra dell’ostello il tempo sembra tenere. Invece, un temporale pauroso accoglie i nostri primi passi. Ci siamo riparati dentro un bar; qui ci hanno consigliato di aspettare perché il tragitto da percorrere era in mezzo ai boschi… Abbiamo accolto volentieri il suggerimento. Vado con il pensiero a Santiago, dove nessuna pioggia mi faceva paura. Mi sembra che quell’adrenalina che a Santiago pompava nel cuore qui mi manchi! Si avrebbe sempre voglia di raccontare grandi imprese, e dire invece che qui non ci sei riuscito costa fatica.
Aspettiamo e intanto “portiamo avanti i lavori” … celebriamo l’eucaristia; anzi la celebriamo tra le gente perché il parroco ci ha guardati dall’alto in basso. Pazienza!
Verso le 10 la pioggia comincia a diminuire e, avvolti nella mantella, ci incamminiamo verso la strada principale lasciando i campi, che sono impraticabili.
Abbiamo camminato per un po’, ma vedendo che la pioggia riprendeva con forza e ancora mancavano una decina di km, abbiamo deciso di prendere il pullman che ci è passato proprio davanti… l’abbiamo interpretato come un segno “piovuto” dall’alto.
A Pietralunga, dopo aver lasciato gli zaini all’ostello e riposato un poco, abbiamo visitato la bella città medievale. Abbiamo ritrovato alcuni amici pellegrini e, dopo la messa celebrata in parrocchia, abbiamo cenato assieme. È stato bello ritrovarci e raccontarci le fatiche e i dolori del viaggio.

  • 5a tappa Pietralunga – Gubbio

Bisogna riposare bene per ripartire di buon animo, e così è stato. Giornata solare e bella fin dal primo mattino. Godi della natura con i suoi colori, un cielo terso di un azzurro intenso, un’aria frizzante che ti dona respiro nel cammino. Anche in questo cammino dobbiamo premunirci di acqua perché poche sono le fontane. Siamo arrivati a Gubbio. Solo al vederla ci si riempie il cuore. Il teatro romano ci ha dato il benvenuto. Abbiamo attraversato il centro storico ricco di stupendi palazzi, chiese e costruzioni.
È bello avere il tempo e visitare questi bei luoghi e anche per scrivere cartoline a tanti amici cari che nel cammino ho portato nel cuore. Usanza persa, ma a me tanto cara!!
Arriviamo a Gubbio proprio nel giorno di S. Francesco. Abbiamo celebrato nella cattedrale con il vescovo, Mons. Luciano Paolucci Bedini.
Non si può passare da Gubbio senza vedere “la Fontana dei Matti”.
Si trova nel centro di Gubbio ed è la fontana che vi permette di prendere una speciale Patente. Per prendere la Patente da Matto, dovete compiere quindi tre giri intorno alla Fontana del Bergello ma, attenzione, dovrete farlo esclusivamente alla presenza di un eugubino doc. Mi è mancato solo un eugubino doc, poi tutti i requisiti li avevo per guadagnarmi la patente.
Finita la giornata in bellezza con un’abbondante cena del pellegrino, niente di più ti attrae se non un bel letto per dormire.

  • Penultima tappa Gubbio – Biscina (22Km)

Partiamo carichi degli zaini sulle nostre spalle e del cammino accumulato, ma come attirati dalla meta che si fa più vicina. Come si fa a non “rendere grazie” per tutto quello che abbiamo visto e contemplato nella natura? Posso dire che “mettere a fuoco” è stato il “toccasana” di questi giorni. La preghiera ci è stata sempre compagna di viaggio. Il cammino è faticoso di suo; le molte salite a me mettono una certa ansia … e la fatica si raddoppia. Nel cammino abbiamo trovato gli “hospitaleiros” – come a Santiago – nell’Eremo di S. Pietro in Vigneto. Accolti veramente come pellegrini, ristorati con quello che avevano, con loro abbiamo celebrato la messa.
Paesaggio da incanto sempre in mezzo alla natura. Il tempo, per fortuna, “sta su”: nuvoloso, ma nessuna pioggia, altrimenti non saremmo mai riusciti ad arrivare all’ostello. Abbiamo visto la chiesa di Caprignone, ma solo da fuori perché chiusa. Come sempre, si parte carichi e sereni, poi la giornata si incarica di parati davanti le sue difficoltà … Oggi – devo dire – è stata dura. Ad un certo punto, davanti ad una salita che non finiva più, il mio amico ha preso, secondo me, il passo giusto e se n’è andato; io ho gettato la zaino per terra e ho detto “basta”… Poi il silenzio del bosco mi a riportato alla riflessione e ripreso a pensare e pregare. «Signore, mentre attraverso il bosco, in un percorso fatto di salite, discese e altri ostacoli; quando mi fermo per riprendere fiato e mi prende la delusione di non aver tanta forza per superare questa piccole fatiche… so bene che la fede non rende diverso il sentiero, ma so anche che il cammino della vita non si attraversa mai da soli, c’è sempre qualcuno che accompagna e ti ridona fiducia: sii tu per me questo Qualcuno”
Un po’ il piccolo riposo nei boschi, un po’ l’esercizio di “mettere a fuoco”, ho ripreso lo zaino in spalla e sono arrivato stanco alla meta. Arriviamo all’agriturismo, dove sostiamo oggi, verso le 14. Siamo molto vicini al Castello di Biscina. Alloggiamo in un appartamento ben arredato. Nel pomeriggio un po’ di riposo, il bucato e visita al grande Castello di Biscina, in parte ristrutturato. Dopo cena, poche parole. Accendiamo il camino per asciugare i panni lavati e finisce che ci addormentiamo vicino al fuoco mentre ripassano alla mente le immagini della giornata: i boschi…i sentieri… a volte più faticosi e impegnativi del previsto, con qualche arrabbiatura e frustrazione in più. Ma tutto, a fine giornata, trovava la propria ricompensa nel considerare dove mi avevano portate le fatiche affrontate, i posti che avevo visto, i momenti di preghiera e di riflessione che la solitudine mi aveva concesso, le persone che avevo incontrato. Veramente come dice il Vangelo: “ad ogni giorno basta la sua pena”.

  • Ultima Tappa : ASSISI

Oggi arriviamo ad Assisi, la meta del cammino (30 km). Partiamo alle 7:00 dopo una buona colazione; è una giornata limpida e senza vento. Abbiamo percorso boschi di querce, sentieri con qualche strappo in salita (essendo le ultime salite le fai con più coraggio) e, purtroppo, anche un bel po’ di strada asfaltata. Ci sono ancora alcuni tratti dove il sentiero è ripido e le segnalazioni sono scarse (si narra di qualche “simpaticone” che si diverte a cancellare i segnali). Dopo circa 10 km, a Valfabbrica, ci siamo riposati. Senza molti dislivelli importanti siamo giunti agevolmente (verso le 14) ad Assisi. Come a Santiago dal Monte Gozo vedi le Guglie, ma ci sono ancora un bel po’ di km prima di arrivare, così anche Assisi la vedi da lontano, ti si rianima il cuore e ti sgorga spontaneo il salmo 121:

Quale gioia, quando mi dissero: 
“Andremo alla casa del Signore!”.


Già sono fermi i nostri piedi
  alle tue porte Gerusalemme!


Percorriamo gli ultimi 3-4 km per strade di campagna. Ci fermiamo per riposare e un anziano preso da compassione ci accompagna fino a S. Maria degli Angeli. Subito la prima preghiera di ringraziamento del viaggio alla Porziuncola, la piccola cappella dove pregava Francesco e dove morì.
Raggiungiamo Assisi in bus, per evitare i 4 km di asfalto.
Vedendo Assisi subito ti si riempie il cuore di gioia e commozione. Forse non scoppi in lacrime come dopo le centinaia di km a Santiago, ma contemplando la Basilica senti forte l’emozione e il ringraziamento che sale dal cuore. Ad Assisi sono rimasto solo perché il mio compagno di viaggio subito ha fatto ritorno a casa.
Ad Assisi subito comincia un altro viaggio, quello dentro nel cuore … con il bagaglio, come dicevo all’inizio, che è sempre con te. Questi giorni ad Assisi sono stati intensi, fatti di preghiera e silenzio, da una chiesa all’altra, che ad Assisi non mancano.
Ho pregato in s. Damiano, con le monache di S. Chiara, nella Basilica di s. Francesco, sulla tomba di S. Francesco… luogo bello e silenzioso che invita alla preghiera.

Ma come tutte le cose belle, anche questi bei giorni sono giunti alla fine e dopo aver rivisto il viaggio c’è il ritorno a casa, portando nel cuore questa bella esperienza del cammino. I doni ricevuti e le emozioni provate in maniera diretta sono delle sorprese che scavano in profondità. Il piede adesso è pronto per un nuovo passo, sulla strada della quotidianità. Il mio passo e quello di San Francesco mi aiutino ogni giorno ad avere occhi nuovi.

Riccardo

 

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Argomenti: Testimonianze
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